Cronaca Santa Croce Camerina 05/12/2014 22:44 Notizia letta: 6373 volte

Loris, la chiave del conscio di Veronica sta nell'inconscio

Ciò che vorremmo ignorare
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Santa Croce Camerina - Un ponte emozionale che poggia sui pilastri dell’inconscio. Così potrebbe essere rappresentato, in letteratura ma anche in psicologia, il momento della consegna delle fascette alle maestre da parte della mamma del povero bambino ucciso sei giorni fa a Santa Croce di Camerina.

Loris, lo dicono i medici che hanno eseguito l’autopsia, muore per asfissia da strangolamento, cagionato da filo elettrico, fascetta.

Una fascetta uccide il bambino, una fascetta “che non serve più” viene affidata dalla giovane mamma alle insegnanti del figlio scomparso.

Non c’è alcuna relazione tra l’arma del delitto e la consegna del materiale “scolastico” alle maestre. E ne siamo pienamente convinti.

La nostra è una semplice nota di analisi, critica letteraria, se volete, alle informazioni che trasudano dai pori comunicazionali delle indagini sulla morte di Loris Andrea Stival.

Un’accusa a quella psicoanalisi della “coscienza arrogante -che tante notti insonni fece passare al dottor Freud- che vorrebbe negare l’esistenza dell’inconscio”, alla lotta mai cessata tra ragione e irrazionalità che ci rende tutti un tantino ipocriti e che non ci permette d’incontrare la parte più nascosta e opaca della nostra vita.

Spie semantiche, parole lasciate andare senza filtro. Una seconda persona parla dietro la lingua dell'ufficialità. E racconta, racconta...

L’inconscio che parla, risponde, interroga, suggerisce soluzioni, provoca, rivela, spalanca le porte al vero e inciampa sul verosimile e su stesso.

L’inconscio oppressivo e che non dimentica nulla.

L’inconscio sbadato, che non ricorda, anzi, non vuole ricordare, perché il ricordo implicherebbe d’avere a che fare con qualcosa che vorremmo ignorare. E tutto ciò che viene rimosso e ignorato per non ricordare, non verrà compiutamente abolito, ma busserà di notte incessantemente alla nostra porta per non essere completamente dimenticato.

L’inconscio che parla di sè in prima persona, l’inconscio che traccia il solco tra identità e alterità.

Redazione
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