Attualità Ragusa 09/12/2014 17:24 Notizia letta: 1471 volte

Un referendum sul Teatro Concordia

Una storia lunga 17 anni
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Ragusa - “Al di là della sterile contrapposizione per il teatro La Concordia sì o per il teatro La Concordia no, noi abbiamo deciso di passare la parola ai cittadini. Se lì ci dovrà essere o meno un teatro è una questione che interessa la cittadinanza e quindi sarà questa a decidere, tramite il referendum di iniziativa popolare, sancito dall'art 10 dello Statuto del Comune”. Questo in sintesi il senso della conferenza stampa organizzata dal Laboratorio politico culturale 2.0.

“Ciò che chiederemo – dichiara Sonia Migliore – ai nostri concittadini è se sono favorevoli o meno al recupero del Concordia, come atto finale di un iter iniziato nel 1997. Fu per merito del sindaco Chessari che Ragusa iniziò a pensare di poter aver un suo teatro comunale. Avere un teatro significa investire in cultura, investire in sviluppo, ecco perché da allora, tutte le amministrazioni accantonarono somme e lavorarono per realizzare quel sogno, raccogliendo 6.219.228,00 di euro. L'intera vicenda riguardante il Concordia la possiamo scindere in due fasi: la battaglia politica, che si è conclusa con le interrogazioni, e la questione giudiziaria, legata alla lettera di diffida inviata al Comune dai progettisti. Naturalmente il mio lavoro non è quello di occuparmi dell'aspetto giudiziario e quindi non ne parlerò. Qui, però, nessuno deve peccare di presunzione e di arroganza, né noi promotori né l'Amministrazione Piccitto, vogliamo perciò superare questa contrapposizione ideologica, che ha caratterizzato il dibattito sul teatro, e rivolgerci direttamente ai cittadini. Siamo favorevoli – precisa la Migliore – alla nascita di una rete di spazi culturali, così come voluto dall'Amministrazione, ma questa non ha nulla a che fare con il teatro comunale, che può nascere solo lì, visto che i fondi della Legge su Ibla, con i quali si può restaurare il Concordia, sono vincolati al centro storico e nel centro storico di Ragusa non esistono spazi che posso esser adibiti a teatro. Indire un referendum popolare raggiunge un altro risultato, per nulla secondario, quello di coinvolgere i ragusani che ci riguardano da vicino. L'appello per sostenere il referendum – continua la Migliore – è rivolto a tutti i cittadini, a tutte le associazioni culturali e a tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, compreso al Movimento Città e a Partecipiamo, che da sempre si sono detti favorevoli al Teatro La Concordia. In questa iniziativa sarà fondamentale il ruolo svolto dalla stampa, che noi informeremo passo, passo”.

“Il Laboratorio 2.0 – interviene Claudio Castilletti, presidente del Laboratorio politico culturale 2.0 – con le sue Commissioni, con i suoi professionisti, è nato per poter esprimere la nostra idea di città, come vorremmo cambiare la nostra Ragusa. In febbraio, l'allora assessore Dimartino, rispondendo all'interrogazione del nostro portavoce Sonia Migliore, disse che bisognava creare una rete di spazi culturali (l'ex cinema Ideal, la sala del vescovado), ma come si può pensare questo, quando sono stati già accantonati più di 6 milioni di euro di cui 1 milione e 427 mila euro stanziati dal Ministero dei Beni Culturali? Stanziamento che perderemmo, qualora dovessimo cambiare destinazione al Concordia”.

“La nostra intenzione è quella di uscire da questo limbo amministrativo – dichiara Livio Tumino, vicepresidente del Laboratorio 2.0 -. Visto che l'Amministrazione non si decide, saranno i cittadini a farlo. Nel 2013 la Rete-civica pro-Concordia, di cui mi onoro di esserne membro, presentò e protocollò 1.300 firme; una chiara volontà popolare che rimase semplicemente inascoltata. Più di una volta – continua Tumino – abbiamo chiesto di essere ricevuti dal sindaco, speravamo in un dibattito aperto e franco con la cittadinanza, ma questo non è mai avvenuto. Ma voglio dire un'altra cosa, reperire quell'ultimo milione di euro per restaurare il Concordia, significherebbe realizzare un'opera da più di 7 milioni di euro e quindi dare una mano concreta al settore dell'edilizia, che oggi versa in serie difficoltà. Non nascondiamo la complessità di questa operazione - conclude Tumino – per questo lavoreremo come se fossimo in campagna elettorale, come se questo fosse un referendum nazionale. Faremo pubblicità, attaccheremo manifesti, ma sopratutto incontreremo i cittadini, le associazioni culturali e di categoria. Martedì costituiremo il Comitato promotore, composto da 150 membri e così se tutto andrà bene, potremo votare l'autunno prossimo”.

Redazione