Cronaca Pozzallo 02/06/2014 11:33 Notizia letta: 1457 volte

Arrestato scafista reo confesso

E chiede lo sconto
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Pozzallo -  “Sono io il capitano e loro sono il mio equipaggio. Adesso, però, voglio uno sconto di pena”. È reo confesso il nocchiero del peschereccio attraccato a Pozzallo dopo essere stato ombreggiato da un pattugliatore maltese fino a quando non è giunta la Guardia costiera di Pozzallo per scortarlo fino al Porto della cittadina balenare. Dopo ore di interrogatorio, alla presenza del suo legale, ha vuotato il sacco, mentre i componenti dell’equipaggio hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Tutti sono accusati di essersi associati con altri soggetti in Libia per trarre ingiusto e ingente profitto con l'ingresso clandestino in Italia di 205 cittadini stranieri, prevalentemente di nazionalità eritrea, con l’aggravante di averli esposti a pericolo di vita e di averli sottoposti a trattamento inumano e degradante.

Gli scafisti in manette, tutti tunisini, sono il 22enne Abdel Aziz Abaki, Aymen Shelling, 20 anni, Majdi Bel Gasem, 26 anni, Tawfik Beleid, 45 anni, e il 24enne Hafedh Hussein. Si trovano al carcere di Ragusa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Con loro sale a 50 il numero di arresti di scafisti effettuato nel 2014 dalla polizia giudiziaria iblea coordinata dalla Squadra Mobile di Ragusa.

Se lo sbarco è avvenuto con modalità che non si riproponevano da tempo, in quanto con l’operazione Mare Nostrum generalmente gli immigrati sono presi a bordo delle navi italiane, mentre in questo sbarco il peschereccio è giunto scortato fino a Pozzallo, si ripresentano identiche le testimonianze di chi ha vissuto un calvario in Libia prima di potere partire alla volta dell’Italia.

Gli immigrati, prima dell’imbarco, hanno subito violenze in capannoni che fungono da campi di concentramento, vigilati a vista da gente armata. Vi sono dovuti rimanere circa una settimana prima di potere salire a bordo del natante e partire per mare.

“Abbiamo pagato due volte – hanno detto gli immigrati agli inquirenti – prima dall’Eritrea alla Libia e poi il viaggio per l’Italia”. Hanno dovuto sborsare due trance da 1.650 dollari. L’organizzazione ha incassato per questa traversata 350mila dollari. Anche in questo caso, come nei precedenti, i passeggeri erano stati informati che sarebbero stati soccorsi in mare dall’Italia.

L’attività di indagine non si arresta. È concentrata in particolare sugli ultimi due sbarchi a Pozzallo, quello di un mercantile con 240 immigrati e di una nave militare con a bordo 460 cittadini stranieri. 

Valentina Raffa
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