Ispica 20/11/2014 09:04 Notizia letta: 3413 volte

Massimo Padova. Se il vino si chiama Spaccaforno

E il moscato di Noto diventa Notissimo...
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/20-11-2014/massimo-padova-se-il-vino-si-chiama-spaccaforno-500.jpg

Ispica - Dall'Australia agli Stati Uniti il successo di una piccola azienda, Riofavara, ad Ispica.

Massimo Padova il vignaiolo e titolare della cantina da circa 80 mila bottiglie ci racconta i suoi nuovi successi in due tra i mercati più ambiti per i produttori di vino. "La conquista dell'Australia - spiega Padova è avvenuta dopo due anni di 'gestazione'. C'era un importatore, Richard Rossi, che mi veniva a trovare al Vinitaly per assaggiare più volte i miei vini. Dallo scorso gennaio i contatti sono stati sempre più frequenti, ha voluto conoscere la mia realtà ed è venuto anche in azienda. I miei prodotti lo hanno convinto definitivamente e così il 'matrimonio' è andato a buon fine - continua Padova sorridendo -. La mia filosofia aziendale, la ricerca costante della qualità e i trattamenti in vigna ridotti al minimo hanno vinto e la grande soddisfazione è stata quella di entrare in un mercato molto difficile come quello australiano". Tra le etichette esportate il San Basilio, Nero d'Avola con piccolissima percentuale di vitigni autoctoni, il Marzaiolo, blend di Inzolia, Grecanico e Chardonnay e lo Spaccaforno, Nero d'Avola con piccola percentuale di vitigni autoctoni affinato in barrique per circa sei mesi. Il vigneron di Ispica aggiunge così un altro tassello importante nel suo mosaico aziendale. "Naturalmente - dice il produttore - siamo in una fase di approccio. Sicuramente la Sicilia ha un bello appeal, c'è una spasmodica ricerca del consumatore della cucina italiana e di riflesso dei vini italiani e su questo bisogna puntare".

Dall'Australia agli States, Padova conclude con il racconto di un episodio importante che riguarda un mercato già consolidato da tempo, gli Stati Uniti, e una sua referenza in particolare, il Metodo Classico Extra Brut, da Moscato di Noto con un piccolo saldo di Grecanico. Una produzione di sole 1.500 bottiglie. L'episodio riguarda una cena con l'importatore Dixon Brooke di Kermit Lynch Wine Merchant: "Avevamo portato il nostro Moscato di Noto, il Notissimo, che è entrato già da tempo nel mercato statunitense. Le bollicine le abbiamo portate per prova, alla fine il test è riuscito e hanno richiesto di comprare tutte le bottiglie prodotte - per noi è stato un bellissimo risultato, se consideriamo che il nostro importatore ha nel suo portfolio anche importanti marchi di champagne. È la dimostrazione che la forza e l'identità di questo prodotto, presentato come un metodo classico Made in Sicily e non come un Franciacorta, Prosecco o Champagne, sono stati la migliore promozione. E chiaramente le sue caratteristiche organolettiche quali aromaticità, facile beva e versatilità nell'abbinamento con piatti strutturati e sapidi".

Cronache di gusto