Attualità Santa Croce Camerina 05/06/2014 17:08 Notizia letta: 5970 volte

Inno alla demolizione della caserma di Punta Secca

Storia di un rudere
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Santa Croce Camerina -  Molte cose mi sfuggono: sopporto la tara di neuroni deboli e sconnessi. Ma le cose della politica mi sfuggono sempre e tutte.

La più recente vicenda che ai miei occhi non si spiega – ma certamente sarà chiara a chi di politica se ne intende, ovvero i colleghi più bravi e preparati di me e, ca va sans dire, i politici stessi – è quella dell’abbattimento della caserma della Guardia di Finanza a Punta Secca.

Il sindaco della “Città del Sole” ha deciso di abbattere quanto rimaneva – dopo decenni di abbandono – della caserma in riva al mare, proprio accanto al faro e, per chi ha conosciuto la ridente borgata marinara solo per il tramite del celebre sceneggiato, anche vicina alla “Casa di Montalbano”. Un rudere, si è visto bene. Pericoloso e sporco, verosimilmente inutilizzabile. Insomma, a mio modestissimo parere, la dottoressa Iurato primo cittadino santocrocese ha fatto benissimo ad abbattere la vecchia caserma (priva di alcun pregio architettonico o culturale) e trasformare, in meglio, la passeggiata al mare di Punta Secca.

Ciononostante, le polemiche seguite all’abbattimento della caserma abbandonata sono state tantissime, sui giornali, cartacei ed online, sulle televisioni, sui social network. Alcuni a difendere l’operato della Iurato e moltissimi a criticarla. Si è scritto anche di eventuali denunce.

A questo punto mi chiedo e chiedo ai quattro miei lettori di RagusaNew, in cosa consiste la differenza tra l’operato della Iurato immediatamente censurato e l’operato del suo già collega Emanuele Dipasquale sindaco di Ragusa che ora sono tre anni fa fece esattamente la stessa cosa: abbattere un rudere per abbellire e rendere migliore la borgata marinara? Nel caso di Dipasquale, oggi deputato regionale, si trattata di un vecchio immobile adibito a mercato del pesce, la cosiddetta “Camperia” che, una volta demolito, ha consentito di allargare la piazza Torre a Mazzarelli, quella che gli italiani chiamano Marina di Ragusa?

L’intervento di Dipasquale venne salutato da una ovazione consenziente di cittadini, anche non ragusani, che videro nella demolizione della Camperia il decisionismo di un sindaco che operava per il bene. Un gruppo minuscolo ritenne quello di Mazzarelli un intervento sbagliato, ma nessuno fece cenno a denunce o condanne anche solo morali.

Episodi simili ed esiti molto diversi. Forse il tempo trascorso? Forse la maggiore o minore confidenza con gli organi di stampa? Non saprei, ma sono certo che la eventuale (e non fondamentale) risposta potrei trovarla questa estate passeggiando “A Sicca” nel nuovo, aperto, arieggiato lungomare.

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Saro Distefano
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