Attualità Palermo 29/11/2014 15:24 Notizia letta: 2371 volte

Case confiscate e mai assegnate ai poliziotti

L'inchiesta de Il Giornale
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Palermo - Migliaia di case confiscate alla mafia, ma nessuna assegnata ai poliziotti. Anche se la legge lo prevede. E a Palermo, dinanzi alla sede dell’Agenzia ai Beni confiscati e sequestrati alla mafia, il sindacato di polizia Consap e la cooperativa di poliziotti “Cops” ha inscenato ieri un sit-in di protesta.
Sono almeno 12mila tra appartamenti, case, garage e aziende sparsi per lo Stivale i beni confiscati alla mafia, solo in parte assegnati, secondo una stima del sindacato di polizia Consap. Un patrimonio immobiliare ingente. Case che comportano per lo Stato spese di manutenzione e di gestione (ad esempio le quote condominiali) e che invece, se vendute, potrebbero rappresentare un introito non indifferente. Nella sola Palermo, ad esempio, ci sono – secondo il sindacato di polizia - 3mila appartamenti disponibili non utilizzati. Il loro valore medio va dalle 100-150mila euro al mezzo milione di euro.
Da tempo i poliziotti chiedono l’applicazione della legge n. 159 del 2011, il cosiddetto “Codice antimafia” che all’art. 48 comma 6 prevede che il personale delle forze Armate e delle forze di polizia possa costituire cooperative edilizie alle quali è riconosciuto il diritto di opzione prioritaria sull'acquisto dei beni destinati alla vendita. I poliziotti palermitani si sono, quindi, costituiti in cooperativa, la “Cops Srl”, per acquistare i beni confiscati e potere beneficiare di un diritto previsto dalla legge che attesta il costo dell’immobile al 50% del valore catastale per questo genere di cooperative. Ma non hanno ancora potuto comprare casa.
Col risultato che molti alloggi restano chiusi, e alcuni vengono occupati abusivamente. Tra gli occupanti illegali c’è persino un poliziotto. Doveva sostenere spese ingenti per il figlio malato e fare da spola da Palermo a Milano. Così, per avere un tetto sulla testa, ha deciso di occupare un appartamento.
“Eppure – rileva Igor Gelarda, dirigente nazionale della Consap – il direttore dell’Agenzia nazionale per l'Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, Umberto Postiglione, ha parlato di immobili fermi perché nessuno li vuole, mentre la gente va a occupare le case perché ne ha bisogno”. Affermazioni che hanno innescato la scintilla della protesta.
Ecco come funziona o dovrebbe funzionare: l’Agenzia dà i beni confiscati a enti e istituzioni per finalità pubbliche o sociali. Il bene non utilizzato dovrebbe tornare all’Agenzia e potrebbe essere venduto. Per la Consap è utilizzato solo il 50% di questi immobili. “La Questura di Palermo su 50 alloggi assegnati – denuncia Domenico Milazzo, segretario provinciale Consap Palermo - ne utilizza solo 20”. Ma, a fronte delle abitazioni chiuse, un poliziotto in graduatoria da 14 anni si è visto assegnare l’alloggio solo dopo che il collega che vi viveva è dovuto uscire di casa.
“Migliaia di alloggi che costano tanto allo Stato e non sono assegnati sono una sconfitta nella storia della lotta alla mafia – dice Gelarda -. Chi più dei poliziotti, che hanno pagato con tributi di sangue la lotta alla mafia, avrebbero diritto a questi appartamenti? Molte famiglie di poliziotti, a causa della crisi, sono in difficoltà economiche. Qualcuna è costretta a rivolgersi alla Caritas. Una soluzione al problema degli alloggi darebbe una grossa mano alle famiglie in difficoltà”.
Ieri i poliziotti sono stati ricevuti da un funzionario dell’Agenzia. “Ci ha garantito un incontro con i vertici – dice Milazzo -. Era l’ora”.

Valentina Raffa