Cultura Modica 13/10/2014 14:04 Notizia letta: 3135 volte

Corrado Rubino di Noto e la facciata di Santa Maria di Betlem

Un capomastro sconosciuto finora
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Modica -  La chiesa di Santa Maria di Betlem è l’opera architettonica più stratificata che abbiamo a Modica, risultato di continue trasformazioni ed integrazioni dal tardo Medioevo al primo Novecento L’attuale fisionomia prende forma nel Cinquecento. Il Carrafa, che scrive intorno alla metà del Seicento annota: “Contasi come terza l’abbaziale chiesa sotto lo speciale titolo di Santa Maria di Betlem, formata dalla chiesetta di Santa Maria di Berlon, San Bartolomeo Apostolo, Sant’Antonio di Padova, San Mauro, oggi aggregate insieme…si manifesta come terza sorella per la sua bellezza” . Possiamo oggi dire quando questo ampliamento è avvenuto a partire dal Cinquecento. E proprio a quell’anno, molto probabilmente va riferita la lunetta cuspidata, col tema della Natività, che doveva trovarsi sopra la porta d’ ingresso della chiesa di Santa Maria di Betlem, sistemata oggi, sul muro esterno del lato sinistro della chiesa. L’opera, alquanto artigianale, vede Maria e Giuseppe inginocchiati davanti al Bambino, con alle spalle l’asino e il bue tra angeli e un pastore che guarda la stella cometa.
La decisione di ampliare la chiesa medievale di Santa Maria di Betlem, che vede la costruzione tra gli anni venti e gli anni quaranta del Cinquecento della cappella dei confrati (cappella palatina), molto probabilmente sarà presa durante la prima metà del Cinquecento e qualche lascito in quegli anni da parte dei fedeli è destinato alla “maramma” (fabbrica). I lasciti si infittiscono a partire dal 1560 “pro augmentandam et crescendam dictae Ecclesiam”. L’acquisto della chiesetta di San Bartolomeo per accrescere la dimensione della chiesa “iuxta designum anitquum” è del 1571. Sarà stata complessa la realizzazione dell’ampliamento, con la demolizione delle chiese di Sant’Antonio e di San Mauro per portare avanti i lavori che continueranno per tutto il Cinquecento. Ancora nel 1590 la chiesa di San Mauro è citata, per quanto oramai inglobata dentro la chiesa di Santa Maria di Betlem e solo intorno al 1590 si cita l’altare di Sant’Antonio dentro la chiesa di Santa Maria di Betlem. In altri termini durante tutto il Cinquecento la chiesa è un cantiere aperto. Nel 1570 si lavorano conci “menzi tundi” per alcuni pilastri. Nel 1572 si continua a lavorare ai muri esterni ai pilastri e agli archi del perimetro interno e i maestri Bernardo de Alesa, Giovanni Gilestro di Modica e Corrado Rubino di Noto lavorano al primo ordine della facciata “cum tribus ianuis designatis et iuxta formam cuisdam designi facti per dictum Conradum in carta sub colore azolo exsistentes penes dictos procuratores cum aliis necessariis adornamentis et voluntatem dictos procuratores” . Lavorano nella fabbrica, oltre ai maestri sopraccitati anche i maestri Simone e Michele Pullara, padre e figlio, appartenenti ad una buona famiglia di capimastri attivi durante tutto il Cinquecento. I lavori continuano negli anni ottanta e tra il 1590 e il 1591 c’è una fornitura di conci per pilastri, basi e capitelli . E parecchi sono i lasciti dei fedeli per contribuire per diversi anni per la fabbrica. La pietra si estrae dalle cave di Modica Alta, vicino alla chiesa di San Giovanni Evangelista. La fisionomia a tre navate, con la sequenza delle doppie semicolonne su alti plinti e le colonne che dividono la navata maggiore dalle navate minori, resterà sia durante tutto il Seicento e resisterà anche al terremoto del 1693, con qualche intervento di restauro.
La facciata è a due ordini, con il primo ordine che presenta caratteri rinascimentali pre-manieristici, rari nella Sicilia sud-orientale. Dei tre portali quello principale è definito da due paraste, con una cornice nella trabeazione leggermente convessa decorata da scanalature a pettine e bastoncini. L’arco d’ingresso è ornato da ventitre stelle, di cui quella centrale, a sette punte, più grande, con un sovrastante medaglione in cui è raffigurato l’Agnus Dei. Il portale laterale destro (per chi guarda) è concluso da una trabeazione monolitica decorata da una testina alata al centro e da due tondi ai lati di cui uno con un monogramma mariano e l’altro non identificato; il portale laterale sinistro è definito da una trabeazione, sempre monolitica, con al centro una stella a sette punte e ai lati due monogrammi cristologici, oltre a due fascette esterne, come se si trattasse di nastri tirati. Sopra l’architrave dei portali laterali una decorazione a bastoncini è sovrastata da due nicchie incorniciate da fasce semicircolari. Concludono lateralmente il primo ordine due finestre in corrispondenza dei portali laterali. Una cornice marcapiano, decorata da medaglioni circolari, fa da cerniera col secondo ordine che comprende una finestra centrale chiusa da piatte lesene; elemento di raccordo sono due volute concave con decorazioni a ghirlanda. Sul lato destro si situa un alto campanile. L’Agnus Dei all’interno di una conchiglia, la testina alata e la stelle a sette punte li troviamo in successione, dall’alto verso il basso, nella cuspide del portale, tardogotico e rinascimentale insieme, della cappella dei confrati (cosiddetta cappella palatina), dove, inoltre, in basso, segue un cartiglio allusivo probabilmente alla tabella posta nella croce di Cristo. Una testina alata, ancora è raffigurata, in uno scudo in stucco, sopra un cartigli sorretto da due angeli nell’arcone trionfale che immette nell’abside Tutti motivi allusivi alla nascita di Gesù, alla stella cometa che indirizzerà i Magi e i pastori verso la grotta di Betlem, alla presenza degli angeli, all’Agnus Dei allusivo al Cristo, vittima sacrificale per la redenzione dei peccati. Come si può notare un programma simbolico narrato sia nella facciata che all’interno della chiesa. Di particolare importanza è il maestro netino, Corrado Rubino, che nel 1571 disegna il primo ordine, un protagonista ancora sconosciuto e di cui ancora oggi ci rimane il primo ordine della facciata. Un progetto di cui il Rubino fornisce il disegno che purtroppo non ci resta, come d’altra parte non ci restano tanti disegni di architettura che gli architetti e i capimastri elaboravano.

P.Carrafa, Prospetto corografico-istorico di Modica, volgarizzato da Filippo Renda, vol. I°, p.69.
Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 21, cc.495v-496v, 9 maggio 1572.
 

Modica, Archivio di Stato, notaio Trindullo Pietro, n. 175, vol. n. 40, c. 143rv, 10gennaio 1590; n. 41, c. 148rv, 10 gennaio 1591.

Paolo Nifosì
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