Cronaca Pozzallo 06/07/2014 20:03 Notizia letta: 2626 volte

Identificati molti dei naufraghi morti a Pozzallo

Ora hanno un nome
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Pozzallo - Molti dei quarantacinque immigrati morti per asfissia dentro la ghiacciaia del peschereccio rimorchiato giorni fa al porto di Pozzallo hanno finalmente un nome. Si sono svolte ieri per tutta la giornata le operazioni di riconoscimento da parte dei familiari e degli amici ospiti al Centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo.
Le salme si trovano in un’area attigua al Cpsa, ma in zona off limits, proprio per evitare che qualche parente vi si rechi senza autorizzazione e controllo. La Protezione civile provinciale di Ragusa ha messo a disposizione della Procura della Repubblica iblea una cella frigo, cui è stato annesso un mezzo dotato di cella frigo per potere contenere tutte e quarantacinque le vittime della traversata della morte.
Sono state scene strazianti quelle di alcuni parenti. Altri hanno pianto in silenzio. Molte salme non sono state riconosciute perché in avanzato stato di decomposizione. Al dolore, quindi, si aggiunge lo strazio di vedere quei giovani ridotti in modo irriconoscibile. “I volti senza un nome finiranno in un database con dna” - ha detto il procuratore Carmelo Petralia -.
Il pensiero va dritto alle terrificanti condizioni in cui tutti i passeggeri hanno viaggiato, ma in modo particolare questi poveri giovani, tutti del Centro Africa, trovati aggrovigliati l’uno sull’altro e con il viso rivolto verso la stretta botola di accesso alla ghiacciaia, che non ha potuto garantire ossigeno sufficiente per tutti. E riappaiono come d’incanto quei vestiti colorati gettati per terra per fronteggiare il caldo in quella che il dirigente della Squadra mobile di Ragusa, Antonino Ciavola, ha definito una “fossa comune” di 3 metri per 3 dove hanno viaggiato oltre 70 persone e dove sono state soffocate per sempre le speranze di una vita migliore per quarantacinque ‘poveri Cristi’.
Ieri l’autorità giudiziaria iblea ha convalidato gli arresti degli scafisti. Sono quattro, individuati in due fasi, dal momento che la polizia giudiziaria ha dovuto lavorare su due gruppi di immigrati, giunti al porto in due momenti diversi. Avrebbero incassato 15mila euro, come riferito dai libici agli immigrati durante le fasi concitate dell’imbarco, per fugare i dubbi che insorgevano loro circa la sicurezza del viaggio visto l’alto numero di passeggeri su un barcone di appena 20 metri.

Valentina Raffa