Cultura Scicli 16/10/2014 18:22 Notizia letta: 3020 volte

La Fornace di pietra: un monomateriale

Un reperto illogico
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Scicli - La Fornace, dall’evento traumatico dell’incendio (1924), si è trasformata in un reperto illogico. Reperto illogico o paradossale, perché persa la funzione di fornace è diventata via via un “oggetto” estetico. Il segnale si è rafforzato, ma solo per gli aspetti simboli che la connotazione da sempre trattiene e tramanda. In tanti anni (siamo a 90 anni dall’incendio) il trauma è stato metabolizzato e il reperto è diventato monumento di se stesso. Oggi la Fornace è un resto, un residuo, stato e dimensione che obbligano a riferimenti territoriali e paesaggistici. Il confronto oggi è tra la materia di cava, fatta materiale murario, e la memoria degli uomini che hanno vissuto e amato quest’opera dell’ingegno.

La Fornace oggi appare di un monomateriale. Perse le parti lignee e metalliche dopo l’incendio, principalmente la pietra ha opposto resistenza alla sparizione totale del fabbricato. Anche i mattoni delle Ciminiera e altre parti architettoniche significative ma di ridotto impiego, permangono anche se intaccati dal tempo.

In architettura esistono edifici di un solo materiale. Gli esempi della storia sono a tutti noti.
Nella costruzione della Fornace, si rileva oggi una sorta di sinfonia monometrica, ma anche la combinazione di una serie di profondità ottiche, nonché di sensazioni legate alla consistenza fisica del materiale. Si pensi, ad esempio, all’architettura della Fornace, nell’alternanza della scabrezza della finitura della pietra a faccia vista, alla levigatezza bocciardata in alcune parti, ai ricorsi lisci di certi bordi di mensole d’appoggio delle travi o delle finiture degli archi.

L’ingegnere Emmolo in quest’opera - che non necessitava il decoro dell’ornato come in altre realizzazioni - ha saputo coniugare i vari aspetti decorativi del materiale primario: la pietra. La pietra oggi superstite, di cui si è parlato, è organizzata in composizioni strutturali ed essenziali estremamente sapienti, in cui ciascuna finitura materica riverbera in modo poetico le sue potenzialità. In quelle pietre, che coraggiosamente in alto resistono all’ultimo tuffo, c’è il riflesso di una bianchezza purificatrice.

Ph P. Bellia - 2014

Pasquale Bellia
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