Cronaca Infanticidio 09/12/2014 12:45 Notizia letta: 4258 volte

Psichiatra Sacchetti: non ci sono segni di follia in Veronica

Troppo facile catalogare tutto come pazzia
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Roma - Nel caso del piccolo Loris, anche nell'ipotesi in cui sia stata la mamma a ucciderlo, non necessariamente si tratterebbe di un caso di 'follia momentanea' o comunque di malattia mentale. Lo afferma Emilio Sacchetti, presidente della Società Italiana di Psichiatria, secondo cui anche le eventuali perizie dovrebbero basarsi su elementi solidi.
Malattia mentale - ''L'equazione 'efferatezza uguale psichiatria' non esiste, se c'è una malattia mentale si devono vedere dei segni importanti, non ci si ammala da un giorno all'altro - spiega Sacchetti - ovviamente bisognerebbe visitare la persona approfonditamente per trarre conclusioni, ma in generale si può dire che prima di tirare in causa la psichiatria bisogna trovare elementi concreti, e da quello che sta emergendo finora non se ne vedono. Potremmo semplicemente essere nel campo delinquenziale, non sarebbe la prima volta''.
Secondo Sacchetti - Secondo Sacchetti gli elementi del passato della mamma del bimbo che sono emersi, come la possibile 'infanzia infelice', non sono sufficienti. ''Per il momento non mi sembra ci siano i segni di una malattia mentale - spiega - se bastassero queste cose vedremmo questi delitti tutti i giorni. Anche l'ipotesi del cosiddetto 'raptus' va esaminata con attenzione, è estremamente raro che si abbia un momento di violenza così grande improvvisamente, e di solito è legato a uno stress molto forte. Qui poi c'è stata una organizzazione del delitto, che esclude il raptus''. Le stesse perizie che si fanno durante i processi, ammette Sacchetti, non sempre seguono criteri scientifici.
Perizie fatte in modo 'furbo' - ''L'equazione 'è un fatto troppo grave, dev'essere matta' non va, mentre invece spesso si vedono perizie fatte in modo 'furbo' - sottolinea -. Per esserci una malattia mentale ci deve essere una storia dietro, con segnali molto forti''.

Redazione