Cronaca Scicli 07/06/2014 10:13 Notizia letta: 19375 volte

Scicli, la cosca dei netturbini, nella terra di Montalbano

Cinque arresti
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Scicli - Innocui netturbini, in realtà erano ai vertici di "una pericolosa cosca della mafia siciliana". E' l'accusa contestata a cinque operatori ecologici, ritenuti capi e luogotenenti del clan, arrestati da carabinieri del comando provinciale di Ragusa. Sono tutti dipendenti della stessa ditta, della quale secondo l'accusa "avevano di fatto preso il controllo", incaricata della raccolta di rifiuti urbani per il Comune di Scicli.

Il provvedimento restrittivo è stato emesso su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania e ipotizza i reti di associazione mafiosa, estorsioni, truffe e violenze private e furto aggravato.

Operazione "Eco"

Arrestati Franco Mormina, 45 anni, suo figlio Ignazio, 26 anni, e suo fratello Gianni, 46, Ugo Lutri, di 54 anni, mentre l´ordine di custodia cautelare è stato notificato in carcere a Giacomo Fidone, di 45 anni.

Il capo clan è Franco Mormina, che, secondo il rapporto dei carabinieri di Ragusa, "è stato in grado di farsi, prima, assumere come netturbino a tempo determinato, poi di ottenere un contratto a tempo indeterminato e infine di avere ben tre promozioni al livello superiore, con conseguenti aumenti di stipendi" e di "assumere di fatto il ruolo di capocantiere nell´azienda, impedendo alle persone, di volta in volta, designate dalla dirigenza di svolgere le proprie mansioni di coordinamento e controllo sulle attività di raccolta rifiuti servendosi di ripetute violenze, minacce e atti intimidatori". 

L´uomo avrebbe anche imposto l´assunzione di quattro persone, suoi parenti o amici. Il gruppo avrebbe preso di mira la ditta di raccolta rifiuti per la quale lavoravano, la Ecoseib di Giuseppe Busso, di Giarratana, truffandola anche nelle spese per i carburanti dei mezzi, procurando un danno mensile di circa 15mila euro.

La cosca "approfittando dell´assenza di sodalizi concorrenti ormai decimati da precedenti inchieste giudiziarie e forte dei legami con esponenti delle famiglie mafiose Catanesi", si stava "insediando nel tessuto socio-economico di Scicli per assumere il predominio delle attività criminali nel territorio e infiltrarsi nelle attività d´impresa, attraverso violenze e pesanti intimidazioni".

 

Ricorrenti telefonate con minacce di morte, recapito di proiettili, contenitori di benzina collocati davanti le aziende che subivano anche furti e danneggiamenti di veicoli sui quali venivano lasciati topi morti.

 

Altre sei persone sono indagate in stato di libertà. 

 

Redazione
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