Lettere in redazione Scicli

Venticinque a Susino: Il gioco delle responsabilità

Riceviamo e pubblichiamo

Scicli - Signor Sindaco,
credevo, con la mia prima, di essere stato abbastanza chiaro e speravo, implicitamente, che si comprendesse la mia volontà di silenzio, dopo averle dimostrato parecchie contraddizioni. Eppure Lei nella sua conferenza stampa di sabato 19 luglio ritorna sul mio mandato, certo per evincere similitudini a motivare la sua attuale azione amministrativa.
Premesso che ogni esperienza è per individuo una propria testimonianza soggettiva nel mondo delle relazioni umane e premesso che io sono Giovanni e Lei Franco, bisogna pure ammettere che i contesti ne variano le traiettorie e le decisioni.
Mi spiego meglio.
Per quanto la mia memoria ricordi, e le assicuro che ricorda bene con carte alla mano, non mi sono mai riferito ai miei predecessori per giustificare le mie azioni come fa Lei nell’amministrare la res pubblica ed ho, per mio modesto giudicare, rispettato la scelta degli elettori nel momento in cui i giochi di Palazzo e gli inchini (che non ho mai fatto per mia costituzione mentale ed onestà di valori) hanno contraddetto il risultato delle elezioni che mi conferirono a suo tempo il mandato di rappresentare la nostra bella città.
Assumendomi il carico dell’evidenza, mi sono dimesso in quanto mancavano i presupposti di una politica che mi aveva fatto indossare l’ambita fascia tricolore. Ricorda Nietzsche? “La vita è dura da sopportare: ma non per questo mi metto a gemere e a sospirare!. Tutti quanti noi siamo graziosi asini e asinelle capaci di gran soma”.
Vede, Signor Sindaco, mi son caricato la mia soma e mi sono ritirato nel mio silenzio dopo aver constatato, con la saggezza di vecchio lupo di mare, che la politica di ieri e di oggi non onora la volontà dei cittadini, dei concittadini e di questa razza italiana che è chiamata a ripararne le falle, provocate da tanti scogli (per stare in tema dei suoi discorsi) che l’hanno colpita per ingordigia di potere.
Lei davvero crede che Giovanni Venticinque potesse tradire i suoi elettori e la sua sete di coerenza?
Signor mio Primo Cittadino, per questa mia sete, la pregherei per l’ultima volta di rispettare la volontà del mio silenzio, che non è l’omertà di cui noi siciliani veniamo additati, ma la mia consapevolezza di non voler giocare sulle spalle della mia gente che fa fatica ad andare avanti, mentre quanto veramente si potrebbe fare per il Bene Comune non viene perseguito.
Capiamoci, Signor Sindaco, non gradisco i suoi accostamenti al mio mandato, o, se vuol essere più corretto con me, lo faccia presso le sedi opportune, perché non premetterò più che tramite mezzo stampa si possa continuare a prendere in giro la mia e la sua città, vissuta da persone che sanno vedere e giudicare non solo il mio e suo operato, ma anche quello dei comandanti più in alto che si passano il timone per meglio affondare la nave.
Ribadisco, ho amato la mia missione e la mia gente e non apprezzo i Suoi tentativi di chiamarmi in causa, non perché non sia capace di mostrare prove della mia onestà d’azione, ma per il rispetto della verità che si deve ai propri cittadini quando questi, ignari dello schifo dei Palazzi, credono alle parole, alle promesse e alle speranze che suscitiamo per avere il loro consenso.
Mi sento onorato di non avere tradito la mia Scicli e di non avere pubblicamente additato nessuno quale responsabile della mia conclusione dimissionaria: infine ogni singolo farà i conti con la propria coscienza, con lo specchio dove al mattino si rifletterà un’immagine sconosciuta e con lo sguardo delle persone intorno.
Vede, Signor Sindaco, io ancora ho la mia coscienza per amica, mi riconosco allo specchio e guardo dentro gli occhi della sofferenza e dell’insofferenza della mia amata moltitudine di persone, tutti i santi giorni e mi rammarica sapere che questa secolare condizione tutta umana, sciclitana e siciliana sia frutto di ‘storici inchini’ a sistemi che non hanno niente di civile, di sociale e di Bene Comune.
Questo Le dovevo per ulteriore mia richiesta di rispettosa modalità di cortesia nei miei confronti, se le fa piacere,
Tanto devo invece ai miei concittadini cui devo rispetto e gratitudine, sempre.
 

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