Lettere in redazione Scicli 28/08/2014 15:45 Notizia letta: 3662 volte

Enzo Giannone, Pd: stagione Susino finita, si vada al voto

Dopo l'approvazione degli ultimi atti finanziari
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Scicli - Con la presente intendo rendere pubbliche alcune mie considerazioni sull’attuale situazione politico-amministrativa di Scicli, così come già riassunte nel mio intervento nei lavori del Consiglio comunale del 25 agosto c.a.
Ritengo che l’assunzione di responsabilità nei confronti dei cittadini imponga al Consiglio, nella sua interezza, di portare a compimento, entro la prossima settimana, il percorso di approvazione degli atti riguardanti la difficile situazione finanziaria del Comune – così come richiesto dalla Corte dei Conti - situazione la cui origine data a scelte fatte nel corso di tanti anni, alcune addirittura negli anni ottanta e le cui conseguenze, come peraltro sta accadendo più in generale in Italia, si stanno drammaticamente riversando oggi sui cittadini.
Concluso questo percorso, ritengo che la stagione politica che ha portato all’elezione del sindaco Susino sia finita e non ritengo politicamente accettabile che essa continui nella maniera in cui sta continuando, sprofondata nella frammentazione del quadro politico-amministrativo in cui è ormai difficile ogni forma di confronto costruttivo e propositivo. Non ci sono più le condizioni per una ricostruzione del tessuto dei rapporti politici in Consiglio comunale tra le opposte parti politiche che consenta la corretta agibilità democratica e la possibilità di arrivare ad assumere, insieme, decisioni fondamentali per il futuro della comunità. Con il risultato di un arretramento complessivo delle strutture della città, nella impotenza peraltro dei livelli politici regionale e nazionale, rappresentati a Scicli da un deputato regionale e da una senatrice: si pensi, per ultimo, alla chiusura di fatto dell’Ospedale “Busacca”!!!
La crisi e l’implosione, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, della coalizione UDC, Territorio, Liberi e Concreti, Patto per Scicli, MPA, che aveva sostenuto il sindaco Susino – crisi tutta interna a quella coalizione - doveva portare – come ebbi a dire più volte in aula - ad una riflessione e ad una soluzione quanto più condivisa possibile, in Consiglio comunale, nei partiti e quindi in città. Questa sarebbe stata una vera soluzione all’emergenza, un’assunzione di atteggiamenti davvero responsabili da parte di tutti, un tentativo di ricostruire un terreno di confronto politico che consentisse il superamento del difficile momento di crisi amministrativa.
Per questo mi sono prodigato nel momento in cui la crisi amministrativa è esplosa in tutta la sua drammaticità, contribuendo a stabilire le priorità su cui agire, a partire dall’emergenza finanziaria, e invitando a fissare tempi rapidi e certi per farlo. In maniera quanto più larga e condivisa possibile. Purtroppo quanto invece è seguito, è andato in tutt’altra direzione. E’ stato del tutto sbagliato e strumentale usare il termine ribaltone da parte della ex maggioranza di centrodestra, perché esso avrebbe comportato una condivisione politica del progetto e del programma del sindaco da parte del centrosinistra che non c’è stata assolutamente, come risulta nettamente dalle posizioni ufficiali, sostanziali e ripetute del Partito Democratico, ma certamente si può affermare che in Consiglio comunale si è determinata, nonostante il grande sforzo dei consiglieri del centrosinistra, una situazione di grande difficoltà attorno alla nuova amministrazione Susino e che tale scarsa agibilità politico-amministrativa non ha fatto e non fa bene alla normale dialettica democratica, che è quella peraltro legittimata dal voto democratico dei cittadini.
A tutto ciò si deve aggiungere la lunga e impressionante valanga di accuse mediatiche, politiche e giudiziarie che si sono riversate negli ultimi mesi sul ceto politico, a partire dal sindaco.
Una campagna pesante e dai tratti affatto chiari, si è abbattuta anche sul Consiglio comunale, organismo democraticamente eletto, con poteri e competenze peraltro del tutto secondari rispetto a quelli della giunta e del sindaco, fino a chiederne, da parte di un senatore della Repubblica, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, con conseguente avvio dell’iter procedurale di accertamento da parte di S. E. il Prefetto di Ragusa. Sono stati scritti articoli su articoli, documenti politici su

Agli organi d’informazione documenti politici, post su post sui social network, usate tante parole, non so se sempre improntate alla verità storica, a volte forse al limite della strumentalizzazione politica e comunque non tendenti a fare chiarezza con nitida e lucida analisi dei fatti e delle presunte responsabilità dei singoli, siano essi rappresentanti della politica a tutti i livelli, siano essi rappresentanti di altri settori della società sciclitana.
Pur tuttavia, anche sotto questo profilo “morale” si impone comunque l’urgenza di mettere al primo posto nel dibattito politico la questione del futuro della consiliatura e della sindacatura, che obbliga questo Consiglio, a mio avviso, proprio per evitare un ulteriore sfilacciamento del tessuto relazionale, umano e morale, della comunità, a trovare la più giusta via d’uscita nell’azzeramento degli organismi eletti e nel ritorno a dare voce, dopo un tempo congruo, ai cittadini elettori.
Ne sono convinto come cittadino prestato all’impegno politico, per la mia storia personale e politica, di uno che per tanti anni, insieme ad altri della sua generazione, ha fatto opposizione seria al sistema, che è sempre stato minoranza, anche quando governava la propria parte politica, che non ha mai accettato compromessi politici al ribasso e che invece con coerenza ha profuso sempre il massimo impegno sociale, bel al di la e fuori dal palazzo del potere, nel mondo dell’associazionismo vero – quello della presenza e del volontariato nei quartieri di periferia e tra i ragazzi disagiati – e nella professione di preside, guida intellettuale e morale di quelle nuove belle generazioni che oggi sono sempre più protagoniste della vita della nostra comunità.
Forse non in tanti in questa città “felice” sanno che la scuola che dirigo, la scuola superiore della loro città, l’Istituto Superiore “Q. Cataudella”, la scuola più complessa della provincia di Ragusa, è, tra le tante altre cose che la fanno una scuola d’eccellenza nel panorama scolastico siciliano, una scuola associata da anni a “Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie”, e che opera con costanza e dedizione, attraverso tante iniziative, per l’educazione alla legalità, in un territorio – quello sciclitano - in cui disagio, dispersione scolastica e disoccupazione giovanile camminano di pari passo, con indici tra i più alti in Sicilia.
Vorrei ricordare ai tanti che hanno parlato in questi mesi, per ultimo l’assessore regionale Calleri – persona seria e che ritengo stia facendo un ottimo lavoro di risanamento nei meandri regionali - che a Scicli si fa anche questo, che non è giusto generalizzare e che è necessario fare sempre i dovuti distinguo e soprattutto individuare i profili individuali, a tutti i livelli, delle responsabilità, anche quando esse siano “solo” di natura politica.
Sono certo che questa città merita - come ripeto “inascoltato” da anni - una vera svolta sul piano politico e amministrativo, oltre gli schemi e gli steccati della politica politicante, che accompagni sul piano civico quella svolta che sul piano del fermento imprenditoriale e culturale ha attraversato e sta attraversando negli ultimi anni la nostra comunità.