Scicli 21/11/2014 08:51 Notizia letta: 3330 volte

Poliziotta, pardon, poetessa

Marilina Giaquinta a Scicli il 23
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Scicli - Domenica 23 Novembre alle 18, presso il “Brancati” (via Mormina Penna), Giuseppe Pitrolo dialogherà con Marilina Giaquinta sul più recente libro di poesie di questa: Il passo svelto dell’amore (edizioni Le farfalle di Angelo Scandurra).
Presentiamo qui una scheda sulla Giaquinta

Solo i gatti sono felici:
incedono
a strapiombo
sulla vita
e non percepiscono
la vertigine

Marilina Giaquinta, dirigente della Polizia di Stato, attualmente è direttore della divisione Pasi (la polizia amministrativa sociale dell'immigrazione).
Ed è una poetessa. Una brava poetessa.
In questa nostra società di massa, così tecnologica e utilitaristica, ci poniamo la domanda di Montale: è ancora possibile la poesia?
Nel 1971 nel “Contesto” di Sciascia il Presidente della Corte Suprema dialogando con l’ispettore Rogas si chiedeva: nella società di massa è ancora possibile il diritto, il giudicare, che presuppongono la responsabilità individuale?
E nel 1975 Montale si chiederà, appunto: “è ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?” Ricordiamo che “a quel tempo” c’era un solo canale TV, non c’erano an-cora le radio libere, le TV locali, internet,… Ora viviamo veramente nella società del bombarda-mento mediatico,delle “immondizie musicali” (Battiato), comunicative, da cui siamo sommersi: co-sì come ci sommerge il rumore continuo, non solo delle macchine, ma pure della musica, diventata colonna sonora non voluta nei centri commerciali, nei ristoranti, negli ascensori!.
E quindi: è ancora possibile la poesia? SI! La poesia è ancora possibile! Anzi, è necessaria! Indispensabile! Proprio come reazione, come pulizia interiore; perché ciascuno di noi – che viviamo nel mondo dei fini, degli obblighi, dei doveri… - necessita del proprio spazio libero: il passeggiare, lo stare con gli altri, il leggere, il cucinare, il gustare la poesia…
Ma a condizione che sia Poesia!
Poesia profonda, ricca, originale, UNICA.
La voce di Marilina Giaquinta è unica: Marilina Giaquinta è una poetessa che ha cercato e trovato la propria voce.
Per spiegare l’originalità della sua voce personale partirò, schematicamente, dai riferimenti presenti nei suoi versi, ben assimilati e rielaborati:
1) I versicoli di Ungaretti: cioè la Giaquinta compone poesie verticali, dai versi brevi e franti, spezzati, inarcati.
2) Il TU, e l’IO, di Montale: perché Benveniste ci ricorda che il TU è uno specchio in cui ci riflettiamo.
3) La prima persona plurale (di Prevert?).
4) I bufaliniani ossimori (“intorno alla mia/ imperdonata/ quieta smania”), che rimandano alla contradditorietà.
5) Saffo, per l’amore come passione divorante, per l’io appassionato che si mette a nudo; nella Giaquinta “la parola diviene fervore di un’irrequieta sensibilità che avvolge. E’ l’invocazione di un assoluto, dove primeggia la multiforme passionalità dell’amore” (Angelo Scandurra).
6) Patrizia Valduga, per la passione bruciante per le parole, per la libertà espressiva.
7) Rimbaud, per il fonosimbolismo.
8) D’Annunzio, imprescindibile – Mengaldo docet – per gran parte della lirica del Nove-cento.
Costante è il tema della scienza, che dovrebbe orientare, fornire certezze, e invece ci con-fonde: se con Montale “la bussola va impazzita alla ventura/ E il calcolo dei dadi più non torna” e se Dostoevskij afferma “non ho nulla da raccontare né tanto meno da trascrivere con ordine, giacché nulla ho veduto con ordine”, la Giaquinta sottolinea – con Pascal - che “la fisica dell’amore/ ha le sue ragioni che/ la matematica non comprende”: per orientarci abbiamo solo le parole? Solo i versi?
Ma devono essere versi originali come quelli della Giaquinta, dal lessico scelto, letterario, scientifico, che non disdegna neppure il dialetto.
E dallo stile apparentemente facile, ma in effetti sapientemente elaborato: ecco quindi le a-nafore, le ripetizioni musicali, le allitterazioni, l’accumulazione, gli enjambements, i periodi lunghi, che ci fanno stare sospesi, fino allo scioglimento...
Ecco gli incipit, sorprendenti, fulminanti: “La prossima volta mi scanso”; “Dove sono finite/ le mie ossa?”; “A chi porgere il passo?”
Insomma, una poetessa originale che ci fa esclamare: SI, è ancora possibile la poesia!

Queste parole.
Queste parole
che non dico
sono
la forma
del nostro silenzio.

Redazione