Giudiziaria Ragusa

Randello, villaggio chiede 1 mln di risarcimento, ma pagava 400 euro annui

Il prezzo giusto

Ragusa - Il "Donnafugata Golf Resort & Spa" ha chiesto un risarcimento di un milione di euro al Comune di Ragusa per l’ordinanza con cui è stato imposto di rimuovere passerella e approdo in spiaggia del villaggio.
Intanto, la Procura di Ragusa ha sequestrato il manufatto e dalle carte si scopre che la multinazionale spagnola proprietaria della struttura turistica pagava un canone annuo di 400 euro per piantare lettini, ombrelloni, passerella e furgone bar.

La spiaggia di Randello, a Ragusa, a metà fra Punta Braccetto e Scoglitti, è riserva naturale.

La novità dell'estate 2014 era uno chalet con qualche decina di ombrelloni e lettini a disposizione dei fortunatissimi clienti del "Donnafugata Golf Resort & Spa".

Tre gli indagati: il legale rappresentante della struttura e il dirigente provinciale di un ufficio per abuso d'ufficio in concorso; un imprenditore comisano per violazione di norme edilizie.

400 euro l'anno per piazzare 50 ombrelloni bordeaux e creare la spiaggia dei Vip, quella contro cui ha combattuto il Comitato Randello Libera. 

Una «clamorosa strumentalizzazione dei pubblici poteri ed un loro asservimento alla realizzazione dei privati interessi», allo scopo di realizzare «vistose violazioni di norme e di regolamenti». Così si legge nel decreto di sequestro, firmato il 5 settembre dal procuratore ed effettuato venerdì dai carabinieri di Ragusa.

Dai tecnici comunali «pareri favorevoli» e  il via libera della convenzione n. 326/14 del 1º luglio, che autorizza di mezzi di bus-navetta, auto di clienti e del personale all'interno del demanio di Randello, oltre che l'installazione della passerella in legno e del furgone-bar, oggi scomparso dalla circolazione. 

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La Giunta Municipale ha intanto deliberato di resistere in giudizio nel ricorso presentato avanti al Tar di Catania dalla società Donnafugata Resort che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza di sospensione dei lavori della pedana di legno lunga 70 metri sulla spiaggia di Randello e posta sotto sequestro dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta.

Contestualmente la società, con lo stesso ricorso, ha chiesto al Comune una somma pari ad un milione di euro quale risarcimento danni derivanti dall’attività dell’ente che ha comportato la rimozione della pedana ed il ripristino dei luoghi. Il sequestro operato dai militari sembra dar ragione alla decisione assunta a palazzo dell’Aquila.

Nell’atto presentato ai giudici amministrativi dalla Donnafugata Resort si chiede che venga annullata la determina dirigenziale con la quale il responsabile del quarto settore del Comune disponeva “la sospensione immediata dei lavori ed il ripristino dello stato dei luoghi entro 15 giorni, nelle modalità da concertare con gli uffici competenti”. L’atto del dirigente è dell’11 giugno scorso. Non c’è tuttavia una richiesta di sospensiva da parte della società. La richiesta di una consistente somma sarebbe legata, invece, a un presunto danno d’immagine che il Donnafugata Resort avrebbe subito in seguito alla diffusione della notizia relativa alla sospensione dei lavori, sospensione ordinata dal Comune due giorni dopo il sopralluogo dei vigili urbani.

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