Appuntamenti Ragusa 19/10/2014 19:15 Notizia letta: 3537 volte

Veronica Tomassini a Ragusa

Il 24 ottobre
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Ragusa - Considerato da uno dei maggiori critici italiani, Giovanni Pacchiano, un piccolo capolavoro, un romanzo scoppiato, acido, “come certi romanzi americani, pervasi da un realismo crudele e visionario, drammatico, con pagine toccate dalla grazia e di rara bellezza”, Christiane deve morire (edito da Gaffi) è il secondo attesissimo romanzo della scrittrice, blogger e giornalista, Veronica Tomassini, che ricorderemo per il felice esordio nel 2010 con il romanzo Sangue di cane.

Sarà presentato venerdì 24 ottobre, alle ore 18, nei locali del caffè letterario Le Fate di Alina Catrinoiu, in via Sac. G.Di Giacomo 20, a Ragusa. Sarà presentato da Flora Monello, mentre leggerà alcuni brani l’attore e regista Massimo Leggio. Il romanzo racconta la storia di solitudine e spaesamento della protagonista, giornalista di provincia, abbandonata dal marito e da ogni certezza sul futuro; racconta di anni bui; di periferie, di certi inferni, di eroinomani, di sconfitte. Scrive Andrea Pomella su Il Fatto Quotidiano: “E’ un libro che, non a caso, ha visto la luce dopo un’avventurosa vicenda editoriale. Veronica Tomassini scrive storie forti, di reietti e di provincia, temi che sono cari all’editoria contemporanea solo se declinati in una dimensione consolatoria. Ma gli emarginati di Veronica Tomassini non sono eroi del riscatto, né la provincia in cui si muovono è quella vetrinetta distintiva che ha fatto le fortune di tanti libriccini italiani. La sua provincia è un buco nero, è un urto di vomito, è verità senza orpelli”.

Giovanni Pacchiano in prefazione al romanzo scrive: “Veronica mi sembra diversa dagli altri giovani scrittori di oggi: il suo stile lirico, fatto in prevalenza di periodi brevi, si è raffinato, prosciugato nella verità essenziale delle grandi scritture. Ma, assieme a questo, quello che colpisce è il rafforzamento e il valore simbolico della matrice già apparsa nel precedente romanzo: l’infelicità della seclusione, la disperazione, l’isolamento: piaghe profonde che sarebbero di tutti noi, nella crudeltà del mondo di oggi, se le sapessimo riconoscere, perché spesso, troppo spesso, camminiamo come sonnambuli. E, insieme, un desiderio vano di condivisione e di felicità”.

Redazione
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