Cultura Madrid 01/11/2014 18:05 Notizia letta: 4192 volte

Scicli, la Madonna e i nuovi turchi

A proposito del centro migranti
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Madrid - “Est modus in rebus” Così ci ammonisce Orazio nelle sue satire. E continua: “sunt certi denique fines. Quos ultra citraque nequit consistere rectum”.
C’è una misura nel fare le cose e ci sono dei confini oltre i quali non si può e non si deve andare.
Questa è la sentenza del grande Autore latino.
Leggo, dalle pagine di Ragusanews, che una nuova querelle sta incendiando Scicli.
Centro di accoglienza per i migranti sì, centro di accoglienza no.
Da una parte gruppi d’ispirazione cristiana tolleranti e accoglienti. Dall’altra gruppi più o meno laici contrari a ogni forma di accettazione e d’integrazione.
La città, comunque, ancora una volta oggetto e non soggetto delle scelte che in essa e per essa sono fatte, tace.
Scicli è stata sempre “oggetto” di molto contendere.
Ai tempi della Contea di Modica, Scicli giocò un ruolo fondamentale e importante nella politica del Mediterraneo sudorientale.
A tutti faceva gola la sua posizione, il suo indubitabile prestigio strategico, in molti cercarono di appropriarsene. Dal mediocre governatore spagnolo Amedeo Ansaldo ai vari Capitán de Armas, al Gran Maestro dell’Ordine di Malta.
Come sempre gli sciclitani sono stati gli unici ai quali è importato un tubo della loro città, nel suo complesso e nelle vicende antiche e moderne in particolare.
Anzi! Quando si è verificata l’opportunità, sono stati sempre zelanti nell’arte della delazione e del tradimento della Patria.
Spesso, come in questo caso specifico, ci si accapiglia per cose futili e non si scende, invece, in piazza compatti per cose davvero importanti per le quali Parigi varrebbe non solo una ma tutte le messe del mondo.
L’aumento scriteriato e pesantissimo della pressione fiscale, per esempio, ha ricevuto appena qualche timida critica.
Il problema della chiusura dell’ospedale e del suo pronto soccorso è stato solo degno di qualche nota nella stampa locale.
Le strade rotte e piene di spazzatura hanno prodotto assuefazione e nuovo pessimismo.
La sicurezza in città e le varie inchieste importanti della Magistratura sull’operato del Sindaco e di alcuni cittadini sono state accolte dalla maggior parte della cittadinanza con indifferenza e tiepidezza.
Di che cosa, invece, si sta discutendo in città fino a stracciarsi le vesti?
Dell’iniziativa della Chiesa Evangelica Metodista di aprire un centro migranti in Corso Mazzini, per altro utilizzando fondi in suo possesso devoluti da cittadini italiani attraverso “l’8 per mille”.
Io ritengo che il Pastore protestante di Scicli non debba rendere conto a nessuno (com’è successo per altre iniziative condotte da altri soggetti), se vuole proprio aprire un centro d’accoglienza in città sotto la sua responsabilità.
L’importante che tutto sia conforme alle disposizioni previste dalla legge.
Responsabilità, ho scritto, quindi “oneri” non onori.
Sbaglia, a mio parere, chi sta levando lo scudo per impedire una simile iniziativa, conforme peraltro al credo professato da quella comunità.
Messi in chiaro garanzie e obblighi, da valutare con le autorità locali, non vedo perché la città dovrebbe insorgere.
La città più volte è stata devastata dalla peste e ripopolata con stranieri. Scicli non può, per ciò, considerarsi un territorio xenofobo. E non importa se, a quell’epoca, gli immigranti venivano da Niscemi, da Siracusa o dal centro dell’isola.
È, poi, davvero da insensati (se quello che leggo corrisponde a verità) tirare in ballo la Madonna delle Milizie, Patrona della città di Scicli, per affermare verità che insultano la fede.
La Madonna, infatti, secondo una pia leggenda, mise in fuga i turchi del 1091, o meglio i pirati barbareschi, che approdavano sulle nostre spiagge per fare razzia di persone e vettovaglie per poi rivenderle nei mercati del Mediterraneo. Per questo motivo chi fuggiva dai luoghi santi o chi veniva, col cuore in mano, dalle terre dell’Africa settentrionale o da altri posti perché perseguitato o povero sviluppò nelle terre dello sciclitano una forte devozione mariana, considerandole approdo di pace.
Sbaglia chi, dunque, vorrebbe piegare la leggenda a fini xenofobi e a politiche strumentali.
La Vergine invocata nelle litanie lauretane come ausilio potente nel dolore è madre degli afflitti, dei diseredati, degli ultimi e tale deve essere rispettata e venerata. Non vilipesa e oltraggiata con iniziative scriteriate e sacrileghe.

Un Uomo Libero.
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