Attualità Scicli 02/10/2014 09:23 Notizia letta: 2612 volte

Mafia e letteratura

Dissento da Bolzoni
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Madrid - La mafia, qui in Sicilia, è stata sempre un concetto astratto.
Se a qualcuno venisse in mente di chiedere in giro che cos’è davvero la mafia, non penso che ce ne sarebbero molti in grado di rispondere.
Spesso la mafia evoca immagini ovattate, musiche indimenticabili come quelle del fim “Il Padrino”.
Altre volte, invece, indagini complicate nelle quali il morto è semplicemente “un morto ammazzato”; articoli di legge dalla natura giuridica controversa e inspiegabile; loschi traffici dominati da onnipotenze grigie che si trastullano a distanza con baci della mano o della pianella.
Poi, in un giorno di fine estate, qualcuno s’improvvisa Montalbano scippando sentimenti, pensieri e storie all’altro, all’invincibile divo del piccolo schermo, o all’altro ancora, all’eroe dei gradevoli racconti di Camilleri.
Sciascia sorriderebbe nel leggere l’articolo di Bolzoni su “La Repubblica” di martedì 30 settembre 2014.
E più ancora sorriderebbe ascoltando la sua intervista.
No. Per capire la mafia e scriverne si deve essere “siculi” a prova di DNA.
Io avrei accettato un duro commento di Camilleri, ma da un giornalista di “La Repubblica” sinceramente qualche difficoltà la incontro.
Quest’articolo di Bolzoni su “La Repubblica” mi ricordò un altro de “Il Corriere” di alcuni anni fa a proposito degli Indignados di piazza Puerta del Sol di Madrid.
In quel pezzo l’autore dava una versione dei fatti che aveva il sapore delle cose riferite per telefono ma contrabbandate per oro colato. Infatti, faceva riferimento alla celeberrima scultura del “Tìo Pepe” che invece era stata rimossa già da diverse settimane.
Anche nel pezzo contestato del Bolzoni qualcosa non mi convince, non mi quadra...
“Il dipinto ottocentesco alle spalle della scrivania rococò, un piccolo crocifisso, i calendari della Polizia di Stato...” cito testualmente.
Ma egregio Sig. Bolzoni lei, Scicli, la conosce perchè l’ha visitata o si è documentato sulla città solo attraverso le immagini della Fiction del Montalbano televisivo?
Chi non sa distinguere una pittura da una tela stampata, chi non sa riconoscere il “Mosè salvato dalle acque” del Veronese, riprodotto in vasta scala per il gabinetto del Sindaco di Scicli, come può capire la mafia prima e la nostra città poi, che è solo momentaneamente mal governata (come, in effetti, tutta l’Italia lo è oggi)?
E mi chiedo ancora come un bravo giornalista possa sparare impunemente a zero su una realtà che fa fatica fra tutte le realtà siciliane a ritagliarsi uno spazio di visibilità sua, pur tessendone gli elogi e piangendone la desolata bellezza barocca.
Sciascia, ripeto, sorriderebbe sornione, prigioniero della sua nuvola di fumo.
Don Fabrizio Salina, invece, quest’articolo lo avrebbe rimandato subito severamente al mittente.

Un Uomo Libero.