Economia Perforazioni 21/07/2014 22:37 Notizia letta: 3244 volte

Trivelle in Italia, un affare solo per petrolieri

Verità irrivelate
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Ragusa - Green Italia e associazioni ambientaliste sul piede di guerra contro le autorizzazioni alle trivellazioni petrolifere in e off-shore che riguarderebbero Basilicata e Sicilia.
Sul petrolio, secondo le inchieste di Greenreport, non tutta la verità è stata fino a oggi trasferita agli italiani da parte del Governo centrale e, per quel che ci riguarda più da vicino, dal Governatore Rosario Crocetta ai siciliani.
Infatti, dichiara in una nota Francesco Ferrante di Green Italia, se il ministro Guidi e il premier Renzi pensano realmente di improntare la politica energetica dell'Italia, puntando sull'estrazione degli idrocarburi presenti nel Paese, stanno realmente raschiando il fondo del barile. Se estraessimo gli 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei fondali marini del nostro Paese, ai consumi attuali, li esauriremmo in soli 55 giorni, ma ci guadagnerebbero molto e senza rischio d'impresa i petrolieri, per i quali l'Italia è una sorta di paradiso fiscale: le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato.
Toni ancora più duri da parte di Fabio Granata e Monica Frassoni, coordinatori nazionali di Green Italia e dei Verdi europei, che puntano il dito sul «servilismo culturale e politico nei confronti delle lobbies petrolifere che in Sicilia ha raggiunto limiti insopportabili e indegni».
Un attacco frontale senza mezzi termini a Crocetta e all’accordo con eni e asso mineraria sulle trivellazioni in territorio ragusano, gelese e in off shore da parte dell’ex deputato di Futuro e Libertà.
Confindustria – dichiarano Granata e Frassoni- farebbe bene a espellere dall'associazione chi devasta e inquina e il governo regionale, anziché abbassare le royalties, autorizzare nuove trivellazioni, indebolire i controlli e pietire nuovi investimenti per perpetuare questo modello fallimentare e distruttivo, dovrebbe avere la dignità di dimettersi, poiché non ha mai posto i temi centrali delle bonifiche ambientali e della rigenerazione industriale, unica prospettiva di sviluppo sostenibile per l'Isola.
Una vera e propria operazione trasparenza e verità sui numeri del petrolio italiano e siciliano, in particolare, rispetto alle estrazioni già in essere e alle perforazioni autorizzate.
Ferrante utilizza i dati del World energy and economic Atlas 2013, la rassegna statistica annuale sul mercato oil e gas mondiale e sul sistema della raffinazione curata da Eni, con quelli pubblicati dal Ministero dello Sviluppo economico - Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche, per fare il punto sull’affare petrolio e bilancio energetico italiano.
Quel che viene fuori dall’inchiesta del dirigente di Green Italia è che «le royalties in Italia sono tra le più basse del mondo: oltre alle tasse governative, le società che estraggono cedono solo il 4% dei loro ricavi per le estrazioni in mare e il 10% per quelle su terraferma. In Norvegia quasi 1'80% del ricavato dell'industria petrolifera viene riscosso dallo Stato. In Gran Bretagna c'è una tassa aggiuntiva del 32%. I quantitativi di petrolio in gioco sono davvero risibili. Allo stato attuale, la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49 posto tra i produttori. Il Governo stimerebbe in 40mila nuovi posti di lavoro l'indotto derivante dallo sfruttamento del greggio ma, questi sono numeri forniti da Asso-mineraria mentre si tratta di un settore destinato a esaurirsi in pochi anni, come sostiene lo stesso ministero dello Sviluppo economico nel Rapporto della sua Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche: "Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l'olio", in considerazione delle 133 concessioni di coltivazione di idrocarburi (gas e petrolio) sulla terraferma e 68 nel sottofondo marino, e dei 94 i permessi di ricerca sulla terraferma e i 21 in mare. Per migliorare seriamente e rapidamente la nostra bilancia energetica con l'estero occorre investire in efficienza energetica a tutti i livelli, residenziale, industriale, nella PA, e puntare sulle rinnovabili, che hanno già dimostrato di creare occupazione nell'ordine delle centinaia di migliaia. Recentemente l'Italia ha abbattuto un nuovo record nella produzione e consumo da energia da rinnovabili. La Borsa elettrica ha infatti scambiato energia verde per il 55,1% del totale:avanzano solare ed eolico, arretrano le centrali termoelettriche tradizionali alimentate in Italia un po' con il carbone e moltissimo con il gas metano. Il premier Renzi sta immaginando di erogare ossigeno alle lobby del fossile arrivando a dire che la carta da spendere in Europa per parlare di energia e ambiente è un piano di trivellazioni, senza timore di sparuti comitatini». Il petrolio da bene comune ad affare di pochi, insomma. Con la sinistra al Governo, oltretutto.

Giuseppe Savà
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