Cultura Racconto 14/08/2014 16:45 Notizia letta: 4145 volte

Italo e la cometa

La fiaba della mamma
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Madrid -  Mia madre raccontava sempre un aneddoto di cui fu protagonista una signora della società borghese sciclitana.
Una storiella che colpì la mia fantasia di bimbo al punto tale da farmi detestare per sempre le comete.
Non quelle di ghiaccio che lasciano scie d’argento nell’universo magico di San Lorenzo.
Quelle, invece, variopinte e allegre che si alzano nel cielo azzurro del mattino e danzano solenni nell’aria grazie a un soffio di vento, legate al filo della memoria.
Prima della Seconda Guerra Mondiale gli aquiloni (o comete come da noi si chiamano) erano, forse, l’unico vero divertimento dei bambini, vestiti sì alla marinara ma, spesso, privi del necessario. Bambini che guardavano curiosi col nasino all’in su e ancora possedevano la capacità di meravigliarsi e stupirsi.
Donnalucata, fascinosa e discreta, si popolava in estate di ombrelloni nelle sue spiagge di sabbia d’oro che anticipano il deserto africano. Veri e propri ombrelli grossolani di tela cerata che bisognava piantare forte nella sabbia per evitare che anche il più debole alito di vento li abbattesse o li facesse volare.
Bianche e moderne, le strutture della colonia balneare pullulavano di ragazzi e di bambini. Il Regime aveva scoperto il mare.
I più poveri arrivavano al mare a ferragosto e si acquartieravano in spiagge solitarie e selvagge. Le aste del carretto rivolte verso il cielo sostenevano un enorme lenzuolo che avrebbe consentito un’intimità necessaria alle donne del clan. Prima un bagno necessario e rinfrescante e poi una scorpacciata di cocomero, un pranzo povero ma succoso e dolce.
Il mulo sornione faceva la siesta non lontano.
La macchia, a riparo delle vigne, offriva pascoli ghiotti oltre piccole dune alzate dal vento.
Oggi uno scempio edilizio ha cancellato per sempre quell’incanto mediterraneo e case brutte sorgono dove prima vegetavano canne e tamerici.
Qualche rara bicicletta appariva a Micenci o nella spiaggia di Ponente: ragazzotti in costume o con pantaloni alla zuava tra donne rigorosamente vestite con camicioni bianchi sotto il sole. Le più ardite indossavano, sotto enormi pamele di paglia, un costume castigato che scopriva appena le cosce sopra il ginocchio per non dare all’eros neppure l’opportunità di un peccato.
Gli uomini, comunque, si bagnavano in un’altra parte della spiaggia, separati e lontani.
La radio del Dopolavoro Comunale diffondeva marcette militari e canzonette nell’aria frizzante del mattino.
L’uso dell’italiano come lingua ufficiale si era tanto radicato nel Ventennio fra le classi borghesi che, anche a guerra conclusa, resisteva e imperava.
Due signore ciarlavano sotto un ombrellone di tela. Pettegolezzi, ricette di cucina: piccole vite quotidiane che si confessavano nel tedio opprimente della calura.
La più vecchia magnificava all’altra anche le qualità del figlio Italo; il suo essere a modo grazie all’opportunità di vivere nella Capitale; un carattere forgiato quasi con stile militare dal marito, alto funzionario dell’esercito fascista.
La più giovane ascoltava in silenzio, conquistata da quelle parole.
A un tratto un’intuizione.
La signora più vecchia chiama il figlio per presentarlo. Si alza, gesticola, gli fa cenno di avvicinarsi.
Italo era lontano con la sua cometa. Per rispondere all’invito della madre, la sua mano diede uno strattone improvviso e il rombo di carta colorata, spezzato il filo che lo governava, cominciò a salire libero, volteggiando in alto sempre più in alto, fino a scomparire nel sole.
Accorse infuriato e piangente.
-Italo, fa’ sentire alla signora come parli bene in italiano!- Lo esortò la madre, dunque.
-Buttána ra bannéra! –Esclamò con rabbia il ragazzo esprimendosi nel peggiore siciliano che avrebbe potuto usare e lasciando allibita l’altra donna. – Pi curpa tua si stuccáu u capabbiéntu ra cuméddia! (Porca vacca, per colpa tua ho spezzato il filo della cometa!)-
Perché lei mi raccontava questo gustoso aneddoto sulla cui veridicità nutro forti riserve?
Per farmi capire che le origini non vanno mai dimenticate o nascoste sotto discutibili apparenze, anzi!, e che non esistono figli perfetti se non nella fantasia e nel desiderio delle madri.

Un Uomo Libero.
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