Sport Firenze 27/08/2014 14:56 Notizia letta: 2481 volte

Alfredo Martini e la liturgia del ciclismo

Ciclismo in lutto
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Firenze - Quella domenica di settembre tra gli edifici senz’anima del polo scientifico di Sesto, variopinti ciclisti universitari si sfidavano a cronometro. Era 15 settembre 2001.
Quelle figurine basse e rannicchiate sulle biciclette, si inseguivano con la speranza di raggiungersi. La nebbia mattutina era fumo liquido che si posava tra le architetture pretenziose delle facoltà. Quella mattina umida tutto era fermo in una soggettiva di desolazione minacciosa: né studenti, né docenti, solo il bar era aperto.
D’un tratto, come uscito da una cronaca televisiva, apparve Alfredo Martini in bicicletta. Bici da corsa, con manubrio sportivo. I ciclisti per professione e per passione, sentono un partico- lare magnetismo quando anche in lontananza vedono numeri sulla schiena e fatica pura e vera. Si avvicinò e con quel spiccato accento dei luoghi, ci chiese che manifestazione fosse. Al solito fu signorile nei modi, misurato nelle considerazioni. Poi, con un mezzo sorriso tutto di bocca, ci disse doveva tornare a casa Sua moglie non stava troppo bene.

Per la premiazione del camp. Italiano Univ. dello scorso anno, l’ho rivisto. Sempre uguale. Un albero rinsecchito per il troppo lottare contro la furia del vento di tutte le stagioni, le piogge di tutte le strade. Parole sagge sempre piene si quei sensi che spesso oggi, nella fretta del quotidiano vivere, sfuggono. Mostrava un amore sacrale e antico per questo sport rude dove nessuna simulazione è possibile.
Ora il suo cuore che ha battuto in mille corse ha fermato il suo affanno. Ora è in fuga da non intravederlo in lontananza. Ha colmato il distacco. Si è unito al gruppo degli amici di prima: ha raggiunto Bartali il brontolone, con Magni il sanguigno, Coppi il sofisticato, e Nencini amico della porta accanto. Ieri ha percorso il suo ultimo chilometro, poi è volato leggero e sereno.
Averlo visto da vicino non ha voluto dire conoscerlo, ma per ricordarlo per sempre a me è bastato quell’abbraccio di sguardi che ho avuto in quegli incontri.

Ellj Nolbia
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