Cultura Modica 11/12/2014 09:54 Notizia letta: 6414 volte

Cioccolato burlesco

Verità storiche
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Modica - Come sempre Modica o, meglio, qualche suo cittadino non finisce di sorprendere e stupire.
Sono di questi giorni le cronache trionfalistiche sulla sagra del cioccolato spagnolo “a la piedra” infelicemente chiamato ancora “di Modica” da qualche buontempone poco avveduto e ignorante della storia.
E ancora più grave è aver preteso che l’UNESCO, un organismo nobile e serio, lo riconosca come patrimonio “immateriale” dell’umanità!
“Se anche lo zibibbo di Pantelleria ha ottenuto il riconoscimento perchè, dunque, non chiederlo per un cioccolato che a Modica ha nelle ultime decadi del Novecento ufficialmente preso casa?” Si domandano in tanti.
Lo stesso, dunque, a Modica potrebbero fare per il caffé, per esempio, visto che in molti manifestano una certa predilezione per questo squisito e antico prodotto coloniale con cui si confeziona la celebre bevanda. “Il caffè di Modica” perché no?
Sì, perché fino agli anni Settanta del secolo scorso a Modica, di questo cioccolato, solo in pochissimi ne conservavano memoria e quelli che lo ricordavano lo ricordavano, infatti, come un prodotto scadente volgarmente chiamato “a pasta ri vitru”(=pasta di vetro) per quella consistenza vitrea dovuta proprio allo zucchero non perfettamente sciolto e amalgamato alla pasta di cacao.
“A pasta ri vitru” così come l’hanno battezzata, con più cervello, i modicani d’antan, in effetti, era nata nel Cinquecento come base per preparare la cioccolata in tazza e tale è rimasta a lungo, anche se, oggi, è spesso consumata allo stato solido.
Non mi dilungherò sull’origine della cioccolata e sulla sua diffusione in Europa per merito degli Spagnoli.
Per chi volesse approfondire l’argomento rimando ai miei saggi precedenti apparsi su questo tema pubblicati dal giornale “on line” Ragusanews.
Voglio solo ricordare a qualche smemorato che il consumo di cioccolata (come tante altre abitudini spagnole) era ordinario in tutta la Contea di Modica e non solo a Modica.
Nel corso di ricerche varie, compiute presso l’Archivio di Stato di Modica, Don Ignazio La China trovò per caso alcuni mesi fa un inventario del Monastero di S. Maria degli Angeli di Scicli, risalente alla prima decade del Settecento, nel quale si faceva espresso riferimento ad una nota di spesa relativa alla preparazione e consumo di tale bevanda.
Sostenere dunque che il cioccolato a Modica e solo a Modica fosse particolarmente diffuso e apprezzato vuol dire scrivere una forzatura storica che non sta né in cielo e né in terra.
In effetti, chiunque volesse verificare le cose che affermo non deve fare altro che recarsi all’Archivio di Stato sopra indicato e/o cercare, aiutandosi con qualsiasi motore di ricerca, “Chocolate a la piedra de Astorga o de Agramunt”. Troverà lo stesso identico prodotto spacciato qui, da noi, come esclusivo, peculiare e unico modicano mentre, invece, è ordinariamente prodotto da tante città spagnole da tempi davvero remoti e forse con risultati e prezzi decisamente migliori.
Mi fa davvero, ancora, sorridere l’accostamento, formulato in un articolo apparso sul giornale “La Sicilia”, del cioccolato “modicano” allo zibibbo di Pantelleria. Lo zibibbo si ottiene, com’è noto, dalle uve autoctone di quell’isola lasciate seccare al sole e spremute, in seguito, secondo una tecnica antica. Tutta un’altra musica.
La cioccolata di Modica, invece, di “modicana” non ha, com’ebbi a scrivere tempo fa, neppure la padella nella quale si amalgama, a meno che a Modica non si sia scoperto nel frattempo un nuovo metodo per ottenere la pasta di cacao dalla torrefazione della fave cottoie: quelle sì, sono veramente autoctone!

Un Uomo Libero.