Attualità Facebook 22/06/2014 10:01 Notizia letta: 4271 volte

A testa in giù, quando i social creano solitudini

Cosa accade al di là del vostro smartphone?
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Su la testa, amici.
Almeno per un attimo seguite il mio consiglio: alzate gli occhi al cielo e guardatevi attorno!
Cosa accade al di là del vostro smartphone?
Esiste ancora un mondo vero tutto da godere, fidatevi, e ve lo state perdendo per le mille bolle a led blu che illuminano la vostra nuova vita, sospesa nel vuoto di un “like it” a tutti i costi e vissuta per banale e reiterata condivisione a testa in giù.
Sguardi assenti, gente distratta che non riesce a staccarsi dalla rete, facce abbronzate dai raggi freddi e ultrabluetti del nuovo mondo di plastica e vetro che è possibile tenere nel palmo di una sola mano, un varco per l’aldiquà virtuale sempre aperto.
Così è risolta la quotidiana realtà degli schiavi del nuovo millennio, sottomessi al touch sul sempre lucido screen dei nuovi strumenti informatici, servi fedeli del social, ubbidienti a una tecnologia che ha creato il vuoto nei rapporti sociali e, soprattutto, interpersonali nel mondo intero.
Internet e social, i mali del secolo: impossibile salvarsi!
E mi pare, guardandomi attorno, che via d’uscita, al momento non ce n’è.
Dominati dalla tecnologia. Vinti dal futuro.
E chi me lo doveva dire.
Senza whatsupp non si va da nessuna parte. Così recita l’oracolo del network. Non avere un profilo sul social significa stare fuori dai giochi. Se non chatti non parli. Se non posti non pensi. Se non selfie non esisti.

Occorre riscrivere anche le vecchie dottrine filosofiche, mi sa. Dal cogito, al digito ergo sum.

Et coetera.

 

Scritto così, col dittongo che fa tanto glamour. Per chi, come me, il latino l’ha letto solo su Facebook. 

 

Già, perché l’epifania dei social ha donato all’universo nuovi storici e pensatori e luminari di convinta tuttologia dall’oggi al domani, come se niente fosse.
E fiori e fiori e fiori di scrittori e scrivani, ci mancherebbe. Non vogliamo togliere i meriti acquisiti per il tramite delle nuove tecnologie a nessuno. Tutti romanzieri nel raccontare il pomeriggio feriale al supermarket o il cleaning festivo della stanza da letto in primavera; per poi divenire giornalisti d’inchiesta e d’avanguardia, armati di replica e pronti al commento per la notizia cool del giorno.
Il bello è che più del 90%, sono statistiche reali, delle notizie diffuse per il tramite dei social non vengono neppure lette. E di questo, le testate giornalistiche web, ne hanno contezza piena. L’utente si ferma al titolo, guarda la foto, legge l’occhiello, e condivide.
Non v’è ricerca del vero e non s’indaga sulla fonte: sul social tutto diviene notizia.
L’ho letto su face book! L’hanno condivisa in migliaia, la notizia è vera! Ecco le risposte che disarmano. Quelle che a sentirle ripetere anche da un tuo coetaneo e caro amico, di superiore intelletto rispetto alla massa dei nuovi abbronzati da led, ti fa cadere le braccia al suolo e hai bisogno del rianimatore anafilattico per riprenderti dallo shock subito.
Tant’è che sul social anche le notizie piene di spine del sito lamacchiadifico.it diventano verbo. Anzi, il verbo!
E tutti a ripetere con un click, tramandato da screen in screen, il salmo liturgico del giorno.
Leggere, già, che verbo ardito: il fatto è che non si legge più. Il mercato del libro è in caduta libera. I quotidiani tradizionali stanno tutti per chiudere bottega. E non è solo colpa delle testate posizionate on the net. Inglesismi forzati a parte, oggi, chi legge, al massimo si ferma al rullo della chat, allo storico della chat, alla lista dei contatti della chat, per poi sacrificare l’occhio in rapido movimento al nuovo post in bacheca e, at last, alla foto del giorno. Il bello è che l’utilizzo di massa dello smartphone o del tablet è solamente circoscritto a tutto questo. Tutto il giorno a testa in giù a leggere e scrivere in chat. Dappertutto, in ogni luogo, in ogni tempo e a ogni modo. Il social un merito ce l’ha avuto, però: ha educato i popoli a drizzare i pollici in su. L’edonismo del pollice in su con un click. Il piacere di avere un pollice incline all’insù!
Eppure la delizia che sarebbe possibile ricavare nel vivere una vita vera, social, nel senso letterale e italiano del termine, potrebbe compensare il tedio e l’oblio del virtuale, quello illuminato da una sorgente di luce blu, quello che tocco con un dito su uno schermo di vetro ma che in realtà non esiste, non c’è.
Voi, amici cari, della rete che v’ha lobotomizzato rappresentate il buco, non sarete mai il filo che regge l’intreccio e che ne struttura la trama.

Su la testa, giovani e attempati friends.

Godetevi il mondo coi vostri occhi e non per il mezzo di una lente elettronica collegata a internet che v’ha reso schiavi e non liberi.

E così sia, all’insù!

Socrathe