Ragusa 17/11/2014 14:16 Notizia letta: 3216 volte

A Roma i Barberini, a Ragusa i Grillini

Due segnalazioni
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Ragusa - “Quello che non hanno fatto i Barbari hanno fatto i Barberini” è la celeberrima frase (ad onor del vero, la frase originale era in latino: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini) che nella Roma di metà Seicento venne formulata per dire che la famiglia patrizia dei Barberini con i soprusi, le violenze, le ingiustizie, aveva fatto alla città più danni di quanti ne avessero fatto i barbari.
Adesso, era facile utilizzare la celebre espressione per poter giustificare il titolo di queste quattro note in forma di articolo, ma bisogna ricondurre alle giuste proporzioni: Ragusa non è Roma e i Grillini non sono i Barberini (e men che mai i barbari).
Ma tanti, troppi segnali dimostrano che l’attuale amministrazione comunale è fortemente deficitaria se non sempre e ovunque, ma sovente e diffusamente in interventi, argomenti, provvedimenti a favore di una buona e corretta conduzione dell’attività amministrativa, anche solo l’ordinaria, chè con la scusa della crisi i grandi progetti a lungo termine sono divenuti pura utopia.
A me personalmente stanno molto a cuore le sorti del settore culturale, artistico, storico della mia città, e su questo punto la mia attenzione, di cittadino prima e di giornalista dopo.
E tra i tantissimi esempi di disamministrazione attuale porto all’attenzione dei lettori di RagusaNews solo due d’essi: Villa Moltisanti e Piazza Fonti (o più correttamente Piazza Tenente Schininà). Del secondo caso si è opportunamente occupato di recente il consigliere comunale del Partito Democratico (ed ex sindaco) Giorgio Massari, che ha chiesto all’amministrazione un celere intervento per ripristinare la storica fontana secondo la versione originale: quattro vasche con altrettante fonti e per ciascuna una testa di leone in bronzo. Intervento, quello di Massari, ultimo in ordine di tempo tra le decine e decine avanzate all’amministrazione da tempo. Piazza Fonti è cara ai ragusani (quelli davvero tali), e infastidisce moltissimo il vederla spoglia, senza i quattro leoni, e per sopramercato, da qualche mese, anche con un tombino proprio alla base della fonte che nel corso di lavori per la posa di cavi è stato spaccato e mai ripristinato. Ne deriva che al posto della grata è stato messo provvisoriamente (ma una provvisorietà che rischia – more solito – di diventare granitica stabilità) un coperchio di tavole inchiodate. Pericoloso oltre che antiestetico.
Ora, se un problema di entità minima come può essere la sistemazione della Fonte di Piazza Schininà non è stato affrontato e quindi risolto, possiamo sperare che l’attuale amministrazione metta mano alla sistemazione di un bene storico e culturale di ben diversa portata qual è la Villa Moltisanti di via Mongibello?
I grillini potrebbero replicare che quella grande casa patrizia un tempo villa di campagna oggi in pieno centro cittadino è così dal 14 luglio 1943, quando la guarnigione nazista dovette abbandonarla (era stata il loro quartier generale durante i tre anni di guerra) sulla pressione dell’avanzata anglo-americana. Ed è vero. Ma è altrettanto vero che le precedenti amministrazioni comunali, pur non in grado di ristrutturare la villa per farne un immobile d’uso pubblico (i costi sarebbero, oggi, non affrontabili per le casse comunali), avevano quantomeno l’accortezza di intervenire una tantum per la derattizzazione e la scerbatura, operazioni fondamentali per garantire alle vicine case un minimo di igiene e protezione nei confronti di serpi e topi (figli di Dio anche loro, per carità, ma a trovarsi un grosso ratto in casa non è piacevole nemmeno per il più incallito degli animalisti).
Siamo però convinti, e ci dispiace, che l’attuale compagine amministrativa del capoluogo provinciale non sia in grado di affrontare i problemi, vasti, seri, difficili anche solo da inquadrare, che si presentano quotidie.
Per quanta buona volontà (e serietà) metta in campo il sindaco Piccitto, appare evidente ai più che la sua giunta è di debolissima consistenza, e per certi assessorati sedici mesi di “rodaggio” dovrebbero essere più che sufficienti per comprendere che si tratta di persone sbagliate nel posto sbagliato.

Saro Distefano
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