Attualità Trovate geniali 04/08/2014 13:00 Notizia letta: 4204 volte

L'invenzione del giropizza

Idee per il Premier
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Chi ha inventato il “giropizza”, sia stato esso un pizzaiolo o un cliente di una pizzeria, è un genio. Un genio assoluto che dovrebbe essere adeguatamente ricompensato, o quantomeno riconosciuto e indicato, dal sindacato dei pizzaioli.
Cosa sia il “giropizza” lo sanno ormai tutti. Ma per quei tre o quattro che vivono in eremitaggio nella società della comunicazione sempre e comunque lo spieghiamo in pochissime parole. Un tempo si andava in pizzeria e ciascun avventore ordinava la sua propria pizza. Trenta anni fa una “margherita” oppure una “quattrostagioni”. Poi negli anni le pizze sono diventate centinaia con altrettante variabili: una infinità di possibili combinazioni, per la felicità del pizzaiolo e soprattutto del cameriere (celebre la scenetta della ricca e bardatissima signora che in una affollatissima pizzeria di Marina di Ragusa ordinò allo stupefatto cameriere “una pizza alla rucola ma senza rucola”). Adesso (ma saranno già un paio d’anni) si è diffuso il “giropizza”: gli avventori non ordinano ciascuno una pizza a proprio gusto e piacimento; se ne ordinano di diversi tipi, almeno tre o quattro, già tagliate a quarti. Il cameriere porta al tavolo due o tre di questi piatti, dipende dal numero dei clienti seduti, che vengono consumati prendendo ciascuno un quarto, una fetta, una parte. Naturalmente, durante la serata, le pizze che finiranno sul tavolo non saranno mai sette se sette sono i clienti, ma almeno dieci, o dodici. E di norma si conclude sempre con la “pizza dolce”: una pizza condita con la ricotta zuccherata o con la gettonatissima nutella.
Ne deriva, ovviamente, un sensibile innalzamento della quota-parte in termini monetari: insomma, ciascuno dei clienti non pagherà la sua sola pizza e la sua parte di birracocacolapatatinefritte, ma qualcosa in più. Se poi durante la notte quell’abbuffata di lievito e pomodoro, acciughe e melenzane, mozzarella (?) e spek dovesse “ribellarsi” c’è sempre pronto il miles Gaviscon a combattere una giusta guerra.
Ma quanto il raccontino dovrebbe insegnare e far capire a tutti è che se un pizzaiolo (o un incosciente cliente di quella pizzeria) ha trovato il metodo per battere la crisi economica, non sarebbe il caso che qualcuno lo invitasse a Palazzo Chigi?

Saro Distefano
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