Cultura Modica 19/08/2014 13:29 Notizia letta: 2527 volte

Casa Piancagiò

Solidarietà e cooperazione internazionale
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Modica - I primi giorni di agosto di quest’anno 2014 stato invitato a casa “Piancagiò”, non conoscendo nessuno e nessun luogo.
La casa collocata alla Sorda, all’origine dell’edificazione era di certo parte della campagna modicana, riluceva di affettuosità accogliente e particolari di quell’architettura tipica iblea, fatta di pietra e i colori familiari alla storia dei luoghi.
Non avevo ben capito i motivi veri di quell’incontro se non in una parziale informazione avuta al telefono.
Tutto presto si chiarì.

Antonella Di Rosolini e Pippo Cicero sono due persone che – insieme ai loro figli e ad altri - hanno strutturato la loro vita nel “piacere del dare”. Medico la prima, agronomo il secondo, hanno avviato un’opera di aiuto in varie località per le popolazioni peruviane. Cusco, Cusibamba sono campo scelto per le loro missioni benefiche.
L’azione straordinaria che Antonella e Pippo hanno messo in campo, non è tanto da ascrivere alla soluzione “sintomatica” delle necessità, quanto - con eccellente e giusto spirito filantropo - hanno educato all’auto aiuto e cura quelle popolazioni. Cure mediche sono state suggerite, prescritte e anche insegnate con rimedi semplici di profilassi. Come è stato avviato un sistema di coltivazione della terra per ricavarne migliori prodotti per il sostentamento e in quantità bastevole alle necessità di quelle popolazioni. Con i fondi raccolti, sono state realizzate opere e donati attrezzature e strumenti di lavoro.
Oltre il donare, credo l’aspetto della cooperazione, della pedagogia nelle varie discipline del vivere sociale, sia il massimo della generosità.
Quella cooperazione è un autentico abbraccio d’anima.

C’è un’amorosa quiete nell’abbraccio fraterno a quelle popolazioni. Si realizza – per un lasso indefinito di tempo – il sogno dell’unione totale con l’atro essere, con l’altra parte del nostro prossimo forse la più vulnerabile, di certo la più bisognosa.
Nell’abbraccio della compassione – nel senso vero e mistico del prendersi cura delle necessità altrui – vi è una stretta solida, immobile, rassicurante segno di unione totale con chi ha bisogno. Davanti al dolore degli altri, si diventa uno controforma dell’altro pronta ad accoglierlo a confortarlo. A fare da ricovero alle difficoltà e ai disagi.

Degli eventi diventano reali, agli occhi di che è topograficamente distante. Ho visto le rappresentazione delle disagevoli condizioni degli abitanti di Cusco e di Cusibamba e dentro ciascuno quelle immagini hanno risuonato in modo diverso, hanno avuto rilevanza secondo terreno di sensibilità proprio e di ciascuno.
Oggi forse a quel cumulo di sofferenze riprodotte, abbiamo fatto l’abitudine. La gente si assuefà a sofferenze ascoltate e viste riprodotte. È la passività che ottunde i sentimenti. Le condizioni cui diamo il nome di apatia o di anestesia morale ed emotiva, in realtà trabocca di sentimento: ciò che si prova è frustrazione nell’impossibilità del “fare bene, fare del bene”. Se dovessimo scegliere quali emozioni siano auspicabili, sarebbe facile protendere per la compassione.

La partecipazione alla sofferenza degli altri in luoghi lontani, stabilisce e rinsalda un legame autentico d’amore. La compassione ci proclama innocenti ma anche partecipi e coinvolti.

La serata a casa “piancagiò” si è consumata quasi all’improvviso finendo troppo presto per il desiderio mio stare ancora lì tra gentilezza e altruismo, generosità e solidarietà. Tra letture di grande sensibilità raccontate dalla coinvolgente voce di Marcello Peracchio, rappresentazioni teatrali del gruppo del “Piccolo Teatro di Modica”, e musicali del gruppo “Muorica mia”. Per chiudere la musica di eccellente fattura del gruppo musicale “Tinto Brass Street Band”, che con esilarante interpretazioni hanno allietato la serata durante la cena dei prodotti tipici dell’arte culinaria iblea e modicana.

La raccolta di fondi è stata generosa ed andrà ad aiutare quelle popolazioni tanto lontane, ma nella generosità del cuore tanto vicine.

Quella serata fresca dei primi di agosto nella casa “piancagiò” - ricca di storia, i carrubi rigogliosi, gli olivi e le pietre centenarie - si è chiusa in un nuovo abbraccio di privilegiata amicizia.
Le stelle, come trafitture in un cielo fermo e fisso rimasto blu cobalto, erano felici testimoni delle vibrazioni di condivisione, solidarietà, generosità che per tutta la sera si spandevano verso il cielo, frutto solo gli animi buoni e giusti possono possedere.

Foto P. Bellia

Lino Bellia
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