Cronaca Pozzallo 05/06/2014 10:46 Notizia letta: 3272 volte

A Pozzallo, lo sbarco dei pregiudicati

Molti con precedenti penali
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Pozzallo -  È stato battezzato come lo “sbarco dei pregiudicati”. Tra i 287 immigrati giunti il 1° giugno sulle coste di Pozzallo, infatti, diversi maghrebini hanno precedenti penali. C’erano persino due spacciatori marocchini, uno dei quali deve scontare quasi 7 anni di carcere per armi e droga, fuggito in Marocco proprio per questo. “Non credevo che in mezzo a tutti gli altri mi avreste trovato” – ha dichiarato alla polizia giudiziaria coordinata dalla Squadra mobile di Ragusa -.

Grazie al prelievo e all’esame delle impronte digitali agli ospiti del Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo effettuati dalla polizia scientifica, sono saltati fuori ben 10 soggetti che risultavano già stati in Italia e con precedenti. Due di questi erano addirittura destinatari di ordini di cattura per la carcerazione. Gli arrestati, compreso lo scafista, si trovano adesso nella casa circondariale di Ragusa a disposizione dell’autorità giudiziaria.

A essere finito in manette è Younes Melouesi, marocchino, 28 anni, destinatario dell’ordine di carcerazione per la cattura emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di La Spezia in quanto ha commesso in Italia, per la precisione in Lombardia, in Liguria e in regioni limitrofe, i reati di traffico di sostanze stupefacenti e possesso di armi. Dovrà scontare la pena di 6 anni e 4 mesi di carcere in quanto la sentenza è già passata in giudicato. È lui il giovane che provava a confondersi con gli immigrati e che non pensava di potere essere sgamato dalla polizia giudiziaria.

C’è, poi, il marocchino Majed Rashedin, 23 anni, destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Lucca in quanto facente parte di associazione criminale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante nel territorio di Viareggio.

È reo confesso lo scafista, Fitouri Jelabi, 26enne tunisino, accusato di essersi associato con altri soggetti in Libia per trarre ingiusto e ingente profitto con l'ingresso clandestino in territorio italiano di 266 cittadini stranieri, provenienti prevalentemente dalla Siria, tra cui parecchi minori, con l’aggravante di averli esposti a pericolo di vita e di averli sottoposti a trattamento inumano e degradante.

Come in casi precedenti, si tratta di un giovane del posto, che ha incassato una parte irrisoria rispetto ai circa 400mila euro bottino dell’organizzazione criminale a monte del viaggio della speranza.

“Mio padre ha 9 figli, di cui uno disabile. Mi ha chiesto di andare in Italia per trovare lavoro e portare denaro a casa – ha detto Jelabi agli inquirenti -. Non avevo disponibilità economica per pagare il viaggio ai libici, quindi mi sono offerto di condurre l’imbarcazione per 1.000 dollari. Giunto in Libia ho preso contatti con gli organizzatori e ho accettato la proposta e stabilito con il mio contatto che non avrei pagato nessuna somma per la traversata in mare e che, anzi, a conclusione del viaggio, avrei avuto il mio guadagno”.

Ogni immigrato ha pagato in media 1.300 dollari, anche se i siriani hanno pagato molto di più rispetto agli altri. Il viaggio è la fotocopia di quelli registrati finora, con gente armata che sorveglia a vista gli immigrati in capannoni che fungono da campi di concentramento prima dell’imbarco. Qui avvengono barbarie e violenze.

Valentina Raffa