Giudiziaria Vittoria 22/08/2014 14:29 Notizia letta: 3305 volte

Omicidio di Vittoria: volevo solo spaventarlo

Parla il rumeno omicida
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Vittoria - Voleva solo spaventare la vittima. Questo quanto ha confessato al Gip di Ragusa, Elio Manenti, il rumeno Iulian Ciubataru, 25 anni, omicidio reo-confesso di Sultan Tipu, giovane bengalese di 26 anni assassinato domenica pomeriggio nella sua abitazione di Contrada Resiné, a Vittoria.
Dopo averlo ascoltato, il magistrato ha convalidato l’arresto e lo ha mantenuto in carcere. L’uomo ha ammesso il delitto pur facendo alcune precisazioni. Al giudice ha, infatti, detto che era sua intenzione spaventare la vittima mostrandogli il coltello per farsi dire dove si trovava un suo connazionale. L’indagato ha dichiarato di essere andato in Contrada Resinè a per cercare un’altra persona, ma che, avendo trovato Tipu, che negava vi fossero altri in casa, lo ha colpito.

A Ciubatru i Carabinieri della Compagnia di Vittoria sono arrivati dopo 24 ore di indagini. Per lui l'accusa è di omicidio volontario aggravato e porto di oggetti atti ad offendere. Secondo quanto ricostruito, la vittima è stata aggredita sull’uscio di casa. Pochi istanti dopo ha tentato di allontanarsi per cercare soccorsi e poi si è accasciata al suolo. A chiamare il 112 il proprietario dell'abitazione il quale, però, ha riferito di non sapere il nome della vittima dato che in quella cascina, spesso, si alternano diversi immigrati. I militari hanno quindi atteso il ritorno degli altri tre affittuari, coinquilini del bengalese. Secondo quanto riferito dal medico legale, Maria Iannì, il decesso è stato causato da una sola ferita inferta al petto. Unico elemento per gli investigatori, a quel punto, le dichiarazioni fatte da Sultan, agonizzante, al proprietario dell’abitazione: “il rumeno mi ha accoltellato”. Inoltre, il proprietario della casa ha riferito che allo stesso orario, erano circa le 16, aveva notato un gregge di pecore guidato da due pastori. I militari si sono messi quindi alla ricerca dei due. Rintracciati, entrambi hanno dichiarato di essersi imbattuti in uno sconosciuto, dell’età apparente di 25 anni, che, in sella ad una bici, aveva tentato di superare il loro gregge e, non riuscendovi, li aveva minacciati con un coltello insanguinato. Intanto i connazionali della vittima, tornati a casa, hanno riferito ai Carabinieri che circa 8 mesi prima nella loro abitazione viveva un cittadino rumeno che aveva avuto una discussione con un altro loro connazionale. Seguendo alcuni indizi, i militari sono andati in un'azienda agricola poco distante ed hanno rintracciato un rumeno di 61 anni. Il nome corrispondeva, ma l'età non coincideva con quella indicata dai due pastori. I militari hanno quindi portato in caserma sia il sessantunenne che il figlio. Durante il racconto è venuto fuori che l'uomo aveva un altro figlio, Iulian. Dopo alcune ricerche questi è stato rintracciato e successivamente identificato dai due testimoni. Alla fine lo stesso omicida ha ammesso le proprie responsabilità ed ha indicato il luogo dove si era disfatto dell’arma e degli abiti indossati, macchiati di sangue. Alla base dell'omicidio l'accaparramento del lavoro nei campi.

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