Cronaca Santa Croce Camerina 03/12/2014 10:56 Notizia letta: 10783 volte

Fidone e l'amicizia con la famiglia di Andrea Loris

La verità è vicina
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Santa Croce Camerina - Il piccolo Loris Stival conosceva Orazio Fidone.
«Si conoscono tutti in paese», anche perché il dipendente dell’Enel in pensione aveva buoni rapporti con tutta la sua famiglia. Una famiglia di veneti emigrati in Libia -altro che albanesi- e poi arrivati in Sicilia all’avvento di Gheddafi. 

Un punto delle indagini resta fermo, però, quello dei rapporti tra Fidone e la famiglia Stival, come se scoprirne tutti i risvolti possa voler dire aver trovato il chiavistello per la soluzione.

La verità del delitto potrebbe essere attorno alla famiglia o  poco lontano.

Il che metterebbe sotto un’altra luce l’accorato appello del Procuratore Petralia - «Chi sa parli».

Diceva Antonella, la zia di Loris, il giorno del ritrovamento del corpo: «Non crediate di trovarvi davanti alla famiglia del Mulino bianco».

Al Mulino nero hanno trovato il corpo di Loris, perché lì nascondevano auto rubate e pezzi di kalashnikov, sempre li, a un certo punto, il Comune decise di spegnere ogni telecamera.

La famiglia di Loris. Davide, il padre, a guadagnarsi il pane lontano, da camionista, e Antonella, la madre, giovane, giovanissima. E Loris, il piccolo magnifico Loris, che si barcamenava come poteva. Fino a quando un pomeriggio di un paio di mesi fa la domanda gli saltò in gola: «Mamma, cosa vuol dire essere gay?».

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Poca più attenzione e sarebbe scattato un terribile campanello d’allarme.

Invece finì lì e Loris continuò la sua vita, il dieci in Storia, le arti marziali, ma anche il fondato sospetto -lo dicono i primi risultati dell’autopsia- che proprio in questi mesi abbia subito violenze, che l’ultimo disperato gesto della sua vita, sabato mattina, sia stato solo una ribellione. O addirittura che abbia pagato con la vita la minaccia di rivelare al mondo quello che stava patendo.

E Fidone che c’entra? Dell’intera giornata di sabato continua a dare una spiegazione plausibile, anche se poi si scopre che in fondo tutte le pezze d’appoggio gliele fornisce la moglie: la spesa a Vittoria, il pranzo, la decisione di alzarsi dalla poltrona e di andare al Mulino Vecchio, proprio lì, a tre chilometri da casa, dove avrebbe trovato Loris senza vita.

Se c’è un punto incontrovertibile -e pende tutto dalla sua parte- è la telefonata alla stazione dei Carabinieri di Santa Croce sabato pomeriggio, al numero fisso del maresciallo Valente, per avvisare del ritrovamento di quel corpo, giusto qualche minuto primo di incrociare la pattuglia della Polizia. Risulta dai tabulati, almeno su questo non si discute.

I fari accesi, la portiera aperta del suv Suzuki, quell’essere stato di fatto sorpreso dalla pattuglia in un posto in cui nessuno ragionevolmente avrebbe dovuto essere. Eppure fa scudo a questo Fidone l’intera sua esistenza: non presenta ombre. Come l’intero paese non le presenta: negli anni, neanche un episodio sospetto di pedofilia.  

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