Lettere in redazione Liberi Consorzi 10/06/2014 00:16 Notizia letta: 2288 volte

Dal blasone perduto alle sfide per il cambiamento

Ci scrive l’ex senatore Scivoletto
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Modica -  A più di due mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge regionale istitutiva dei Liberi Consorzi Comunali (n. 8/2014) è possibile tracciare un primo bilancio relativo al ruolo svolto sia dalla Regione che dai Comuni siciliani.

         Per quanto riguarda la Regione, va denunciato il fatto che l’Assessore regionale per le Autonomie locali e per la Funzione pubblica non ha ancora emanato il Decreto con cui vengono fissati i criteri sulla base dei quali saranno definiti i servizi e le funzioni oggetto di accorpamento, nonostante il comma 5 dell’art. 1 della Legge ne preveda l’approvazione entro 30 giorni dall’entrata in vigore della nuova normativa e cioè entro il 27 aprile 2014. Sono stati bruciati in questo modo oltre 40 giorni sui previsti 180 per l’attuazione di una così importante legge di riforma. Grave inadempienza che dimostra non solo l’approccio propagandistico e strumentale del Governo regionale al tema della soppressione delle province e dell’istituzione dei Liberi Consorzi, ma alimenta la vecchia cultura della proroga e del rinvio, funzionale a chi non vuole – o non sa – cambiare nulla.

          Quanto ai Comuni, tra indifferenza, silenzi e proposte balzane si rischia di sciupare, almeno per quel che riguarda l’ex provincia di Ragusa, la grande occasione offerta dalla Legge di ripensare gli ambiti territoriali in funzione dei progetti di sviluppo e degli obiettivi di crescita sostenibile. A Modica, ad esempio, l’attenzione è stata da subito dirottata, per responsabilità del Sindaco e soci, su improbabili perimetrazioni geografiche, senza considerare gli orientamenti reali di tutte le comunità coinvolte e gli interessi strategici da perseguire. In un’era globalizzata, dov’è più forte che mai la competitività tra i territori, questi indomiti alfieri del “nuovo” hanno trovato molto originale ricalcare il perimetro dell’istituendo Libero Consorzio su quello della Diocesi netina, denominandolo Libero Consorzio del Val di Noto. Sarebbe più corretto ribattezzarlo Libero Consorzio della Diocesi di Noto, dato che – come tutti sappiamo – il Val di Noto comprende numerose altre città iblee. Anche Ragusa.

          Eppure la Legge regionale, nonostante le sue criticità strutturali, indica chiaramente la strada da seguire per l’istituzione dei Liberi Consorzi Comunali assegnando loro “funzioni di governo di area vasta” e “funzioni di coordinamento, pianificazione, programmazione e controllo in materia territoriale, ambientale, di trasporti e di sviluppo economico”. Su questa base, ad esempio, il Consiglio Comunale di Gela, città di oltre 75 mila abitanti, ha deliberato all’unanimità, il 28 maggio 2014, di uscire dalla provincia di Caltanissetta e di aderire al Libero Consorzio di Catania (con oltre un milione di abitanti) promuovendo entro il 15 luglio il referendum confermativo. A Modica, viceversa, siamo ancora in stallo, fermi alle mozioni d’indirizzo e all’inseguimento di Comuni (da Avola, il più popoloso, con 31.342 abitanti, a Cassaro con 833 abitanti) in vista della formazione di un minuscolo Libero Consorzio, purché con Modica Comune capofila, che se realizzato produrrebbe, come avanzata frontiera di sviluppo, la presenza di qualche impiegato in più negli uffici del Comune capofila, proveniente dagli apparati delle vecchie province di Ragusa e Siracusa. E tutto ciò per responsabilità di chi, agitando fantasmi del passato alla ricerca del “blasone perduto”, non fa altro che recare ulteriore danno e tracciare un futuro incerto per la città. 

          Ebbene: se facciamo riferimento alle specifiche funzioni dei Liberi Consorzi previste dalla legge, come si fa a coordinare, pianificare e programmare la crescita del nostro territorio separandoci da Comuni come Ragusa, Comiso, Vittoria, Chiaramonte Gulfi, S. Croce Camerina che insieme con Modica, Scicli, Pozzallo, Ispica e gli altri Comuni dell’ex provincia iblea hanno costruito da decenni un modello di sviluppo che, pur condividendo con il resto d’Italia una crisi economica senza precedenti, rappresenta ancora un punto di riferimento in Sicilia e nell’intero Mezzogiorno?

        In questo contesto bisognerebbe prestare la massima attenzione anche a quanto previsto dal comma 1 dell’art. 10 della legge 8/2014, che recita testualmente: “Con la legge istitutiva di cui al comma 6 dell’ articolo 2 sono ridefinite le funzioni da attribuire ai Liberi Consorzi, alle Città metropolitane, ai Comuni, alla Regione o agli enti regionali.”

        Tutti i Comuni siciliani, a partire dai Comuni della nostra ex Provincia e dall’ANCI Sicilia, dovrebbero sfruttare l’occasione  dei Liberi Consorzi per intestarsi, al più presto, una battaglia di portata storica. Attraverso la ridefinizione delle funzioni e la piena attuazione del Titolo IV della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 concernente il conferimento di funzioni agli enti locali, si possono finalmente smantellare il centralismo regionale e la malaburocrazia e attuare il più grande trasferimento possibile di competenze e di risorse (in materia di agricoltura, turismo, beni culturali, etc.) dalla Regione ai Comuni e ai Liberi Consorzi Comunali.

       Proprio perché la legge ce lo consente, dovremmo puntare ora più che mai a espandere, non a restringere, i confini dell’ex provincia di Ragusa e del “sistema” ibleo compiendo un tentativo di sintesi unitaria delle diverse proposte in campo. Questa è la vera innovazione e la vera sfida.

Attiviamoci per coinvolgere:

-       gli altri Comuni oggetto del riconoscimento UNESCO nel 2002 (Noto, Palazzolo Acreide, Caltagirone)

-       i Comuni limitrofi che per legami storici o convergenze progettuali vogliono liberamente aderire (Rosolini, Pachino, Avola, Mazzarrone, Licodia Eubea)

-       i Comuni compresi nel Parco Nazionale degli Iblei (Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Giarratana, Buccheri, Ferla, Cassaro, Buscemi, Canicattini Bagni, Vizzini)

Immaginiamo un Libero Consorzio Comunale che comprenda:

-       il distretto zootecnico più rinomato della Sicilia, a partire da Modica e Ragusa;

-       il bacino serricolo più grande d’Italia, da Vittoria a Pachino;

-       le produzioni agricole e agroalimentari oggetto di riconoscimenti comunitari: l’olio Monti Iblei DOP, il formaggio Ragusano DOP, il Cerasuolo di Vittoria DOCG, la carota di Ispica IGP, il pomodoro di Pachino IGP, l’uva da tavola di Mazzarrone IGP;

-       le produzioni agricole tipiche e rinomate, dalla mandorla “pizzuta” di Avola in attesa dell’IGP alla cipolla di Giarratana, all’origano di Monterosso Almo;

-       le eccellenze artigianali: dal cioccolato di Modica prossimo al riconoscimento comunitario dell’IGP  alla ceramica di Caltagirone, ai marmi di Comiso;

-       i centri storici Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO;

-       il Parco Nazionale degli Iblei, con Monte Lauro e i Comuni montani che configurano un contesto naturalistico e urbanistico di straordinaria bellezza;

-       il paesaggio rurale ibleo con i carrubi, i muri a secco, le masserie e le ville signorili;

-       le testimonianze suggestive di archeologia industriale, come la Fornace Penna di Sampieri;

-       le infrastrutture moderne come l’aeroporto di Comiso, il Porto di Pozzallo, l’autostrada Siracusa-Rosolini-Modica-Gela, la superstrada Ragusa-Catania, l’autoporto di Vittoria, il porto turistico di Marina di Ragusa e l’intercity Modica-Gela annunciato dal presidente Crocetta nel corso della cerimonia di reintitolazione dell’aeroporto di Comiso a Pio La Torre.

       Un siffatto Libero Consorzio conquisterebbe in Sicilia il primato per qualità, eccellenze, luoghi del cuore e della memoria, integrazione tra sistema produttivo, turismo e infrastrutture, in un itinerario suggestivo che dal mare sale fino alle cime più alte dei Monti Iblei.

       A nessuno sfugge, tantomeno allo scrivente, la complessità di un simile percorso, ma certamente è meno difficile vincere la sfida puntando su un progetto inclusivo e competitivo di alto profilo economico, sociale, ambientale e culturale, anziché insistere su ipotesi affette da nanismo istituzionale e funzionale, destinate peraltro al fallimento perché non condivise sostanzialmente nemmeno dai Comuni del comprensorio modicano, senza i quali viene a mancare il vincolo normativo della continuità territoriale.

Insistere quindi, come fa il Sindaco di Modica, su un Libero Consorzio che non si realizzerà, illudendo deliberatamente e cinicamente i Modicani in buona fede, solo per una furbesca campagna di vittimismo e di autopromozione propagandistica; rinunciare a un nuovo patto di solidarietà e di pari dignità fra tutti i Comuni dell’ex provincia di Ragusa e, cosa più grave, alla battaglia per le sorti del Tribunale di Modica, come dimostra la sua assenza all’incontro con il Ministro della Giustizia Orlando e il presidente Crocetta a Comiso; portare avanti una strategia di divisione, orientata alla frantumazione delle identità produttive e culturali degli Iblei, l’insieme di tutte queste azioni arrecherà un danno irreversibile alla città di Modica, condannandola all’isolamento e al declino.

        Si rifletta infine su un’altra circostanza di grande importanza che riguarda la Prefettura. Nel Programma per una nuova Pubblica Amministrazione, il governo Renzi vuole - non riformare l’istituzione prefettizia - bensì ridurre da 103 a 40 le Prefetture, che rimarrebbero nei capoluoghi di Regione e nelle zone più strategiche per la criminalità organizzata. Nel Consiglio dei Ministri del 13 giugno prossimo dovrebbe essere approvato, secondo notizie stampa, il relativo disegno di legge. Ebbene, nel momento in cui il Governo nazionale intende procedere a questa drastica riduzione, ci si rende conto o no che agitarsi per dividere e sfasciare una provincia piccola come la nostra, significherebbe rendere più difficile la battaglia per mantenere in vita la Prefettura di Ragusa e per impedire il probabile accorpamento con altre Prefetture? La soppressione della Prefettura di Ragusa (che appartiene non solo alla città di Ragusa, ma a tutti i Comuni della nostra ex provincia) sarebbe un durissimo colpo all’intera comunità iblea in termini di presidi della legalità e presenza dello Stato.

       Auspichiamo che al più presto si metta fine al gioco perverso delle divisioni e che si determini un fronte compatto di tutte le forze che hanno a cuore il destino delle nostre popolazioni. Senza unità abbiamo tutto da perdere.

Concetto Scivoletto
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