Cronaca Scicli 03/07/2014 23:33 Notizia letta: 5429 volte

Incendi agli chalet, strategia della tensione. E della distrazione

Un diversivo
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Scicli - Non si salva nessuno.
Sembra essere questo il messaggio che gli incendiari stanno rivolgendo ai titolari di chalet del litorale ibleo.
Nella notte tra mercoledì e giovedì è stata incendiata la parte della balera dello chalet Pappafico di Sampieri.
Dopo l'incendio del Papa Pata, del Titanic di Playa Grande (chiuso da cinque anni e ridotto a relitto di chalet) e del Terzo Tempo di Pozzallo, un nuovo attentato.
Il gestore del locale, Giuseppe Puglisi, anch’egli consigliere comunale come il titolare del Pata Pata, ha dichiarato di non aver ricevuto alcun messaggio intimidatorio.
Sembra che qualcuno stia attuando una strategia della tensione volta a “distrarre”, a portate lontano l’attenzione da altre questioni che pure stanno interessando la Dda di Catania, con una messe di intercettazioni telefoniche e ambientali su altri temi, ben noti e scandagliati.
Già qualche anno fa un traffico di droga fu mascherato, a Scicli, dagli incendi ai cassonetti, usati come diversivo, come strumento per portare gli inquirenti lontano dal vero “core business” degli affari malavitosi. In quel caso gli autori di quegli incendi, e dello spaccio che vi era sotteso, furono assicurati alla giustizia. Oggi, mentre alcuni cerchi si chiudono attorno ai personaggi della malavita organizzata, e ai loro amici di sempre, arrivano segnali di disturbo: gli incendi agli chalet. Nessuna pista investigativa viene chiaramente esclusa dai carabinieri, ma il livello di disagio in città è altissimo. Mai come nell’ultimo mese il clima è diventato irrespirabile e si ha la sensazione che qualcosa di sempre ancor più grave debba accadere.
Tornando al Pappafico, è stata incendiata la balera, la pista da ballo e la parte dei bagni, per un totale di cinquecento metri quadrati. Danni quantificabili in diverse decine di migliaia di euro. Ma Peppe Puglisi è deciso a ricostruire e anche in fretta, dato che la stagione estiva è appena iniziata e il locale, fra i più commerciali e pop della riviera, è molto frequentato, soprattutto il sabato sera, senza parlare dei servizi diurni offerti ai bagnanti. Non vi sono dubbi sulla natura dolosa del rogo. E’ stata accertata dai vigili del fuoco.
L’indignazione degli sciclitani per il clima torbido che si è determinato in città corre su Facebook: “E poi dicono che a Scicli non c’è mafia”, scrive Michela da Milano.
Già, l’immagine turistica e positiva del paese, che in questi giorni viene veicolata sui maggiori network nazionali cozza con quella di una criminalità finalmente decapitata ma che potrebbe tentare di dare dei colpi di coda, per riaffermare la propria presenza sul territorio, nonostante il lavoro delle forze dell’ordine, nonostante l’imminente chiusura del cerchio della Dda, con l’identificazione delle responsabilità a tutti i livelli, da quelli più bassi a quelli più alti.
Fatti di cui tutti sono a conoscenza, le connivenze “il capo”, Franco Mormina, e alcuni politici locali, la sua condizione di “dominus” oggi in galera, mentre Scicli brucia come una Roma neroniana.
Le vittime degli attentati incendiari hanno reagito sinora alla stessa maniera: stupore per l’accaduto, e volontà di riprendere, di ricostruire, sin da subito. Contro una volontà di normalizzare una città che non si arrende perché abituata, da sempre, a non chinare la testa. Davanti a chiunque.

Giuseppe Savà
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