Cronaca Modica 08/08/2014 22:50 Notizia letta: 4111 volte

C'era una volta l'antica Contea di Modica

La prima tappa è stata oggi
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Modica - Passeggiate barocche 2014: Barone e Nifosì raccontano. Le passeggiate barocche 2014 vedranno protagoniste Modica e Scicli. A fare da ciceroni il prof. Giuseppe Barone e il prof. Paolo Nifosì, uno storico e uno storico dell'arte. Per Modica tre itinerari (8-14-21 agosto) per Scicli due itinerari (12 e 18 agosto). Il primo itinerario modicano (giorno 8 agosto ore 18.00) riguarderà il Castello dei conti per il quale le notizie più interessanti ci sono fornite da Placido Carrafa che scrive intorno alla metà del Seicento: "Magnifico, e ben difeso, torreggia nella parte media della città, sul ciglione d'una rupe. Riguardevole edificio è desso si per la sua ampiezza, che per la vetustà delle mura ancora esistenti, a grandi spese e con troppa arte costruite. Il superbissimo palazzo del Governatore e molte altre case di paesani vi sono, per lo servizio dei quali vi stanno tre chiese dedicate a dei Santi".
Il Carrafa continua citando all'interno del suo perimetro: la chiesa di Santa Maria, la chiesetta di San Cataldo, cappella dei conti, costruita dai Cabrera, e la chiesa di San Leonardo al servizio dei carcerati; le carceri, una torre poligonale, vicino alla chiesa di San Giuseppe, una porta verso mezzogiorno, davanti alla quale c'era un ponte levatoio che già ai tempi del Carrafa era stato eliminato. Tra le architetture antiche all'interno del recinto ne individua una quadrangolare "d'un tiro di due lance militari" per ogni lato. Al centro si trovava "una mirabile cappella quadrata", sulle cui pareti "qui e là oro purissimo risplendente, lavorato ad arte… Lungo le pareti dentro le nicchie eran collocate certe statuette dalle braccia aperte" abbattute dal Governatore Francesco Echebelz per evitare potessero essere oggetto di culto. Di quanto scrive il Carrafa non ci resta quasi niente.
Alla descrizione del Carrafa possiamo aggiungere oggi qualche dato sulle fabbriche nel Seicento. Consistenti lavori tra il 1622 e 1623 negli appartamenti di San Cataldo. Una nuova cancelleria per conservare le scritture viene realizzata tra il 1633 e il 1635 da parte del maestro Vincenzo Nobile di Ragusa, oltre ad altri lavori nelle carceri per una spesa prevista di ottanta onze. Nel 1645 altri interventi consistenti per costruire una parte del castello con interventi progettuali, tra gli altri, di frate Marcello da Palermo e frate Vincenzo da Petralia. Nello stesso anno il maestro Antonino Calisti di Vizzini ricostruisce l'ingresso davanti alla porta maggiore del castello "che dona verso la cava dello cursu", su disegni di frate Marcello da Palermo. Il terremoto del 1693 fa crollare diverse parti del castello e a più riprese sarà ricostruito, modificandosi nella seconda metà dell'Ottocento la destinazione d'uso. A prescindere di quanto ci resta, nell'area del Castello si trovano belle terrazze sulla città. Il secondo itinerario (giorno 14 alle ore 21.00) riguarderà la chiesa di San Pietro, posta nel cuore di Modica Bassa, architettura tra le più interessanti dell'area degli Iblei. Per quanto sono diverse le stratificazioni storiche tra Cinquecento e Ottocento, la preponderante fisionomia è tardobarocca. Il terremoto del 1693 si pone come momento iniziale dell'attuale edificio, per quanto vi sia continuità con la struttura architettonica precedente. In un manoscritto dell'archivio capitolare si legge che ‘ s'ignora l'origine della chiesa di S. Pietro Principe degli Apostoli in Modica. E' probabile che rimonti all'epoca di S. Marziano, discepolo di S. Pietro e primo vescovo di Siracusa, stantechè nella chiesa suddetta si conserva un blocco di calcare forte in forma di sedia vescovile denominata la cattedra di S. Marziano. Tale cattedra, ignorandone il pregio archeologico, fu fatta seppellire sotto il pavimento che sta innanzi al fonte battesimale della chiesa di S. Pietro'. La prima notizia relativa alla chiesa risale al 1308, anno in cui versava alla Sede Apostolica la decima annua di onze 1 e tarì 6. Il Belgiorno riferisce che con decreto del 1396 il Vescovo di Siracusa, Mons. Erbes, ‘aumentò gli assegni ai canonici di S. Giorgio e di S. Pietro'. Istituita come parrocchia nel 1504. La facciata nel primo ordine segna la transizione tra preterremoto e post terremoto del 1693, con una impaginazione i cui elementi sono manieristici e classicistici, mentre il secondo ordine, realizzato nel secondo Settecento, ha caratteri rococò. Per la ricostruzione si poté contare di alcune importanti rendite, in particolare quelle delle donazioni di Petra Mazzara e Agata Caggia. Nel grandioso interno a tre navate, che per i cicli decorative in stucco assume un carattere ottocentesco, si conservano due sculture rinascimentali in marmo, l'urna reliquario in argento del 1643, diverse tele del Settecento, le sculture lignee dell'abside (Immacolata, San Pietro e san Paolo, opere del secondo Settecento, dello scultore napoletano Pietro Padula, il gruppo ligneo di San Pietro e il paralitico, opera del 1892 del palermitano Benedetto Civiletti). Il terzo itinerario (giorno 21 agosto, ore 21) riguarda la chiesa di Santa Maria di Betlem, di Santa Margherita e di San Francesco Saverio.
Santa Maria di Betlem è per importanza storica e per monumentalità la terza chiesa modicana. L'attuale fisionomia e il risultato di molti interventi tra rinascimento e tardo ottocento. Di origine medievale fu ricostruita in scala monumentale sull'area dove si trovavano le chiese di San Bartolomeo, di Sant'Antonio, di San Mauro e di Santa Maria di Betlem. Di quest'ultima nell'esterno della chiesa, sul lato sinistro, si conserva una lunetta della Natività in altorilievo. La facciata è rinascimentale nel primo ordine e neoclassica nel secondo ordine. L'interno a tre navate comprende diverse cappelle interessanti tra cui va segnalata la cappella dei confrati, posta a conclusione della navata laterale destra, una cappella tardogotica con innesti rinascimentali, tra le cappelle più interessanti del rinascimento siciliano. Negli altari diverse le tele del Seicento e del Settecento, dal Martirio di Santa Caterina d'Alessandria dello Xiavarrello, al San Carlo Borromeo e Sant'Agata, ai Santi Cosma e Damiano, dal Immacolata e santi, alla tela dell'altare centrale dell'Assunta, opera di Giambattista Ragazzi. Molto interessante anche il presepe con sculture in terracotta policroma, opera dei Bongiovanni Vaccaro e di Giacomo Azzolina.
L'itinerario continuerà con la visita della piccola chiesa di Santa Margherita che presenta un interessante facciata del primo Settecento, oltre al dipinto centrale dell'Ottocento che rappresenta la titolare della chiesa, e con la visita della chiesa di san Francesco Saverio, annessa ad un monastero fondato dal sacerdote Pietro Civello nella prima metà del Seicento. Più che la facciata vale la pena visitare l'interno ricco di un pregevole ciclo di stucchi del Settecento, oltre alla tela centrale, opera di Antonino Manoli, raffigurante il santo titolare che invoca Dio per guarire gli ammalati di peste e alle due tele degli altari laterali.

Giuseppe Savà
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