Cultura Un Uomo Libero racconta 12/11/2014 20:42 Notizia letta: 3500 volte

Naufragio e morte a largo di Capo Passero

La nave Capitana
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Madrid - Il naufragio della nave Capitana, ammiraglia della flotta dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, occorse il 16 febbraio del 1700 e fu uno dei disastri più terribili della storia di quegli anni, paragonabile all’altro molto più recente e noto del Titanic.
In data 11 marzo 1700 il Viceré di Sicilia, Duca di Veraguas, informava il re di Spagna Carlo II di aver ricevuto, il passato 5 marzo, con posta straordinaria una lettera dei Giurati di Augusta (che allegava) con la quale si portava a sua conoscenza l’immane disgrazia.
Il Viceré, appena appresa la notizia, aveva impartito immediatamente ordini ai Governatori delle piazze d’armi di Messina, di Augusta e Siracusa di esprimere alle navi superstiti coinvolte (la Capitana non era sola, infatti), che eventualmente sarebbero approdate in quei porti, la solidarietà della Corona spagnola e di fornire loro qualsiasi aiuto avrebbero richiesto.
Per tal motivo chiedeva il beneplacito del re.
Il re puntualmente concedeva.
Il 23 aprile seguente il Viceré informava di nuovo il monarca di aver ricevuto dal Governatore di Augusta la notizia dell’arrivo in porto di cinque galere maltesi provenienti dall’isola di Zante e, per assistere convenientemente gli scampati al naufragio, chiedeva di poter esperire le pratiche di rito presso il Real Patrimonio allo scopo di predisporre gli aiuti necessari.
Il re ovviamente autorizzava.
A questa lettera il Viceré allegava una relazione nella quale si fa una descrizione dettagliata dei fatti accaduti, si dà il numero dei morti (ordinati per nazionalità) e dei sopravvissuti; si raccontano le vicissitudini delle altre galere subito dopo il naufragio.
Un racconto con molta probabilità steso nell’isola di Zante dallo stesso Spinola, comandante della nave Capitana che colò a picco e uno dei pochissimi scampati al naufragio. Il drammatico resoconto, infatti, era stato consegnato alle autorità portuali di Augusta non appena quel che restava della flotta maltese aveva attraccato in quel porto.
La “Relazione” non è completamente ignota. Se non sbaglio, una sua copia (o forse l’originale) è custodita presso il fondo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta nella Biblioteca Nazionale Maltese a Valletta.
Ciò che invece è davvero inedito è la corrispondenza tra il Viceré e la Corona, scoperta da me fra i fondi dell’Archivio Storico Nazionale di Madrid, alla quale questo particolare “diario di bordo” fu allegato in copia, tradotto in un perfetto castigliano.
Di questa copia do qui di seguito una traduzione, dunque. Di tutto il materiale, invece, do la trascrizione perché chiunque abbia interesse, chiedendomene il permesso, possa utilizzarlo.
La nave Capitana fu, in effetti, affondata da un vero e proprio ciclone come spesso se ne formano nel Mediterraneo.
Era scortata da diverse galere e veleggiava verso Messina. Trasportava personalità eminenti dell’Ordine e una vera e propria fortuna consistente in oro, argento, materiali preziosi.
Per questo motivo un vascello pirata saraceno la aspettava al largo dell’Isola delle Correnti per arrembarla.
Ma in quell’alba non c’era solo il vascello ad aspettarla. C’era anche la morte ad attenderla nel suo ultimo viaggio.
“Il giorno 16 di febbraio di quest’anno presente (1700, ndt), all’alba, all’Isola delle Correnti poco distante da Capo Passero, sotto vento di scirocco la vedetta di guardia della Capitana scoprì un vascello che stava a due miglia. Raggiungendolo velocemente, sfruttando un vento di libeccio che in quel momento spirava talmente forte da poter navigare a otto miglia l’ora, si scoprì essere un vascello nemico. Inalberava uno stendardo colorato con altra bandiera incrociata e aprì un fuoco impressionante sulla galera. Sebbene un’improvvisa burrasca avesse permesso solo a pochissima gente di armarsi con archibugi e moschetti, il Generale (Spinola, ndt), conscio del coraggio dei cavalieri ansiosi di combattere contro i nemici, spada in mano diede l’ordine di abbordare. Il vascello riuscì a sottrarsi a questa manovra ma la Capitana, per non mollarlo, rimaneva scoperta sotto il tiro dei loro moschetti cercando di mettersi sotto vento. Per questo il Generale ordinò di spiegare le vele nonostante il mare e il vento fossero proibitivi. Quando ritenne di essere sul punto di passare sull’altra imbarcazione, si lanciò su di essa a vele spiegate. Sebbene il nemico si battesse strenuamente, lo abbordò di media poppa con tale impeto e decisione che la lotta non conobbe tregua dalla vittoria fino al naufragio, avendo intanto il vascello perso lo stendardo, ridotto a brandelli. In un istante il mare si coprì di corpi semivivi e di cadaveri, alcuni feriti dal fuoco delle armi, altri sommersi dai flutti. Le altre galere, trovandosi sotto vento non poterono in alcun modo aiutare i naufraghi. Solo la “San Paolo”, comandata dal cavalier Gianon Albinones, che procedeva nella stessa rotta tentando di abbordare anch’essa il nemico, potette raccogliere i resti. Per ciò ammainò intrepidamente sotto la stessa nave rischiando di affondare e di essere arrembata dai pirati se solo questi ultimi non avessero preferito la fuga al bottino. Questo comandante riuscì a salvare il Generale, il suo capitano Commendatore Bruxá, che però morì subito dopo, un altro cavaliere.
Perirono in battaglia e in mare ventiquattro cavalieri della migliore nobiltà europea, tra questi il commendatore Spinola, fratello del Generale che morì valorosamente durante l’ultimo abbordo.
Dopo questo dolorosissimo accaduto che ha privato la cristianità e l’Ordine dei Cavalieri di una delle migliori galere nella quale lavoravano più di ottocento persone oltre a venticinque cavalieri e un perfetto equipaggio agli ordini del generale che pochi giorni prima aveva preso possesso del Governo della Squadra, il vento si fece così forte da obbligare le galere a dirigersi verso levante. Cinque di esse si riunirono sotto la stessa bandiera che inalberò la galera San Paolo a Zante, essendo state molte volte in procinto di naufragare a causa dei forti temporali tanto in mare come dentro del porto di Chiri, dove la squadra gettò l’ancora, nella speranza di ricevere soccorsi e aiuto puntualmente negati, invece, con diversi pretesti dal provveditore di quell’isola.
L’affondamento della Capitana comportò la perdita di quantità considerevoli di oro, d’argento e oggetti di valore di proprietà del generale e del priore di Messina di ritorno in patria, di una gran quantità di denaro di proprietà dei cavalieri sopra citati, dell’Ordine e di diversi privati.
Cavalieri che perirono nei combattimenti e nel naufragio:
Francesi
Cavaliere Vilarbá
Cavaliere Alenzé, nipote del Maresciallo del Luzemburg
Cavaliere Veintemilla
Cavaliere Roxieboun
Cavaliere Bruxevila
Commendatore Navantal
Cavaliere Benoise
Italiani
Gran Priore di Messina Don Giovanni Di Giovanni
Commendatore Spinola
Cavaliere Don Gennaro Ferrao
Cavaliere Botini
Cavaliere Verasi
Cavaliere Aponti
Cavaliere Capitani
Cavaliere Abocrado
Spagnoli
Cavaliere Don Carlo Oroñoz
Cavaliere Canrredon
Cavaliere Zerra
Cavaliere Muñoz
Tedeschi
Barone Helz
Barone de Falquestayn
Maltesi
Priore fr. Giambattista Casá
I superstiti
Generale balio Spinola
Commendatore Bruxá, capitano della Capitana
Cavaliere Sancharmen
Gentiluomo De Sardá
Ufficiali deceduti
I due nocchieri principali
Il comito reale
Il giudice reale
Lo scrivano e i suoi compagni
Il medico e il chirurgo
Il capo maestro degli artiglieri
Il sergente
Il calafato e il responsabile dei remi
L’armiere
Ciurma: trecentottanta
Granatieri, moschettieri, soldati e marinai: centottanta”

Ed ecco la trascrizione dei documenti:

NAUFRAGIO NAVE MALTESE CAPITANA

Sizilia a 23 de Abril de 1700
Aceptada en 21
El Consejo de Italia pone en la Real noticia de V.M. la que da el Duque de Veragua sobre la perdida de la Galera Capitana de la Religion de San Juan en los mares de Sizilia al abordar a un vagel de moros, por vorrasca que sobrevino y division de las demas, sin saverse su paradero excepto la nombrada San Antonio que arrivo à Augusta; siendo de parezer se aprueve al Duque lo que ha exejutado.

(ndr, risposta del Re:) Como parece

Publicose en 26
Fechado
-----------------------------
+
SEÑOR
Marques de Villafranca
Don Pedro Guerrero
Don Antonio Jurado
Don Pedro Rubín
Don Vizente de Araciel
Don Ignacio de Zarate

En carta para V.M. de 11 de Marzo, da quenta el Virrey de Sizilia, acavava de rezivir con extraordinario una de 5 del mismo (de que remite copia) de los Jurados de Augusta con notizia de que haviendo salido de Malta la esquadra de la Religion para encaminarse la buelta de Mezina, al llegar a los mares de Cavo Pasaro (primer terreno de la Sicilia) descubrieron un vagel de guerra de moros, y resolviendose atacarle, al abordar la Capitana de la Relixion improvisamente quedo sumergida de impetuosa borrasca de vientos que sobrevino de forma que las demas galeras se vieron precisadas á separarse unas de otras sin haver podido saver hasta entonzes el paradero, excepto la nombrada San Antonio que haviendo corrido el Golfo y podido coxer un escaro nombrado Casopoli en la isla de Corfu; despues de ocho dias, que sereno el tiempo, llego al Puerto de Augusta, cuyo Capitan refirio este subcesso a los Jurados como se entiende de la referida carta, añadiendo que aunque entre cinco hombres que libraron la vida se persuadia ser uno el General por haver hecho la Galera San Pablo estandarte de Capitana, no hizo fixo concepto, respecto de hir embarcado en ella el baylio Don Juan de Juane que en falta del General deve governar, expresando el Duque que immediatamente que la recivio expidio ordenes a los Governadores de las Plazas de Mezina, Augusta y Zaragoza para que en el casso de llegar à aquellos puertos algunas de las mencionadas galeras manifiesten en su nombre al Cavo de ellas la Real proteccion y amparo de V.M. y se le ofrezcan las provisiones de viveres y socorros de que necesitaren para su recobro y buelta a Malta; cuya disposizion espera ha de merezer la aprovazion de V.M. por el espezial patrocinio que logra aquella isla y cavalleros de la magnificencia de V.M.
El Consejo pone en la Real notizia de V.M. la referida; siendo de parezer se aprueve al Virrey lo que ha executado.
Sobre que V.M. mandara lo que fuere servido.
Madrid à 23 de Abril 1700
Registrada en oficio 28 a folio 5
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+
Sizilia A7 de Mayo de 1700
Aceptada en 5
El Consejo de Italia pone en la Real noticia de V.M. la que da el Duque de Veragua de haver entrado en el puerto de Augusta las cinco galeras de Malta que padezieron borrasca en el naufrajo de su Capitana; con la Relazion de todo lo subcedido. Siendo de parezer se le aprueve lo que ha executado.

(ndr, parere del re:) Esta bien

Publicose en 10
Fechado
----------------------
+
SEÑOR
Marques de Villafranca
Don Pedro Guerrero
Don Antonio Jurado
Don Pedro Rubín
Don Ignacio de Zarate

Continuando el Virrey Duque de Veragua las notizias que dio en carta de 11 de Marzo de la borrasca que padezieron las galeras de la Religion de San Juan y perdida de su Capitana en los mares de Cavo Pasaro (que en Consulta de 23 del passado pusso el Consejo en la Real de V.M.) añade aora en carta de 28 de Marzo acava de recivir otra del Governador de Augusta con avisso de haver entrado en aquel puerto las cinco galeras restantes de buelta del Zante adonde las arrojò la borrasca que tuvieron y que expresando todo el subzesso la Relazion que incluye no le repite remitiendose à ella.
Y que por lo que toca à assistir la esquadra con los viveres y demas cossas que nezesitaren, tiene ya dada providenzia, y los ordenes oportunos por el Patrimonio para que se admita à la platica, con las cautelas y resguardos que se acostumbran.
El Consejo da quenta à V.M. de lo que escrive el Duque poniendo inclussa en sus Reales manos la Relazion que cita, con individualidad del subcesso de las galeras para que se halle V.M. con estas notizias; siendo de parezer se aprueve al Duque lo executado.
V.M. mandara lo que fuere servido.
Madrid à 7 de Mayo de 1700
Registrada en oficio a folio 38
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RELACION DEL NAUFRAGIO DE LA GALERA CAPITANA DE LA ESQUADRA DE MALTA

Relacion del naufragio que padeziò en los mares de Cavopasaro la galera Capitana de la esquadra de la Religion de San Juan à tiempo de abordar un bajel de moros, siendo general de ella el bailio Spinola.

El dia 16 de Febrero d’este presente año àl amanezer sobre la isla de Corrente a distancia de Cavopasaro por viento Jaloque se descubrio por la Guardia de la Capitana un bagel que estava lejos de ella dos millas y alcanzandole muy en breve por el viento de leveche que corria de tal forma que se podia navegar ocho millas por hora, se reconozió ser enemigos asi por el estandarte colorado que enarboló con otra bandera cruzada, como por el fuego que despidio sobre la galera, y aunque lo improviso y borrascoso del mar no dió lugar á armar con arcabuzes y mosquetes, si no es poquisima gente, el general biendo la intrepidez de los cavalleros ansiosos de combatir con el enemigo, espada en mano dió orden para el abordo el qual evitó el bagel quedando la Capitana expuesta al vigor del mosquete no alejandose de el sino para rendirle el bordo y ganarle el biento a cuio fin de orden del general dio â ôrza forrejando las velas con viento y mar que eran sumamente rezios y quando le parezio estar en paraje de hecharse sobre el navio lo executó, pues hallandose en esta sazon hechó todas las velas y aunque pujante el enemigo abordó por media popa con tal impetu y resoluçion que no hubo interbalo desde la vitoria al naufragio haviendo el bagel abatido el estandarte y reducidole a tan ôrrible espectaculo que en un instante cubrio el mar de cuerpos semivivos y de cadaveres quedando los unos consumidos del fuego y los ôtros sumergidos en el agua. La maior parte de las galeras hallandose sotaventadas no pudieron en manera alguna dar aiuda a los naufragos y solo la de San Pablo, governada del cavallero Gianon Albinones que seguia en la misma lignea al enemigo para abordarle, pudo recoger las reliquias para lo qual amainó intrepidamente debajo del mismo navio exponiendose al riesgo de zozobrar y de ser apresada del enemigo si este no se hubiera puesto en fuga temeroso de perder la libertad.
Logro el dicho capitan salvar al general y su capitan el Comendador Bruxá el qual murio poco despues, y a ôtro cavallero, haviendo perezido en el fuego y en el agua veinte y quatro cavalleros de la primera nobleza de la Europa y entre ellos el Comendador Spinola hermano del general que murió en el ultimo abordo proçediendo con gran valor.
Despues de tan funesto subzeso que a privado la christiandad y la Religion de una de las mejores galeras en que havia ôchoçientas y mas personas demas de veinte y cinco cavalleros y un muy luçido equipaje del general que pocos dias antes havia tomado posesion del govierno de la esquadra, arreçió el viento de suerte que obligó a todas las galeras a arrimarse a levante çinco de las quales ân benido a reunirse debajo del estandarte que enarboló la galera San Pablo en el Zante, haviendose visto muchas vezes en peligro de anegarse por los rigurosos temporales que padezieron asi en el discurso de la navegazion, como en puerto Chiri donde dió fondo la esquadra esperanzada en las provisiones que despues se les negaron con diversos e impropios pretextos del Proveedor del Zante.
La perdida de la Capitana importó sumas considerables de oro, plata y joias que havia del General y del Prior de Mezina que se retirava a su patria y mucha cantidad de dinero que havia de los dichos cavalleros de la Religion y de ôtros particulares.
Cavalleros que pereçieron en el combate y en el naufragio:
Franzeses
El cavallero Velarbá
El cavallero Alenzé, sobrino del Mariscal de Luzemburg
El cavallero Veintemilla
El cavallero Roxieboun
El cavallero Bruxevila
El comendador Navantal
El cavallero Benoise
Italianos
El gran Prior de Mezina don Juan de Juan
El comendador Espinola
El cavallero don Genaro Ferrao
El cavallero Botini
El cavallero Verasi
El cavallero Aponti
El cavallero Capitani
El cavallero Abocrado
Españoles
El cavallero don Carlos Oroñoz
El cavallero Canrredon
El cavallero Zerra
El cavallero Muñoz
Tudescos
El baron Helz
El baron de Falquestayn
Maltes
El Prior fr. Juan Baptista Casá
Los que salvaron
El general bailio Espinola
El comendador Bruxá, capitan de la Capitana
El cavallero Sancharmen
El gentilhombre de Sardá
Oficiales muertos
Los dos pilotos maiores
El Comitre Real
El Aguazil Real
El escrivano y compañeros
El medico y zirujano
El cavo maestro de los artilleros
El sargento
El calafate y remolaro
El armerol
Chusma: trecientos y ochenta
Granaderos, mosqueteros, soldados y y marineros: çiento y ochenta

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