Attualità Noto 28/11/2014 17:37 Notizia letta: 4465 volte

Legambiente: Val di Noto a rischio di espulsione da Unesco

Previsioni tragiche
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Noto - Si salva solo la villa del Casale. Per un soffio. Poi, gli altri cinque siti siciliani "Patrimonio dell'umanità" rischiano di perdere il riconoscimento Unesco. Il monitoraggio annuale di Legambiente è chiaro: i luoghi iscritti nella World heritage list non rispettano dettami e prescrizioni a partire dalla mancata attuazione (e in molti casi redazione) del piano di gestione previsto dall'organismo internazionale all'atto dell'iscrizione Unesco. Da Agrigento a Siracusa, dal Val di Noto alle Eolie, nulla è stato fatto per salvaguardare, promuovere e rispettare l'Unesco. E sebbene sia troppo presto per valutare la new entry: il monte Etna, Legambiente esprime perplessità già adesso in termini di gestione del sito catanese.
«Il quadro è preoccupante - dice il direttore regionale di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna - e i nostri appelli continuano a cadere nel vuoto. Le eccellenze culturali siciliane più conosciute al mondo rischiano di essere cancellate dalla lista Unesco. La ragione è innanzitutto politica: manca la volontà. Manca il coordinamento, condizione necessaria per monitorare, garantire la fruizione e salvaguardare i siti che rappresentano insieme e unitariamente un "paesaggio culturale" di assoluta rilevanza, che racconta una storia antica e unica».

Città del Tardo barocco del Val di Noto
Quel che manca tra le otto città sotto l'egida Unesco (Caltagirone, Militello, Catania, Modica, Palazzolo, Ragusa, Scicli e Noto) è un coordinamento tra i Comuni come denuncia Zanna. Ma nel mirino di Legambiente, in particolare, torna ad essere il cuore dorato di Noto. Il "giardino di pietra" di eco brandiana è stato deturpato da restauri e interventi. «Il riconoscimento - dice Zanna - nasce dalla bellezza legata anche al colore della pietra. Le strutture portanti degli edifici netini vennero realizzati con blocchi lapidei locali del suggestivo color giallo ocra mentre gli intonaci furono creati con maestria da architetti come Gagliardi, Sinatra, Labisi che adattarono il colore a quello della pietra. In questi 300 anni, i lavori di restauro invece di salvaguardare l'intonaco Settecentesco lo hanno buttavo via. Una follia».

Foto di Luigi Nifosì. Tutti i diritti riservati

La Sicilia