Attualità Scicli 23/06/2014 11:17 Notizia letta: 19487 volte

Ma quale Modica e Modica, noi al Busacca ci vogliamo ricoverare!

Possibile location del nuovo film
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Scicli - Stephen Tobriner lo disse nel 1997: “A Scicli il barocco è diverso, perché ti fa ciao”, e il più grande studioso di barocco al mondo mimava il gesto di chi fa capolino da dietro l’angolo, salutando con le due mani e sorprendendo l’interlocutore.
Tobriner intendeva dire che a Scicli il set, le quinte sceniche sono naturali. Venne Peppuccio Tornatore, nel 1999, e fu tentato di ambientare la scena del barbiere di Malena in via Aleardi, dove c’è il torrente scoperto, perché lì l’architettura è veneziana.
Venne poi Luciano Ricceri, scenografo di Ettore Scola, ma anche dell’Arena di Verona, e disse che la Vigata di Montalbano, per la regia di Alberto Sironi, sarebbe stata Scicli.
La sfida maggiore che ha dovuto affrontare Alessia Scarso, girando nella città di Montalbano, è stata quella di non essere condizionata, affascinata, tentata dalla citazione.
La Scicli che emerge dal film è altra, diversa, inedita.
Il guaio è che ora ci si sono messi anche Ficarra e Picone, che, dopo avere scelto Rosolini come piazza del loro prossimo film, “Andiamo a quel paese”, stanno ripiegando su Scicli per alcune scene: palazzo Busacca, un altro palazzo nobiliare di Scicli e l’ospedale Busacca.
Si, i due attori comici palermitani vorrebbero ricoverarsi, cinematograficamente parlando, al Busacca, dopo aver scartato il Maggiore di Modica.
Scicli è diventata una piccola cinecittà, dove le troupe vanno e vengono, e fra queste, il prossimo anno, Il Commissario Montalbano e il Giovane Montalbano, tanto per non dimenticare di chi è il merito.
Beppe Fiorello, cinque anni fa, girò uno spot qui, dicendo che nel mondo del cinema è passata l’idea che Scicli è accogliente, tollerante, silenziosa, ben disposta di fronte al naturale disagio che una troupe cinematografica porta, con le sue interruzioni del traffico, gli ingorghi, i divieti. E questo passaparola conta.
Nel Giovane Montalbano, del resto, il regista ha cercato di valorizzare angoli inediti di Sampieri che nel Montalbano classico erano stati sottovalutati.
Insomma, il territorio ha molto da offrire e può essere letto ancora sotto nuove e più efficaci lenti cinematografiche.
Avevano ragione Elio Vittorini e Piepaolo Pasolini, con un sessantennio di anticipo rispetto agli sciclitani, agli scenografi, ai registi e ai cineasti, di individuare quella “nuce poetica” che la città naturalmente sprigiona, colpendo soprattutto i poeti.
Forse nel suo rapporto con le cave e di esse con la rocca di San Matteo, un Partenone, per Vinicio Capossela, la città vince, e diventa luogo del mito, della favola e della affabulazione in celluloide.
Anzi, la scorsa estate, Capossela ha rincarato dicendo che se Atene ha un Partenone, Scicli ha tre Partenoni, con i suoi tre colli fortificati, e quindi Scicli vale tre volte Atene.
Concessioni poetiche che possono essere perdonate a Capossela, ma nel segno di un innamoramento che commuove gli animi più sensibili.
 

Giuseppe Savà
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