Cronaca Pozzallo 28/08/2014 14:46 Notizia letta: 3470 volte

Sbarco col gatto, arrestati 7 scafisti, traditi dal selfie

Vanità
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Pozzallo - Le bugie hanno le gambe corte. La lezione l’hanno imparata i sette scafisti egiziani arrestati ieri dalla mobile di Ragusa. “Siamo palestinesi in fuga dalla guerra – hanno detto agli agenti -”. A tradirli sono stati i selfie che avevano scattato sullo yacht anni ‘90 su tre piani lungo 26 metri e ancora in buone condizioni, con cui hanno trasportato in Italia 442 immigrati, quasi tutti palestinesi e siriani, tra cui almeno un centinaio in fuga da Gaza, e una quarantina di ragazzini egiziani non accompagnati, qualcuno di 10 anni appena.

Si sa, i piaceri si pagano, e i sette li hanno pagati cari, visto che sono al fresco a Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dal fatto di avere messo in pericolo la vita dei passeggeri sottoponendoli a trattamento inumano e degradante. A tradirli, inoltre, è stato il loro accento. Gli interpreti conoscono bene tutti i dialetti arabi, e che fossero palestinesi non se la sono proprio bevuta. Quei soggetti erano egiziani. “Chiamate il mio avvocato” – ha detto uno degli scafisti non appena ha compreso che la parodia messa su per sfuggire alla cattura era andata scoperta. Aveva già vissuto in Italia ed era pure stato espulso.

Il viaggio, partito da una spiaggetta vicino ad Alessandria, è stato sfiancante. Ben 13 giorni in mare, perché il modus operandi degli egiziani è diverso da quello degli altri organizzatori. Per gli egiziani non si parte se non quando si è al completo, per cui si continua a costeggiare le spiagge in attesa che piccole lance trasportino nuovi passeggeri.

Quello su cui i migranti hanno viaggiato era uno yacth sì, ma niente fiumi di champagne e bella vita. Gli immigrati hanno patito fame e sete. "Solo la sera ci davano pane duro e formaggio, che non riuscivano a smorzare il morso della fame – dice un immigrato alla mobile di Ragusa, diretta da Antonino Ciavola -. Avevamo soltanto mezzo bicchiere d’acqua, dal gusto ripugnante”. Non se l’è passata di certo meglio il gatto che ha viaggiato con i passeggeri e che adesso si trova al sicuro. Ma non è stato semplice per il dirigente del servizio di Ordine pubblico della Questura convincere la piccola padroncina palestinese che doveva separarsi dal suo amico a quattrozampe per 10 giorni in quanto dovrà osservare un periodo di quarantena dopo il quale le sarà riconsegnato.

A passarsela bene sono stati, invece, gli scafisti, Abdel Aziz Hani Solah, 26 anni, Said Mohammad Abdallah, 24 anni, Mahmoud Marzok Fattoh, 46 anni, Hussam Bassam, 24enne, i 27enni Gabir Mohammad Hamiss, R. Hassan Rostum Hassan e Hani Monhammed, felici e contenti probabilmente dell’introito, anche se, come a ogni traversata, il vero affare lo fa l’organizzazione criminale che sta dietro al viaggio. Questo ha fruttato un milione e 100mila euro. Ciascun immigrato ha sborsato fino a un massimo di 2.500 dollari. Soldi buttati per una parte di egiziani, che saranno respinti con accompagnamento coatto.

Un palestinese ha raccontato di essere fuggito a causa del conflitto tra Hamas e Israele. La sua casa era distrutta. Si è recato in Egitto per raggiungere la Germania. Dopo due settimane di cammino, passata la frontiera con l'Egitto, si è diretto ad Alessandria, sapendo che lì non sarebbe stato difficile contattare chi organizza viaggi per l'Italia.

Intanto gli sbarchi non accennano a diminuire. Nei centri c’è un tourn over tra gli ospiti, che vengono spostati in giro per lo Stivale, e i nuovi arrivati. Anche poco dopo questo sbarco sono stati trasferiti quasi 200 siriani componenti di famiglie.

Intensa è l’attività degli investigatori. La polizia giudiziaria iblea dall’inizio dell’anno ha arrestato 109 timonieri. Tra questi anche lo scafista del naufragio costato la vita a 18 persone giunte al porto di Pozzallo domenica scorsa insieme con i 73 superstiti e un altro gruppo di immigrati soccorso dal dispostivo Mare Nostrum. Le autopsie da parte dei medici legali e della polizia scientifica sono iniziate ieri. Stando alle ispezioni cadaveriche, i poveretti sono morti per asfissia, annegando in una pozza d’acqua mista a benzina. E qualcuno era stato picchiato violentemente prima di salire.

Valentina Raffa