Cronaca Donnalucata 01/09/2014 21:07 Notizia letta: 8380 volte

Vermi

Esemplari di “anellidi”, vermi segmentati
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Scicli - “Aiuto, aiuto, sono arrivate le sanguisughe”! O forse no. E’ caccia all’animale, o meglio all’identificazione dell’animale, sulla riviera del lido Micenci.
Da circa una settimana nel pantano, di quella che fu spiaggia, si rilevano degli esemplari di “anellidi”, vermi segmentati, con movimento a fisarmonica. Basta camminare sulla passerella che porta in spiaggia per notarli sparsi qua e là, proprio tra i rigagnoli d’acqua dolce che la sorgente dirama in più direzioni; a primo impatto non si può che associarli alle più note sanguisughe, ma a badare bene, si rilevano alcune importanti differenze.
Una coppia di Modica, Pino e Marcella Militello, medico lui, biologa lei, con la veranda di casa che si affaccia direttamente sul lungomare di Micenci, ha gli occhi inevitabilmente puntati sui risvolti della vicenda. Un po’ incuriositi, un po’ per passione, un po’ per senso del dovere e con non poca preoccupazione, hanno prelevato e portato in laboratorio uno di questi vermicelli.
“Somigliano tanto alle sanguisughe – spiega Marcella - ma si differenziano da esse per alcune peculiarità: la cuticola dura, così dura, al punto che schiacciarle è quasi impossibile, e poi la bocca che è un rostro e non a ventosa. Entrambe sono aderenti nella parte ventrale ma se le scuoti, a differenza della sanguisuga, queste si staccano. Posseggono un pungiglione, sotto il quale custodiscono un’ampolla che, non sappiamo, se possa contenere del veleno. Sono veloci, capaci di percorrere anche un metro in cinque minuti; fuoriescono soprattutto nel pomeriggio, dopo le 17, quando forse si sentono meno infastiditi dal sole. Ho tenuto uno di questi esemplari – aggiunge la biologa – per tre giorni chiuso dentro una bottiglia ed è rimasto inerme, pareva morto; portandolo in laboratorio, a contatto con la formalina, ha ripreso a muoversi, nuotava, come un anfibio quindi, con un apparato che gli consente di vivere sia fuori che dentro l’acqua. Adesso l’ho affidato a una biologa per sottoporlo all’attenzione dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Catania, così da poterlo classificare.
A spaventarci, infatti, è soprattutto la non conoscenza dell’esemplare in questione; non sappiamo se è una forma larvale destinata a evolversi (pur costatando che l’apparato è piuttosto formato), quali conseguenze potrebbe avere un’ipotetica puntura sulla pelle dell’uomo, se si tratta di una specie innocua o pericolosa. Certamente è alta la possibilità di contatto per chi calpesta la parte melmosa; inoltre ieri alcuni esemplari hanno raggiunto persino l’ingresso delle abitazioni. Sarebbe opportuno, dunque, prelevarne un campione per poterlo studiare e stabilire di cosa si tratta”.

L'inizio di una piccola foresta in spiaggia

Da quando la spiaggia di Micenci si è trasformata in un pantano melmoso, sono nate ampie zone di vegetazione spontanea, la cui comparsa è stata ricondotta dai più alla nuova conformazione del sito.
Pino Militello, medico dell’Ospedale Maggiore di Modica, smentisce questa ipotesi, considerando la crescita di queste piante un fatto a sé stante rispetto allo sgorgare incontrastato della sorgente.
“In quel caso – spiega - il concime è dato dall’acqua dolce e dal materiale organico rilasciato dal nostro stesso calpestio. Per quanto riguarda la zona circoscritta all’ingresso, invece, “si tratta di cinque tipi di piante, graminacee, tra cui anche la pianta del pomodoro. La tipologia può essere ricollegata al liquido, di natura ignota (probabilmente fognaria, proveniente dalle campagne) che fuoriesce dai tre tubi presenti ai lati delle scale, che una volta conducevano in spiaggia e che adesso sono inutilizzabili, perché sommerse dalla vegetazione. C’è di buono che con la crescita dell’erba, si è notevolmente attutito il fetore esalato dal pantano che rendeva la zona invivibile”.
“Avevo personalmente proposto all’Ufficio Tecnico del Comune – continua Militello - di creare un solco fino a mare, così da limitare la zona di vegetazione e preservare le zone limitrofe alla sabbia, creando una vera e propria oasi, ma mi è stato risposto che “questa zona è oggetto di studio e non si tocca”. “In realtà è un dramma sia per quanto concerne l’insalubrità dell’aria, sia per l’elevato rischio infettivo. Non conosciamo l’identità dei batteri presenti: pipistrelli, zanzare e altri insetti sono visibili a tutti, ma possono esserci anche parameci e altri protozoi”.
 

Gli anellidi in spiaggia

Gli “anellidi” comprendono i lombrichi, le sanguisughe e altri vermi segmentati, così chiamati per la suddivisione del corpo in una serie di “segmenti” ripetuti, particolarmente evidenti in specie come il lombrico. Gli anellidi vivono nel mare, specialmente sui fondali sabbiosi o, come nel caso delle sanguisughe, in acqua dolce e nel terreno umido.
Queste ultime sono dei parassiti ematofagi, si nutrono cioè di sangue; per farlo utilizzano un apparato boccale a ventosa che aderisce alle cute e la incide mediante dentelli. Con il morso, vengono rilasciati anche degli anestetici, che evitano la percezione del dolore, e un anticoagulante impiegato anche in campo medico.
 

 La Sicilia

Angela Falcone
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