Attualità Costumi 01/07/2014 10:16 Notizia letta: 2144 volte

I politici smanicati, superimpegnati

Un modo per comunicare
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Ragusa - Per motivi legati alla mia passione, ovvero la ricerca storica legata al territorio ibleo, ho avviato da circa un mese lo spoglio della rassegna stampa dei giornali locali (sostanzialmente il solo La Sicilia) nelle pagine che riguardano la Provincia di Ragusa.
Io cerco notizie legate al mondo dell’economia, ed è inevitabile incontrare articoli, interviste, riferimenti legati al mondo della politica.
Osservando le fotografie pubblicate dal giornale, in bianconero e sovente molto sgranate, salta subito agli occhi che la frase tipicamente qualunquista del “non è cambiato niente” viene smentita sul campo, dai fatti (o meglio, dalle foto). È vero invece esattamente il contrario: sono cambiate in soli trenta anni o poco più tantissime cose, ma due su tutte. La prima è facile da individuare, senza un eccessivo sforzo di analisi della fotografia: l’abbigliamento. I nostri politici di allora erano sempre in giacca e cravatta, doppiopetto che oggi usa il solo Berlusconi, oppure monopetto ma larghissimo. E con queste giacche, sovente a quadri ma più spesso il classicissimo gessato, si accompagnavano cravatte che oggi farebbero inorridire chiunque e si trovano solo in fondo, ma molto in fondo agli armadi degli ultrasettantenni, buone solo per abbigliarsi nelle feste a tema quando il tema è “gli anni 70” o per i nipoti impegnati nelle feste carnascialesche. Oggi, e capita a qualunque livello, anche di governo nazionale (a Renzi capita spessissimo), sono sempre più numerosi i politici che si presentano in maniche di camicia (anche se con la cravatta) e le stesse maniche rialzate sopra il gomito. Nel loro linguaggio, nelle loro intenzioni, quella camicia con cravatta ma senza giacca è un messaggio lanciato al cittadino/elettore: “guarda, sono tanto impegnato nel mio lavoro di politico che, pur dovendo tenere la cravatta – sono i prezzi da pagare al ruolo – debbo alzarmi le maniche, che manco un muratore. Scusami ma questo sono, un lavoratore superimpegnato”.
La seconda e macroscopica differenza è tanto grande da passare quasi inosservata. Nelle foto di trenta e passa anni fa, infatti, i politici sono sempre ritratti con enormi fasci di giornali sotto il braccio. Fateci caso, prendendo una serie anche lunga di foto dell’epoca, vedrete sempre i leader sia locali che nazionali, con almeno tre o quattro quotidiani che poi leggevano quando erano in corso gli interventi dei loro colleghi. Oggi i politici, o almeno la gran parte di loro, vanno in giro con in mano il solo I-Pad. In tal senso c’è stata certamente una evoluzione, estetica prima ancora che tecnologica. Si tenga infatti conto che con il quotidiano cartaceo si può passare il tempo leggendo gli articoli mentre parlano altri, con il tablet si può leggere, navigare sul web, chattare, giocare, simulare, intervenire ed altre venti attività che è inutile elencare.
 

Saro Distefano
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