Giudiziaria Modica 10/07/2014 09:56 Notizia letta: 3633 volte

Dissequestrato il computer del giornalista Antonio Di Raimondo

Un caso che fa giurisprudenza
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Modica - Il Tribunale del riesame di Ragusa a seguito dell’istanza di ricorso avanzata dall’avvocato e difensore di fiducia Salvatore Giurdanella, ha annullato il sequestro del computer e di documentazione cartacea disposta dalla procura a carico del giornalista e direttore del Corriere di Ragusa.it Antonio Di Raimondo, ordinando l’immediata restituzione del materiale.

L’ordinanza che annulla il sequestro voluto dal procuratore capo Carmelo Petralia ha ritenuto il sequestro del computer, avvenuto dopo le perquisizioni della sede del Corriere, della vettura e dell’abitazione dei familiari del giornalista, «una significativa ed illegittima interferenza sull’attività giornalistica dell’indagato, perché consente agli inquirenti di conoscere le fonti del giornalista anche con riferimento a fatti estranei al procedimento».

Di Raimondo ha raccontato l'inchiesta sulle invalidità civili e sulla presunta truffa all’Inps condotta dalla Guardia di finanza di Ragusa e dalla Procura della Repubblica, inchiesta denominata «Guido Tersilli», che vede tuttora oltre 200 indagati fra politici, medici, amministrativi e un militare della Guardia di finanza di Ragusa.

Di Raimondo ha scritto (ed è vero) che anche un finanziere è coinvolto nella indagine. Due ore dopo la pubblicazione dell’articolo fu convocato negli uffici giudiziari e indagato per concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, subendo una settimana dopo la perquisizione e il sequestro del personal computer.
 

Il Tribunale del riesame, nell’ordinanza di dissequestro, sottolinea più volte l’eccesso del provvedimento nei confronti del giornalista.

"Nel provvedimento di sequestro probatorio del corpo di reato non è sufficiente la mera indicazione delle norme di legge violate, ma occorre anche che sia individuato il rapporto diretto tra cosa sequestrata e delitto ipotizzato, e che, quindi, siano descritti gli estremi essenziali di tempo, luogo e di azione del fatto, in modo che siano specificati gli episodi in relazione ai quali si ricercano le cose da sequestrare. Nel caso di specie è solo indicata la norma che si assume violata, l’art. 326 del codice penale (rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, ndr), senza che però sia data indicazione di quale sia la notizia d’ufficio che doveva rimanere segreta e che, invece, sarebbe stata illegittimamente rilevata e quale sia stata la condotta illecita ascrivibile all’indagato".

I giudici del Tribunale del riesame, inoltre, mettono in risalto il fatto che il computer è stato rinvenuto a Modica, nell’abitazione dei familiari del giornalista, luogo diverso da quello indicato nel decreto di perquisizione, ovvero la sede legale del Corriere, a Ragusa. Tale circostanza, ribadisce il Tribunale "avrebbe imposto la convalida del provvedimento cautelare, giacché trattasi di sequestro compiuto su autonoma iniziativa della Polizia giudiziaria, che è tuttavia mancante".

Redazione
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