Appuntamenti Ragusa 10/10/2014 13:49 Notizia letta: 4070 volte

Giovanni Caccamo: Live at my home

Un'intervista di Antonio La Monica
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Ragusa - Giovanni Caccamo, classe 1990. Artista nel senso pieno della parola. La sua è una carriera che sta muovendo i primi passi, ma sono passi che lo hanno già condotto lungo sentieri significativi e ricchi di soddisfazioni. Domenica torna a casa per una data del suo “Live at Home 2.0”. Appuntamento alle 20,30 presso l’Auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla, con ingresso libero.
Puoi raccontarci come è nato e come si sta sviluppando il tuo progetto Live at home 2.0?
"Quando si scrive musica, quando nasce una nuova creatura che parla di te, che parla di noi, si sente sempre il bisogno di far volare in aria queste parole, di liberarle da una soggettiva interpretazione e renderle di tutti. Il mio piccolo universo avrei voglia di condividerlo con il pubblico così come è nato: un pianoforte, una voce, una stanza".
Un concerto che cerca un rapporto nuovo con il pubblico?
“Nel corso della tournee in cui ho aperto i concerti di Franco Battiato e di Antonhy ho notato che la gente si stupiva quando, al termine della mia esibizione, giravo in platea e mi avvicinavo a chiacchierare con le persone. C’è una percezione distorta che prevede l’artista umanamente distante dal pubblico. Io, tra l’altro, un pubblico non lo ho ancora e avevo voglia di fare un tour per condividere le mie canzoni. La formula piano e voce di “Live at home” è un modo per creare questo pubblico. Dopo 50 date in Europa siamo arrivati anche a concerti con 300 spettatori, soprattutto in posti che non conoscevo. L’altro motivo che mi ha spinto in questa direzione è che oggi mancano i locali in cui testare i progetti musicali. Non c’è più il Folk Studio, il Piper, per vedere cosa suscita l’interesse del pubblico. Oggi si pensa piuttosto alle radio edit e a soverchiare le tracce acustiche dei brani con suoni e basi che fanno perdere l’essenza del pezzo. Nelle canzoni ci sono significati che cogli solo quando puoi ascoltarle piano e voce. Questo vale sia per le mie canzoni che per le cover che propongo dal vivo”.
Live at home ha raggiunto case in tutto il mondo e si appresta ad uscire dall’Europa Chi vuole ascoltare la tua musica? Cosa ti rimandano coloro i quali condividono con te questa parte del viaggio?
“Il pubblico è sempre vario. Mi segue chi ha la capacità di staccare e connettersi con se stesso, chi è disposto ad ascoltare. Non è una cosa facile nemmeno per me, ma è un esercizio che dovremmo fare tutti: coltivare il silenzio per ascoltare se stessi. Io nel corso del concerto racconto cosa c’è dietro ogni canzone, mi metto a nudo. Il dono più grande che traggo da questa esperienza, oltre al fatto di vedere posti belli, è l’entrare in contatto con ogni individuo. Ricevo lettere e mail dove le persone mi raccontano la propria vita come forma di ringraziamento per il fatto che io abbia fatto lo stesso con loro. Era quello che speravo quando ho progettato l’idea di concerti da tenere nelle case della gente comune. Ho instaurato scambi epistolari con artisti del calibro di Arnold Devois, poeta ottuagenario che ha assistito ad una data di questo tour e con importanti studiosi che si sono detti entusiasti delle mie canzoni”.
Che cosa significa, oggi, per te suonare nella tua terra? Se e quanto può essere importante che anche il luogo che ti ha generato possa dimostrarti fiducia?
“Il concerto di domenica a Ragusa è organizzato dalla Fondazione San Giovanni Battista. Una realtà che si occupa soprattutto di accoglienza degli stranieri. Mi pare che, in piccolo, questa grande missione risponda all’essenza del mio progetto. Per accogliere qualcuno devi aprire le porta della tua casa, dare fiducia a uno straniero e ascoltarlo. Per me è molto importante che qualcuno, anche a Ragusa, creda in quello che faccio. Posso dire che, in questo caso, il concerto si potrebbe chiamare “Live at my home”.
Quando componi i tuoi brani, quali sono le tue fonti di ispirazione?
“Vorrei sfatare il mito che esista solo una ispirazione sovra umana. È una parte della creazione, senza dubbio, ma per comporre musica, come per svolgere bene ogni lavoro, ci vuole disciplina. Ogni giorno mi do un appuntamento col pianoforte per dedicarmi alla creazione. Da questi momenti possono venir fuori cose inutili, ma è questa frequentazione assidua con la scrittura che ti permette di cogliere l’illuminazione e darle forma. Mi può ispirare tutto. La cosa fondamentale è mantenere una indole curiosa; avere voglia di scoprire cose nuove, leggere tanto, andare al cinema, incontrare e dialogare con le persone. Mantenere un contatto continuo con me stesso. La mia priorità è essere autentico nell’arte che propongo. Emozionarmi per emozionare”.
La vita è l'arte degli incontri. Quali quelli che hanno avuto maggiore importanza per la tua carriera?
“I primi incontri preziosi sono stati quelli negativi. Quelle esperienze che mi hanno messo alla prova nella mia reale voglia di fare questo lavoro. Incontri che, con difficoltà, ti fanno mettere in discussione. Momenti in cui ricevi i “no” che ti fanno soffrire, ma crescere. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Franco Battiato che ha creduto in me offrendomi una enorme opportunità. Oggi corono il sogno di avere la stima di Caterina Caselli che, come discografica, ha deciso di puntare su di me. Non saprei cosa altro aggiungere se non che sono lusingato da queste due presenze”.
La casa discografica “Sugar” ha deciso di puntare sul tuo modo di creare canzoni. Cosa ti aspetti da questa avventura?
“In questo momento sono davvero a servizio della musica. La cosa che mi onora è di avere accanto uno staff di persone che ha contribuito a creare la storia della musica leggera italiana degli ultimi dieci anni. Verifico ogni momento che artisti come Andrea Bocelli e Raphael Gualazzi credono e sostengono il mio talento. C’è in questo gruppo di lavoro una forza e una cooperazione singolare e stimolante. Scrivo per molti artisti e continuo a comporre per il mio primo album che uscirà prossimamente. Nel frattempo, lavoro anche come grafico: la copertina del prossimo singolo di Elisa sarà realizzata da me; il sito internet di Gualazzi è un mio lavoro. Continuo a curare l’aspetto visivo che per me è un elemento importante a livello professionale. La diversità e la poliedricità, in questo gruppo di lavoro, è vissuta come una risorsa e non come una distrazione”.

Antonio La Monica
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