Lettere in redazione Firenze 20/09/2014 19:47 Notizia letta: 2879 volte

Firenze: bomba meteo sulla città

Il racconto di uno che c'era
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Firenze - Ho il privilegio di lavorare a cento passi da casa. Come dicono da queste parti: “uscio e bottega”.
Tornavo a pranzo e delle gocce di pioggia si stampavano a terra, della dimensione di piattini da caffè. Dopo, all’improvviso, un vento dal corpo pieno di ghiaccio ha annebbiato tutto.
Era denso.
Le folate erano strisce furiose e maligne.

Mi sono riparato nell’imbotte di uno di quei portoni antichi.
Però pensando al cane Attila a casa da solo nella sua agitazione perché mal sopporta i temporali, mi sono avventurato a proseguire tra rami, tegole, vetri che volavano.
Passato l’unico angolo, quello di palazzo Pandolfini, arrivare a casa è proprio pochi metri.
Firenze: dieci minuti di cataclisma e di panico.

Non si era ancora acquietato il vento e la grandine, in una città che appariva deserta, le sirene delle forze dell’ordine e gli elicotteri monitoravano i danni e da subito il Centro è stato impacchettato dai nastri rosso-bianco per preservare i cittadini.

Palazzi scoperchiati, vegetazione sradicata. Tegole marsigliesi frantumate sui marciapiedi e sulle automobili in sosta. Gli alberi secolari dell’Orto Botanico dell’università con i maestosi rami troncati come braccia amputate, altri crollati sugli edifici. Per le strade intorno vegetazione dove non s’era mai vista: rami ovunque portati dal vento.

Dopo due ore, la macchina del ripristino era già in azione. Cantieri con ponteggi danneggiati, sono stati smontati di fretta e stamani ricostruiti. Nella notte sono state liberate strade dal personale del Quadrifoglio (raccolta rifiuti); i vigili del fuoco hanno dovuto risolvere casi difficili da subito. Il tecnici dell’università sono già a lavoro e ne avranno anche per domani domenica, perché le sedi universitarie lunedì (inizio semestre delle lezioni) devono essere efficienti e in ordine.

Stamani presto, nei grandi isolati del Centro che custodiscono i giardini storici, era tutto un ronzio di motoseghe per eliminare alberi divelti. Fuori furgoni per il trasporto e lo smaltimento.

Non è stato perso un solo minuto nell’aspettare assistenza. La cooperazione di queste zone è nota a tutti, hanno insegnato al mondo come si agisce in caso di necessità e calamità già quel 4 novembre del 1966, in occasione dell’alluvione. Qui non si piangono addosso e non chiedono che poco.
Lunedì sarà un giorno come un altro, di una nuova settimana di lavoro.

Palazzo Pandolfini, disegnato nel 1500 da Raffaello Sanzio, con un giardino ammirato dall’umanità intera, ha subito l’ingiuria dell’uragano. I suoi alberi secolari hanno ceduto alla furia del vento. Si sono adagiati sulla facciata dell’edificio prospiciente.
Passavo si corsa sul marciapiedi testa dallo sguardo basso per ripararmi e non mi sono accorto di un pezzo di storia nella vita di quegli alberi spiccava il volo sulla strada, morendo per sempre.

Pasquale Bellia