Attualità Ragusa 07/07/2014 23:28 Notizia letta: 6135 volte

La gatta della mia vicina è in calore

Una gran bella rottura di pelotas
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Ragusa - La mia vicina di casa è proprietaria di una gatta. Una di quelle bellissime, una sorta di batuffolo bianco che a mala pena lascia individuare un musetto col nasino nero e due inquietanti occhi verdi. Credo si chiamino, come razza intendo, chè ogni padroncino (in questo caso il vezzeggiativo è d’obbligo, non potendo un massaro o sua moglie tenere un gatto di tal specie nel baglio con i bastardoni di mannara) “angora”, originario della Turchia.
La gatta della mia vicina di casa è una femmina attualmente in calore. Miagolii si miagolii. Nulla di strano, è la natura. Ma una gran bella rottura di pelotas specie nel primo pomeriggio afosissimo di suo e particolarmente mesmerico anche grazie alla sempre più noiosa formula Uno o più correttamente “monomarca Mercedes”. E io, che sono bestia, mi sono lasciato sfuggire lo sfogo. Non l’avessi mai fatto: maledizioni a caterva perché “chi non capisce gli animali non capisce gli uomini”, e poi perché “dimostri di non avere sensibilità verso creature che invece sono sensibilissime”, e poi perché – e a questo punto ho abbandonato il campo – “ci sono molti uomini più animali degli animali” con preciso riferimento a chi scrive (che lo ammette pubblicamente). Insomma, sono stato aggredito, verbalmente, solo per avere detto che il continuo ed ininterrotto miagolio della gatta in calore mi aveva finito di scassare i cabbasisi per usare una formula ormai internazionale. Poi, approfittando della finale di Wimbledon e quindi della riconquistata lucidità mentale (insomma…) ho riflettuto: la mia vicina ha ragione vendere, su un duplice fronte: il primo perché io ho dimostrato scarsa sensibilità verso la sua gatta, se stessa e tutti gli animali e gli animalisti del pianeta, e il secondo perché se la gatta è in calore non può farci nulla né la padrona (pardon, padroncina) né tanto meno la felina, che solo ubbidisce ad un forte stimolo naturale.
Mi sono convinto di essere in torto e meditavo di affacciarmi al giardinetto della cara amica e vicina per chiedere sincere scuse per l’episodio. E quando finalmente mi decido, al quinto e decisivo set tra Nole Diokovic e il secondo più grande tennista di tutti i tempi, e mi avvicino alla gattina bianca in forma di cuscino miagolante ecco che la mia amica e sua padrona (pardon, padroncina) si lancia con inaspettata agilità e potenza atletica e gridando all’uso degli opliti mi spavento non poco. La sua carica si conclude con una maledizione lanciata verso qualcosa/qualcuno a circa dieci metri da noi, e il contestuale lancio di una bella pietra (tratta da un piccolo arsenale del quale solo in quel momento mi accorgo) nella stessa direzione. Il tempo di riordinare le idee e la amica/vicina/padroncina/oplita replica il gesto, il lancio e la maledizione. Ma a quel punto capisco, perché inquadro, chi fosse il “nemico” fatto oggetto della pietra (che ha mancato il bersaglio) e della maledizione. Indovinate (tenendo conto che la gatta era sempre in calore e sempre lì a miagolare). Ma allora io sarei insensibile non agli animali, non ai gatti, ma alla sola gatta patuffolina della mia vicina, chè la stessa amica, quando il gatto è multicolor, secco da fare impressione ma con due testicoli grossi così bene in mostra sotto la coda, allora si merita pietre e parolacce! Anche tra gli animali e gli animalisti vige la sempre attuale regola del “siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri”.

Saro Distefano
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