Lettere in redazione Scicli 21/08/2014 23:36 Notizia letta: 3980 volte

Io difendo la chirurgia del Busacca

Riceviamo e pubblichiamo
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Scicli - E’ da alcuni giorni che sulla stampa locale leggo notizie riguardanti il reparto di Chirurgia dell’Ospedale Busacca. Più che puntuali informazioni di cronaca, le definirei secchiate di fango sugli operatori sanitari di questo reparto.

Ho trent’anni e vivo a Scicli; negli anni 2012/13 sono stato ricoverato per ben tre volte in questo reparto e, francamente, tutto ciò che leggo in questi giorni non rispecchia per nulla quanto da me vissuto in quel periodo, per questo ho sentito forte l’obbligo morale di scrivere.

“nel reparto degli orrori si entrava in sala operatoria attraverso un giardino”, assolutamente falso, perché mi è capitato più volte di entrare nella sala operatoria e ciò è avvenuto esclusivamente attraverso il corridoio del padiglione del reparto, né ho mai visto operatori sanitari entrarvi da accessi diversi;
“carenze assistenziali degli operatori sanitari” anche questa altra falsità, perché, pur considerando lo stato poco piacevole in cui mi trovavo, ho ricevuto l’assistenza necessaria sia dai medici che dal personale sanitario anche oltre il loro orario di lavoro e anche in giorni festivi, quando la loro presenza non era programmata.
Sicuramente anche in questo reparto ci saranno punti di criticità, ma se l’Autorità Giudiziaria o le Direzioni delle Asp facessero indagini ‘obiettive’, cioè libere da interessi politici e giochi di potere, su tutte le strutture sanitarie esistenti, penso che ben poche risulterebbero “in grado di garantire gli standard di sicurezza ed assistenza”, non solo in Sicilia, ma sull’intero territorio nazionale. E poi, mi sembra proprio strano che un reparto che a fine 2013 era considerato, da una commissione di esperti internazionali in materia, tra le eccellenze siciliane nella chirurgia delle vie biliari (da Focus: colecistectomie laparoscopiche) sia diventato, dalle indagini giudiziarie e sanitarie, una struttura che non si trova neanche in un paese del terzo mondo.
Per concludere, se questo reparto deve essere chiuso per motivi politici e/o economici, bene, che lo si faccia, ma non si infanghi, per giustificare o coprire questa scelta, per me sbagliata, il lavoro e la professionalità di tanti operatori, che, giornalmente, combattono dignitosamente con le carenze strutturali della nostra sanità.

Vi ringrazio per l’attenzione e lo spazio che presterete al mio sfogo e dò piena disponibilità agli organi competenti qualora fossero interessati ad avere una mia testimonianza su ciò che ho vissuto, in un periodo triste della mia vita, in quel reparto.

Mauro Guarino