Cultura Ragusa 15/10/2014 14:05 Notizia letta: 3579 volte

Moriva a Malta 400 anni fa Fra Clemente da Ragusa. Santo francescano

Cappuccino
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Ragusa - Moriva esattamente trecento anni fa – a Malta – Fra Clemente da Ragusa. Un cappuccino che ha lascito una profonda traccia nella storia plurisecolare dell’Ordine fondato da San Francesco da Assisi. Di quel santo che Clemente il ragusano volle seguire nell’esempio e nell’Ordine. Quando nasce nella città iblea, infatti, Clemente è il rampollo di una ricca famiglia, i Criscione, che possono assicurargli una vita agiata e comoda che proviene dalle rendite di una serie di aziende agricole dell’altopiano, insomma frumento latte carne e caciocavalli. Ma proprio come il Patrono d’Italia anche Clemente, ancora giovanissimo, decise di abbandonare “il secolo” per entrare nell’Ordine dei Cappuccini. Avrebbe forse dovuto aspettare ancora qualche tempo il francescano, perché la giovanissima età lo portò a un passo dall’espulsione. Insieme alla morte particolare, della quale scriviamo più avanti, è questo l’episodio chiave della vita di Clemente.
Durante l’anno del noviziato, che svolgeva al Convento de La Valletta a Malta (città che allora era stata fondata da circa cinquanta anni), il ragusano non si comportò secondo le regole, anzi. Non erano trascorsi sei mesi dall’inizio del noviziato che la “Religiosa Comunità” dei francescani maltesi deliberò l’espulsione, perché il giovane ragusano “spinto dal suo naturale troppo vivace e irrequieto – si legge negli annali dell’Ordine – traeva vita trascurata e tiepida nell’esercizio della virtù”. Si era quindi deciso di espellerlo, soprattutto “pel timore anche che col suo cattivo esempio fosse di pregiudizio e di scandalo ai buoni e fervidi alunni suoi compagni di Noviziato”.
Ma Clemente era sveglio. Anzi, come abbiamo visto, anche troppo. Saputo della intenzione dei superiori del convento melitense e immaginando già il suo mesto ritorno in patria e la reazione della famiglia e della comunità ragusana tutta, “si ricordò della sua vocazione allo stato religioso – è scritto nelle pagine che raccontano le vite dei cappuccini morti in santità – riconobbe la sua ingratitudine ai divini benefici onde arrossito dalla sua tiepidezza e dolente della trascurataggine cominciò umiliato e contrito a piangere lacrime di pentimento” finquando convinse i superiori a fargli concludere il noviziato. E come spesso accade in casi come questi, il ragazzaccio che per sei mesi fece tribolare i superiori, divenne un modello di frate francescano, e condusse quindi una intera vita “virtuosa ed esemplare, austera, amante del silenzio e dell’orazione, pronto alla vita dell’obbedienza e all’esercizio dell’umiltà”. Venne quindi destinato allo studio, ambito nel quale raggiunse grandi vette di conoscenza ma, sottolineano i suoi agiografi, mantenendo sempre la umiltà quale sua principale maestra. Non mancarono le provocazioni – che per i religiosi erano ovviamente opera del demonio – alle quali però il buon Clemente resistette grazie alla penitenza, alla preghiera e alla devozione alla Vergine. La tubercolosi lo consumò in meno di sei mesi. Quando, era appunto il 1614, venne la sua ora, Clemente da Ragusa non rallentò il regime di penitenza e umiltà, tanto da morire in silenzio e solitudine. Nessun confratello riuscì quindi a somministrare la estrema unzione. Non passarono che pochi giorni e Clemente apparve in sogno ad un confratello, pregandolo di suffragi per uscire dal Purgatorio. Tutte le comunità cappuccine della provincia di Sicilia e Malta organizzarono messe in suo sollievo, fin quando Clemente apparve nuovamente in sogno al confratello ringraziandolo per le preghiere e confermando la sua “partenza in Paradiso”.

Saro Distefano