Attualità Ragusa 18/06/2014 15:45 Notizia letta: 2732 volte

Gli oleandri, sulla Ragusa-Marina di Ragusa

Ma una cosa è potare, un’altra è capitozzare
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Ragusa -  Qualche decina di segnalazioni verso chi scrive, ovvero l’ultimo dei giornalisti di Ragusa. Immagino quante, migliaia, saranno giunte ai colleghi ben più capaci. All’oggetto il taglio “brutale” delle piante di oleandro che fanno da spartitraffico (ovviamente insieme alle barriere metalliche, i cosiddetti guardrail) lungo la “piccola autostrada”, ovvero il tratto iniziale di qualche chilometro della strada provinciale Ragusa-Marina di Ragusa.

Da giorni una squadra di operai sta procedendo con quella che per molti si potrebbe definire “potatura” delle piante, per chi ha una pur minima conoscenza di pratiche giardiniere si tratta invece di una vera e propria “capitozzatura”, insomma una potata radicale, quale alla base della pianta della quale si vogliono ridurre le dimensioni.

Riduzione delle dimensioni che è cosa buona e giusta: le piante, durante il periodo di forte sviluppo vegetativo annuale, ovvero la primavera inoltrata, avevano raggiunto dimensioni eccessive, tanto da restringere la carreggiata della più trafficata strada della provincia di Ragusa. Un pericolo da eliminare. La potatura serve proprio a questo (nel giardinaggio serve anche a rinforzare le piante, secondo le necessità ed esigenze).

Ma una cosa è potare, tutt’altra è capitozzare (e, aggiungiamo noi che di giardinaggio comprendiamo pochissimo, farlo fuori stagione, con le piante in piena fioritura, ma potremmo anche aver scritto una sciocchezza).

Le segnalazioni, almeno quelle giunte a chi scrive, fanno molta leva sul fatto che le piante di nerium oleander erano, già da qualche settimana, uno spettacoloso e profumatissimo segmento verde in una zona industriale – quale è quella ragusana – vasta quanto, diciamolo senza offendere nessuno, invero molto squallida.

Verosimilmente si sarebbe potuto provvedere prima, auspicabilmente le piante, appartenenti ad una specie arbustiva molto rustica, sopravviveranno alla recente operazione di capitozzatura, certamente è da apprezzare come in molti tra i disillusi cittadini iblei abbiano avuto la sensibilità di segnalare l’accadimento, generando – almeno in chi scrive – la fondata speranza che non tutto è menefreghismo verso il bene (?) pubblico, non tutti siamo disposti a girare la testa altrove per non vedere il costruendo chalet a Randello e i “capannoni agricoli” (che però tanto somigliano a delle villette) a poche centinaia di metri dal Castello di Donnafugata.

Saro Distefano