Cultura Scicli 14/08/2014 16:33 Notizia letta: 7217 volte

I mascheroni tardobarocchi siciliani

I cagnuoli
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Scicli - I mascheroni tardobarocchi: forme fantasiose tra gioco e ironia. Cagnuoli, questo il termine dialettale ad indicare le mensole dei balconi siciliani, mensole in forma canina a renderne il significato. In effetti di cani nelle mensole non ne troviamo raffigurati (ne possiamo trovare solo molto raramente), mentre sono variegati i temi che oltretutto cambiano nel tempo e nelle varie contrade siciliane sia nelle mensole che nelle chiavi d'arco degli ingressi monumentali o come sculture acroteriali. Per certi versi vi sono motivi analoghi nelle facciate dei palazzi, mi riferisco ad alcuni mascheroni settecenteschi, per altri conteranno le tradizioni locali e le tradizioni delle famiglie di capimastri.
A guardare indietro nel tempo, uno sguardo ravvicinato ci porta alle cariatidi e ai telamoni secenteschi, alle maschere manieristiche delle grottesche rinascimentali. E ancora, andando indietro, possiamo ricordare i motivi mostruosi di animali fantastici dei doccioni gotici delle cattedrali, le forme mostruose dei capitelli, degli archivolti e degli stipiti romanici, o leforme leonine e tigroidi delle gronde dei templi greci. I repertori che ci restano delle mensole sono prevalentemente di palazzi del Seicento, pochi, e del Settecento, molti. Se per il Seicento preponderante è la continuità col manierismo tardorinascimentale, per il Settecento si può a pieno titolo parlare di mascheroni tardobarocchi, con significati che ancora non sono chiariti per diverse mensole. Nella Sicilia del Sud Est sono Noto, Ragusa, Scicli, Modica, Palazzolo, Siracusa, Catania, Acireale, i luoghi in cui troveremo mensole, chiavi d'arco e acroteri di particolare interesse, elementi che non soltanto vanno considerati come decorativi dei palazzi in cui si trovano, ma come vere e proprie sculture autonome, opere non di anonimi scalpellini, ma di scultori a pieno titolo. Si prenda come punto di partenza il palazzo Nicolaci di Noto dove ciascuno dei sei balconi vede un tema nelle cinque mensole, dalle sirene, ai vecchioni, dai cavalli alati, alle forme leonine, alle facce di putti. Sarà una squadra di scultori a realizzarle e la mano non è la stessa, ma non c'è dubbio che è un ciclo imponente quello realizzato. A Scicli diversi non i palazzi in cui troviamo mascheroni, ma il più importante è il palazzo Beneventano (nella foto centrale), tra i più fantasiosi palazzi siciliani del secondo Settecento, in cui sono incastonate chiavi d'arco e mensole raffiguranti teste di saraceni, mascheroni antropomorfi, forme tigroidi e due teste di negri dell'Africa centrale.
La varietà dei soggetti fa pensare a qualche significato narrativo per alcuni versi e ad elementi apotropaici per altri versi. Le forme tigroidi che in modo aggressivo guardano su due direzioni diverse, sono interpretabili come forme apotropaiche, le facce con dei ferri che escono dalla bocca, come le teste dei saraceni, come pure quelle dei negri possono essere riferibili alle scorribande di pirati nel Mediterraneo e alla loro cattura. Molto espressive e grottesche le maschere delle mensole rimaste sempre a Scicli, del palazzo Di Lorenzo in via San Nicolò, volti esasperati nei lineamenti con moduli ricorrenti anche in altre città siciliane, a Catania come ad Acireale. Un'impaginazione diversa avranno le mensole dei balconi di Palazzo Cosentini a Ragusa realizzate probabilmente negli anni sessanta del Settecento: sia nel balcone sulla Salita Commendatore che sulla via che porta verso Ragusa superiore. Ogni mensola comprende due temi: in basso facce in cui i particolari sono esasperati e resi in modo esagerato e sproporzionato; in alto temi allegorici delle virtù, o dei mesi e delle stagioni, delle arti. Difficile ancora oggi decifrare il significato di alcuni soggetti, dal volto bendato, a quello con gli occhiali, alle forme animalesche che addentano ramarri e scorpioni. Sono comunque forme barocche nel modo compositivo, nell'articolazione complessa di ogni scultura, in cui elementi fisionomici dagli occhi al naso, dalla bocca alle guance, alla fronte si trasformano in motivi fogliacei con significati metaforici che rimanderanno al repertorio non ancora chiarito della letteratura barocca. Traggono spunto dal palazzo Beneventano di Scicli le teste poste come chiavi d'arco di palazzo Bertini, lungo corso Italia a Ragusa, in cui si nota l'accentuato sberleffo espresso delle lingue che fuoriescono da labbra accentuate.
Una sequenza di volti e di mascheroni l'abbiamo a Palazzolo Acreide in un palazzo di secondo Settecento, una galleria di volti caricaturali in una lunga balconata; mentre un'altra sequenza la ritroviamo lungo il cornicione in palazzo Impellizzeri a Siracusa. In alcuni casi i rimandi sono a personaggi della letteratura epico cavalleresca, dalla tradizione dei Paladini di Francia, con corrispettivi nella ceramica caltagironese. Conta molti il tema del mostruoso, inteso come stravaganza, invenzione ironia e gioco, e non è un caso che alcune forme rimandano in alcuni particolari alla villa dei mostri, la villa Palagonia a Bagheria. Il mostruoso che nel Medioevo aveva prevalenti connotazioni simboliche di caratteri religioso, recuperando citazioni formali del tardo rinascimento diventerà forma di un atteggiamento culturale laico dell'aristocrazia siciliana.

Paolo Nifosì