Attualità Ragusa

Le buche delle lettere, murate, cementate. Nuovo modernariato

In via Mario Rapisardi

Ragusa - Dovesse resistere alla furia devastatrice che noi diciamo modernizzatrice, l’oggetto ritratto nella foto che proponiamo a latere diverrebbe presto, o forse lo è già, un perfetto esempio dei “tempi andati”. Non ancora archeologia ma modernariato, mi pare si dica nei salotti buoni ed anche in quelli che imitano.
Per chi, tra i lettori di RagusaNews, avesse meno di trenta anni, potrebbe essere davvero difficile comprendere di cosa si tratta. Allora spieghiamolo subito di cosa si tratta, noi che i trenta anni li abbiamo superati, quasi del doppio. La foto è stata scattata nel luglio 2014 sul prospetto laterale del gigantesco palazzo delle Poste centrali in Ragusa. La parte che si affaccia sulla via Mario Rapisardi, percorrendo la quale si arriva all’ingresso principale della Prefettura. La caduta di alcune lettere di metallo non impedisce di leggere la parola, seppure mutila, “impostazione”. E subito sotto altre tre parole, in corrispondenza di altrettante “buche”: “Lettere”, “Stampe”, “Espressi”.
Quando ho scattato la foto, mi sono accorto che tutte e tre le buche erano state murate, cementate, insomma sigillate. Chissà quando. Appare evidente che quel manufatto, realizzato verosimilmente in contemporanea con la costruzione del palazzo, ovvero tra il 1935 e il 1938, non serva più. E per quanto bello possa essere il marmo levigato e i caratteri fusi in bronzo, esso è rimasto all’ombra del Palazzo a fare bella mostra di se. Null’altro.
Scrivo su un “personal computer” queste fesserie creando un “file” in “word”, e con lo stesso computer portatile di mezzo chilo, sulla buffetta di casa mia a Ragusa, manderò con la “posta elettronica” a Peppe Savà che vive a Scicli, il file che lui potrà, bontà sua, pubblicare sul nostro quotidiano “online” che leggeremo sull’I-Pad, sul telefono cellulare quando vorremo, pranzando, perdendo tempo, vinti dall’insonnia.
Non serve più a nulla e a nessuno quel metro quadrato di marmo sulla parete bugnata del Palazzo delle Poste, ma io spero rimanga ancora per molto tempo al suo posto. A fare da testimone. Di un tempo passato, certamente passato, e non rimpianto (nemmeno dai postini).

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