Attualità Ragusa 18/08/2014 14:26 Notizia letta: 2097 volte

I discorsi da spiaggia, tra razzismi e paure

Alto bordo sociale
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Ragusa - Mi trovo in spiaggia, una delle più “in” del litorale ragusano. È una delle quattro spiagge di Mazzarelli, quella che gli italiani chiamano Marina di Ragusa, e si caratterizza per avere operato negli anni una spontanea selezione tra i bagnanti che la frequentano (fatta eccezione per i tre giorni a cavallo del ferragosto, quando arriva di tutto, o, come dicono i frequentatori assidui e abituali: “la massa”).
In quella spiaggia, dove io mi trovo per puro caso, ospite d’ombrellone di un amico che a quella società appartiene di diritto (per censo e ceto) si passa il tempo tra qualche tuffo (io mi astengo, pastore dell’altopiano ibleo: l’elemento liquido mi è ostile) e passeggiate sull’arenile, che servono per scambiare quattro chiacchere con gli amici che s’incontrano.
Chiacchere da spiaggia, dunque, nulla di più. Ma se ad animarle sono una mezza dozzina di ragusani perfettamente inseriti nella società cittadina in ruoli sovente di vertice, assumeranno anche un minimo di significato, siete d’accordo?
Ebbene, mi è capitato, e proprio a cavallo del ferragosto così da rientrare io nella categoria definibile “massa” (e me ne vanto) di partecipare a discussioni che hanno abbracciato di tutto, dalle immancabili liti per la Juventus e l’Inter, alle fumarole che ammorbano l’aria da Scoglitti a Donnalucata, alla cucina, al fantastico bikini che intanto s’è appalesato davanti a noi sessantenni che nulla possiamo se non tacitamente ammirare, e ai fatti di cronaca. Tra questi ne estraggo solo due, per dare un esempio, nemmeno il più emblematico, del livello delle discussioni (e non si dimentichi la premessa di ordine larvatamente sociologico) riferendone solo alcune frasi, più che sufficienti.
La prima: “finiu a schifiu nto Medioriente. Nun ci vulia sta guerra tra ebrei e palestinesi. A minciata è ca ora aumenta a benzina”.
La seconda: “Ma com’è ca e Casuzzi nti mo frati c’è a spiaggia sempri lurda, ncrasciata, cina ri munnizza e macari buttigghi spaccati, ca cu nciancagghia si finisci m’peri”. Risposta dell’amico: “E chissi su i tunisini mbriachi ca spaccunu apposta i buttigghi”, il primo: “ma come apposta, perché”. Il secondo, l’esperto: “per una forma di rivalsa verso di noi, cristiani e benestanti”.
Insomma, ne hanno lavoro da fare gli amici della Caritas.

Saro Distefano
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