Attualità Ragusa

Il Codice da Vinci della commissaria Floreno

I libri sul tavolo
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Ragusa - Sulla pagina della Provincia di Ragusa di venerdì 20 giugno 2014 del quotidiano La Sicilia, appare un interessante articolo a firma del collega Antonio Lamonica. Si tratta sostanzialmente di una non lunga intervista alla dottoressa Carmela Floreno, ovvero l’attuale commissario della Provincia Regionale di Ragusa. Intervista nella quale la dirigente regionale spiega il perché l’uscita – da lei stessa deliberata – dell’ente provincia dal Consorzio Universitario Ibleo non pregiudica la presenza dell’Accademia dalla città di Ragusa. Ovviamente lungi da me l’idea di entrare nel merito dell’intervista, convinto come sono che l’Università a Ragusa sia già scomparsa, fatta eccezione per la facoltà di Lingue che sopravvive per lo sforzo e l’abnegazione di alcuni uomini e donne di buona volontà.
Quella della università a Ragusa è stata purtroppo una esperienza breve e sostanzialmente fallimentare.
Ma, ripeto, non entro nel merito dell’argomento, quanto, piuttosto, e la cosa mi diverte ed intriga molto di più, voglio analizzare la foto che correda l’articolo. Si guardi bene: essa mostra la dottoressa Floreno seduta alla scrivania di un ufficio che si intuisce molto spazioso, certamente luminoso. Verosimilmente si tratta della stanza che occupa al Palazzo della Provincia al Viale del Fante in Ragusa. Quella stessa stanza che dagli anni ’50 è stata occupata dai Presidenti eletti dal Consiglio, poi quelli eletti direttamente dal popolo, e poi anche dai già citati commissari.
Stanza arredata come un po’ tutte quelle che ospitano vertici istituzionali: alle spalle della dottoressa Floreno uno scaffale di libreria e grossi tomi che si intuisce siano raccolte, forse enciclopedie con i dorsi rilegati in pelle e i numeri romani a darne la cronologia, sulla scrivania in legno un computer portatile con un cavo chiaro – forse il collegamento ad una lan – un set con penna e calamaio di almeno cinquanta anni fa, del tutto inutile se non a fare arredo, esatto contrario del vicino portapenne con dentro matite evidenziatori e penne quelle per scrivere davvero e, piccolo vezzo tipicamente femminile, di buon gusto e dai colori adatti, un tappetino.
Ma la foto, per chissà quale motivo, spinge il mio sguardo sulla pila cartacea accanto alla mano destra della dottoressa Floreno. Osservate bene: si indovina una carpetta, un fascicolo e poi, a fare quasi da vertice, da fermacarte, un grosso libro. Sul momento – guardando quel particolare della foto – ho dato per scontato si trattasse di un libro del tipo “Codice civile” oppure “Regolamento della Regione Siciliana”. Ma poi, e mi chiedo ancora perché, ho guardato con più attenzione e, nonostante la mia miopia, ho riconosciuto un libro tra i più celebri, venduti, osannati, disprezzati, comunque riconoscibilissimo degli ultimi dieci anni: “Il codice da Vinci”, di Dan Brown nella edizione Mondadori, quella con in copertina il primissimo piano della Gioconda del Louvre.
E quindi? Quindi niente, si spera solo che la lettura (sempre ammesso che sia la Floreno a disporre di quel libro e a leggerlo, perché potrebbe anche essere di altri o ad altri destinato) di quel celebre best seller possa suggerire al commissario come trovare il sistema per chiudere la ottantennale esperienza della Provincia di Ragusa nella maniera più indolore possibile, magari per il tramite di qualche segreto codice.

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