Cronaca Pozzallo

Scafista tradito da una risata

Una risata vi incastrerà

Pozzallo - Chi l’ha detto che il riso fa buon sangue? E’ proprio una risatina ad avere tradito lo scafista di un peschereccio soccorso in mare dal dispostivo Mare Nostrum, che è stato assicurato alla giustizia.
Mohamed Zid, il tunisino 39enne arrestato perché alla guida di un barcone di 222 immigrati siriani, di cui 50 minori, molti dei quali neonati, l’Italia la conosceva eccome. È, infatti, una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Ha trascorso, in passato, oltre 10 anni sul territorio commettendo vari reati, tra cui il traffico di sostanze stupefacenti. Era persino stato espulso dal territorio italiano quattro anni fa, con accompagnamento coatto in Tunisia. Ma, incurante del divieto di mettere piede in Italia prima dei 5 anni, eccolo alla guida di un barcone della speranza.
A tradirlo è stata la sua conoscenza della lingua italiana. A una battuta fatta da un poliziotto, Zid ha sorriso. È stato subito chiaro che il 39enne fosse già stato in Italia tanto da comprenderne l’umorismo. Adesso si trova in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del processo.
Deve rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante di avere esposto a pericolo di vita i passeggeri, che sono anche stati sottoposti a trattamento inumano e degradante.
I 222 immigrati fanno parte dello “sbarco dei mille” di mercoledì a Pozzallo. Ben 5 i barconi soccorsi dalla nave militare Dattilo Cp 940 della Guardia Costiera, nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum, i cui passeggeri sono stati ospitati al Cpsa di Pozzallo e in altre strutture in attesa che si faccia posto trasferendo gli immigrati al Centro Nord. Ogni passeggero ha sborsato 1900 dollari per un incasso per l’organizzazione di 500mila dollari.
Dalle testimonianze raccolte dalla polizia giudiziaria iblea, il viaggio è iniziato a bordo di piccole lance con 25-30 passeggeri, partite da una spiaggetta e dirette al largo dove ad attenderle c’era un peschereccio più grande, sul quale è avvenuto il trasbordo degli immigrati.
Il lavoro per gli investigatori si fa sempre più duro. Non si tratta più “soltanto” di riuscire a guadagnarsi la fiducia degli immigrati, che spesso hanno paura dei poliziotti, vista la loro esperienza nei paesi di origine, quanto pure la confusione che si viene a creare dopo una plurioperazione di soccorso. Nel caso dello “sbarco dei mille”, ad esempio, c’erano passeggeri di 5 diversi pescherecci, che si sono mescolati fra loro riunendosi per lo più per etnie. I racconti forniti alla Mobile di Ragusa, infatti, erano uno diverso dall’altro e ciò ha reso difficile la vita agli inquirenti che, dopo 20 ore di continue investigazioni, sono però riusciti a individuare lo scafista di uno dei natanti soccorsi in mare.
Le indagini proseguono per individuare tutti i timonieri e assicurarli alla giustizia italiana.

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